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Antigone, le Vestali e l’eutanasia passiva

Antigone

Mentre scrivo queste righe, in Francia Vincent Lambert viene lasciato morire contro la sua volontà, contro quella dei genitori[1] e contro il parere dell’ONU. Egli, purtroppo, non è altro che l’ennesima vittima della macchina dell’“eutanasia passiva” o, per essere ancora più politicamente corretti, del “diritto ad una morte dignitosa”. Non mi dilungherò su quanto ci sia di incoerente nell’accostare tra loro in questo caso le parole “diritto”, “morte” e “dignitosa”, perché mi sembra una questione piuttosto autoevidente.

Tuttavia, riflettendo sulla vicenda, la mia formazione letteraria mi ha portato ad un altro paragone che, a mio parere, potrebbe chiarire meglio l’assurdità (e la pericolosità) della situazione di cui Lambert è vittima. Più di due millenni fa, infatti, Sofocle elaborò in forma teatrale la sua celeberrima “Antigone”: vi si racconta la storia della giovane Antigone (lett. “nata per contrapporsi”) che, contravvenendo ad un divieto di Creonte, tiranno di Tebe e suo parente, offrì degna sepoltura al fratello Polinice, morto combattendo contro la propria città[2]. Per questo la ragazza fu arrestata e condotta davanti a Creonte, che la fece murare in una grotta, fornendole solo una piccola quantità di viveri ed un lume. Come è noto, le motivazioni addotte da Antigone in difesa del suo gesto (che possono riassumersi nella necessità di osservare i “decreti non scritti e inviolabili degli dei”, superiori a quelli umani) non vengono comprese da Creonte. Egli, infatti, impegnato a difendere il proprio ruolo di governante davanti ai sudditi, riteneva che non ci fosse altra legge al di sopra della propria parola. Per questo Creonte, pentitosi tardivamente della sua superbia, ordinerà poi la liberazione di Antigone, ma invano: la ragazza, infatti, nel frattempo si era suicidata. Da quel momento sul re di Tebe piomberanno le peggiori sventure, con la perdita repentina di tutti gli affetti più cari.

Comunque, ciò che qui mi interessa considerare è proprio la modalità con cui Antigone viene mandata a morire, ovvero per fame e per sete. Allo stesso modo, nell’antica Roma, venivano punite le Vestali colpevoli di aver lasciato spegnere il fuoco sacro alla dea Vesta o di aver trasgredito il voto di castità. Similmente, oggi, Vincent Lambert, pur innocente, è lasciato da giorni senza cibo né acqua. Tuttavia gli antichi, con sofismi altrettanto ipocriti rispetto a quelli attuali ma con modalità differenti, fornivano almeno un minimo sostentamento alle persone condannate a questo supplizio per evitare, così si diceva, di commettere un omicidio. Oggi si usa la “sedazione profonda” ma il barbaro effetto ottenuto (già stigmatizzato anche da Dante nelle figure del conte Ugolino e dell’arcivescovo Ruggeri) non cambia. Inoltre, diversamente dal caso Lambert, sia Antigone che le Vestali erano punite per aver commesso dei reati.

Eppure, andando a fondo nella tematica, si nota come tanto Antigone quanto Vincent siano, in realtà, vittime di un sistema perenne che, oggi come allora continua a non accettare certe verità “scomode”: nell’antichità, infatti, era difficile accettare che anche i re più potenti fossero sottoposti a delle leggi morali inviolabili, esattamente come, ai nostri giorni, risulta difficile per molti riconoscere dei diritti umani (o la stessa qualifica di “essere umano/persona”) a chi non ha la forza di farli valere da solo. Certo, ai nostri giorni a farla da padrone è soprattutto un discorso economico, più che morale, ma, per chi ha un minimo di cultura, non dovrebbe essere difficile capire che dietro la negazione di Giustizia e Verità si nasconde, implacabile, un destino di morte e rovina per tutti.

“Sta attento, Achille”, recita un celebre passo dell’“Iliade” su cui chiunque dovrebbe meditare, “perché dietro Ettore è in agguato il tuo destino”.

Florio Scifo

[1] Io stesso ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente la madre, Viviane, in occasione della “Marcia per la Vita 2018”.

[2] Cfr. la tragedia dei “Sette contro Tebe”.

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