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Chiara Ferragni e quella legge abortista solo apparentemente intoccabile.

Come molti ormai sapranno, lo scorso 24 agosto Chiara Ferragni, personaggio ben noto tra i giovani e giovanissimi, ha condiviso sul proprio account Instagram, seguito da 27 milioni di utenti, una storia secondo cui, a causa della conduzione di Fratelli d’Italia nelle Marche, l’accesso all’aborto sarebbe “praticamente impossibile” e che, se tale partito governasse l’Italia, esso verrebbe precluso in tutto il paese. Dalle reazioni è facilmente presumibile che questa sia stata una manovra politica pre-ordinata in vista delle prossime elezioni del 25 settembre. Ma non ci interessa il lato politico della faccenda. Infatti, noi Universitari per la Vita ci siamo immediatamente espressi in merito con un post sulla nostra pagina Facebook che affermava:

Cara Ferragni, l’aborto è destinato a sparire comunque, noi gli daremo solo una mano”.

Tale frase, nella sua semplicità, schiettezza e vena provocatoria, ha chiaramente suscitato le ire dei sostenitori di Chiara Ferragni, le cui reazioni non si sono fatte attendere, con tanto di insulti e minacce. Questo non fa che confermare la sostanza del post, perché laddove le persone sono letteralmente “appestate” da questa cultura di morte, è impossibile che tale cultura possa perpetuarsi: si esaurirà per sua stessa natura, nella stasi, e infine nella morte.

Ma ci preme fare delle ulteriori considerazioni di carattere generale. Sappiamo che l’uomo è una creatura profondamente debilitata e ferita, incapace, con le proprie sole forze, di evitare qualsiasi male. In ogni momento della nostra vita, chiunque di noi è tentato di compierlo e, purtroppo, molti di noi cedono. L’aborto non è esente da questa realtà: anche quando esso era giuridicamente illegale e considerato moralmente riprovevole dalla società, c’è sempre stato qualcuno che, nascostamente, ha compiuto questo terribile atto a scapito di vite innocenti. Lungo sarebbe considerare la storia dell’aborto e, più in generale, di quegli atti umani volti alla soppressione diretta e intenzionale di innocenti, fuori e dentro il grembo materno. Non è questa la sede. Quello che ci preme far notare è che c’è stato un tempo, soprattutto dopo l’avvento della cristianità (fortissima affermazione della dignità di ogni essere umano) in cui tutti questi atti erano comunemente riconosciuti come intrinsecamente malvagi. Vi era, dunque, un senso morale, accompagnato da una conseguente legislazione, volti a condannare qualunque atto ponesse fine alla vita di un innocente, incluso l’aborto. La stessa cosa valeva per altri atti umani, chiaramente lesivi del bene comune (ad es. il furto).

Con l’avvento della modernità, questo paradigma è stato sovvertito e ciò ha contribuito a far sì che alcuni delitti si tramutassero in “diritti”, pur rimanendo sempre dei delitti nella sostanza. L’aborto è il più grande esempio di questo pericoloso sovvertimento. Mentre prima la legge positiva (promulgata dai governanti) condannava determinati atti e, dunque, costituiva per l’uomo un utile deterrente per evitare di compierli, quantomeno per timore della sanzione conseguente, oggi non è più così. È la legge stessa a stabilire che è giusto ciò che è ingiusto, buono ciò che è malvagio. La legge 194/78 è forse una delle espressioni più eclatanti di questo terribile processo: essa continua, oggi più di ieri, ad operare il suddetto sovvertimento, facendo sì che le nuove generazioni percepiscano l’aborto non come un atto in sé malvagio e “tollerato” in alcune circostanze (come qualcuno, dopo più di 40 anni, ha ancora l’ardire di affermare), ma piuttosto come un atto normale, legittimo, talvolta persino doveroso. Un “diritto” che a volte sfocia in un vero e proprio dovere.

A cosa ambiscono gli Universitari per la Vita? A rimuovere il motore più potente del sovvertimento, combattendo per l’abrogazione della 194. Alcuni affermano che questo non sarà sufficiente ad eliminare la piaga dell’aborto. Noi rispondiamo che, in pratica, nemmeno le leggi del codice penale che vietano omicidio e furto sono sufficienti ad eliminare in toto questi atti delittuosi. Infatti esse non hanno questo scopo. Questo perché, come già detto, l’uomo è sempre tentato di compiere furti e omicidi e, purtroppo spesso, accondiscende a tali tentazioni. Ciò non esime il legislatore dal porre in essere tutti gli strumenti che ha per limitarne la diffusione. Ancor meno gli permette di legittimarli! È chiaro che, con una legge che promette conseguenze penali a seguito di determinati atti, chi desidera compierli si fermerà almeno a riflettere e, seppur seriamente intenzionato ad uccidere o a rubare, percepirà un rimprovero della coscienza che potenzialmente può farlo desistere dal compimento dell’atto. Con una legislazione volta alla loro depenalizzazione cosa può verosimilmente accadere? Al lettore una risposta intellettualmente onesta al quesito.

Tutto ciò, paradossalmente, sembra non valere per l’aborto, che è e rimane la diretta e intenzionale soppressione di un essere umano innocente. Esso, lungi dall’esser disincentivato, è stato legittimato e gode della “protezione” di una legge dello Stato che tutti sovvenzioniamo, volenti o nolenti. Noi auspichiamo che si torni ad una cultura di tutela della vita, ma questo non sarà possibile fintanto che sussisterà, nel nostro ordinamento, una legge come la 194, che ha una forza propulsiva e culturale di gran lunga superiore a qualsiasi nostro sforzo in senso contrario. Tuttavia non è vero, come si è detto, che essa è un “pilastro” intoccabile. Essa può cadere, come è caduta la Roe v. Wade in America. Bisogna solo crederlo fermamente e combattere quotidianamente per questo.

Gli Universitari per la Vita

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