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L’Accademia Giovanni Paolo II (JAHLF) critica le dichiarazioni di mons. Paglia sulla legge 194.

Riportiamo qui di seguito il testo del comunicato stampa pubblicato dalla John Paul II Academy for Human Life and the Family (JAHLF), presieduta dal medico britannico Thomas Ward, riguardo quanto espresso dal Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, durante un’intervista televisiva sul tema della famigerata legge 194 che nel 1978 aprì le porte all’aborto in Italia. 

Venerdì 26 agosto scorso Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV), è stato ospite della trasmissione di Rai 3, Agorà – Estate. La conduttrice Giorgia Rombolà, ad un certo punto, ha chiesto a Mons. Paglia un giudizio sulla legge 194/1978 che in Italia ha legalizzato l’aborto procurato. Mons. Paglia ha così risposto: «Penso che la legge 194 sia ormai un pilastro della nostra vita sociale». È bene precisare subito che il Presidente della PAV, esprimendosi in tal mondo, non intendeva riportare meramente un giudizio presente nella collettività sulla 194, giudizio che però lui non condivideva – come ha tentato di sostenere il dott. Fabrizio Mastrofini, portavoce di Mons. Paglia, qualche giorno dopo in una sua nota ufficiale – ma non sarà che egli volesse esprimere un giudizio personale, un giudizio di apprezzamento? 

Che egli volesse esprimere un giudizio di apprezzamento è comprovato anche dal fatto che, ad una successiva domanda dell’intervistatrice che chiedeva all’arcivescovo Paglia se intendesse mettere in discussione tale legge, quest’ultimo ha così ribattuto: «No, ma assolutamente, assolutamente!». 

Dunque Mons. Paglia ha difeso esplicitamente una legge che ha provocato in Italia dal 1978 ad oggi più di 6 milioni di aborti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che sin dagli albori della propria storia la Chiesa ha condannato l’aborto e «questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale» (n. 2271).

Sarebbe poi contraddittorio dichiararsi contrari all’aborto, ma favorevoli ad una legge che legittima l’aborto, come è il caso della 194. 

Ricorda infatti l’Istruzione Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede: «In diversi Stati alcune leggi hanno autorizzato la soppressione diretta di innocenti: nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. […] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno assicurati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti» (Parte III). Sulla stessa frequenza d’onda San Giovanni Paolo II, il quale nell’Enciclica Evangelium vitae così si espresse: «Le leggi che, con l’aborto e l’eutanasia, legittimano la soppressione diretta di esseri umani innocenti sono in totale e insanabile contraddizione con il diritto inviolabile alla vita proprio di tutti gli uomini. […] Le leggi che autorizzano e favoriscono l’aborto e l’eutanasia si pongono dunque radicalmente non solo contro il bene del singolo, ma anche contro il bene comune e, pertanto, sono del tutto prive di autentica validità giuridica. […] L’aborto e l’eutanasia sono dunque crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare» (nn. 72-73). 

Quindi le parole di Mons. Paglia sono in netta contraddizione con la dottrina ufficiale della Chiesa.

Crea allora profondo scandalo tra i fedeli e le persone di buona volontà apprendere che colui che presiede l’organismo il quale, nella Chiesa cattolica, è chiamato a difendere a livello internazionale la vita umana in tutte le sue fasi, consideri un pilastro della società italiana una legge che attenta direttamente alla vita stessa: è la vita e non la morte che dovrebbe essere uno dei pilastri della convivenza civile. 

Questa sconcertante uscita di Mons. Paglia, insieme ad altre sue simili meno recenti, in particolare nell’intervista rilasciata a Vatican News sul recente libro della PAV sulla Teologia della vita, che descrive come «un tentativo, certamente perfettibile, di accogliere l’invito di Veritatis Gaudium (par. 3) per un radicale cambio di paradigma della riflessione teologica», pongono la PAV in netta discontinuità non solo con il suo passato, ma con la sua stessa natura, con la sua stessa identità, con quel progetto di tutela della persona umana dal concepimento alla morte naturale che stava a fondamento della stessa Pontificia Accademia quando fu eretta nel 2004 da San Giovanni Paolo II.

In conclusione, il danno arrecato all’insegnamento della Chiesa sull’inviolabilità della vita umana innocente e alla credibilità della PAV deve essere riconosciuto e immediatamente annullato. L’arcivescovo Paglia dovrebbe ora pubblicare personalmente una dichiarazione chiara ed inequivocabile che impegni la Pontificia Accademia per la Vita alla difesa incondizionata dell’inviolabilità della vita umana innocente dal concepimento fino alla sua fine naturale. Se non lo farà, dovrà essere immediatamente rimosso e sostituito da un nuovo responsabile della Pontificia Accademia fedele a Nostro Signore Gesù Cristo e agli insegnamenti della Sua Chiesa.

Fonte: Corrispondenza Romana

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