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Liberi fino alla fine? L’ultima follia dell’odio verso Dio.

Euthanasia is a crime against human life, incurable does not mean end of  care” - Vatican News

In questo 2021, sfruttando a pieno la finestra d’opportunità offerta dalla pandemia, l’odio verso la vita e verso Dio ha acquisito ancor più prepotentemente vigore nel nostro paese, con un nuovo referendum sull’eutanasia, attualmente sulle 750.000 firme.

Se vincesse il SÌ in questo referendum, verrebbe parzialmente abrogato l’Articolo 579 del Codice Penale, che attualmente punisce l’omicidio del consenziente, aprendo dunque la strada ad una legislazione sull’eutanasia attiva, consentita probabilmente con modalità simili a quelle contenute nella Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato’’.

La finestra di Overton, dalla sua teorizzazione ad oggi, non ha purtroppo insegnato nulla: difatti dovunque sia stata resa possibile l’eutanasia, si sono succeduti abusi e scandali senza precedenti in nome del “Best Interest”, ovvero di quell’interesse che sostituisce al valore della vita degli altri il mero egoismo economico e sociale, nonché, presumibilmente, un immotivato sadismo nell’uccidere le persone che, a giudizio altrui, sarebbero assimilabili a macchine da rottamare.

Come non ricordare la vicenda di Marwa Bouchenafa. All’inizio del 2017 questa bambina francese di soli 15 mesi, si trovava in ospedale con i sostegni vitali. Tuttavia, secondo i medici dell’Ospedale la Timone di Marsiglia, a causa di un “incidente neurologico grave e definitivo”, aveva scarse possibilità di sopravvivenza e dunque a loro giudizio, non v’era altra scelta che farla morire incondizionatamente.

Nemmeno quando il Tribunale Amministrativo di Marsiglia aveva sentenziato in favore dei genitori, gli Ospedali pubblici di Marsiglia decisero di contestare la decisione ricorrendo alla consultazione dei Saggi.

Eppure, un medico non dovrebbe aver il compito di salvare la vita invece che porvi fine? Un medico non dovrebbe curare il paziente invece che sospendere sostegni vitali necessari? Un medico non dovrebbe amare la vita più di chiunque altro?

La risposta a tali domande sarebbe ovvia, ma per un medico oramai sedotto dall’idea del “Best Interest” travestito da amore verso il prossimo, risulta complicato rispondere.

Le stesse domande dovrebbero essere rivolte ai medici dell’Ospedale Canadese London Health Science Centre’s Victoria Hospital, dove il povero Roger Foley, 42 anni, affetto da malattia neurodegenerativa, è stato vittima di un ricatto da parte dei medici: accettare l’eutanasia o  pagare 1500 dollari al giorno. Negli audio da lui resi pubblici in rete si sentono le parole dei medici, spalleggiati da psicologi collaborazionisti, mentre gli consigliano in modo ricattatorio l’eutanasia, dal momento che lui era divenuto un peso per l’Ospedale.

Avete capito no? La logica di chi pratica l’eutanasia, è questa: se qualcuno, presumibilmente, non ha più nulla da offrire, allora tanto vale porre fine alla sua vita. Poco importa se con il progresso della ricerca sarà sempre la sofferenza potrà essere sempre più lenita, l’importante è eliminare chi è considerato inutile.

Tale logica è confermata da uno studio pubblicato ad ottobre 2017 dal British Medical Journal dove s’evince come un “sacrosanto atto d’amore’’ idolatrato da tutta la frangia libertaria – nonché la richiesta di morire da parte del singolo – sia diventato lo strumento eugenetico usato contro la volontà delle persone sul letto d’Ospedale.

Lo studio, analizzando un campione di una trentina di casi d’eutanasia in Olanda, ha rilevato che nel 13% dei casi non è stata accertata la volontarietà della richiesta dell’atto eutanasico, nel 16% non è stato accertato che la richiesta di eutanasia fosse correttamente valutata dal paziente e dal medico come richiede la legge olandese, nel 19% dei casi non è stata accertata l’insopportabilità della sofferenza, nel 22% dei casi non è stata valutata una ragionevole alternativa.
La parte spaventosa di questo studio è quando si scrive “non è stato accertato’’, perché è impensabile che un medico, una persona che dovrebbe avere a cuore la vita dei pazienti, vada alla cieca e non accerti nulla, come se non gli importasse nulla di quelle vite, di chi c’è dietro quelle vite e soprattutto di quelle madri che amano i loro figli sul letto d’Ospedale in una situazione durissima.

Un altro episodio accaduto in Olanda conferma questa noncuranza. Come riporta l’articolo del giornale Avvenire Sabato 4 febbraio 2017, una signora malata di Alzheimer, prima di perdere lucidità aveva espresso la sua volontà di essere uccisa.

Ma quando arrivò il giorno, dopo aver assunto una dose di caffè con un calmante, risvegliatasi dal torpore, chiese a gran voce di non essere uccisa. Difatti cominciò ad agitarsi e a dimenarsi, ma il medico eseguì la “sentenza”, spalleggiato persino dal marito e dal figlio della signora che la tenevano ferma. È triste rilevare come il marito considerasse la vita della moglie come inutile.

Ma perché tutto questo? Per via della legge vigente nella iper-libertaria Olanda. Robert Schurink, direttore dell’Associazione Nazionale per la libera eutanasia ha spiegato che quando si è ancora capaci d’intendere e di volere e si va a depositare una dichiarazione scritta sulla propria volontà di morire, anche in mancanza di lucidità del paziente nel momento della loro applicazione, tali volontà devono essere rispettate.

Ma cosa può pensare una malata di Alzheimer nella fase più avanzata della malattia? Ebbene, sempre Schurink ha affermato che l’opposizione da parte della signora, era semplicemente espressione di un suo deficit.

Anche l’Italia potrebbe fare la stessa fine? Può essere, a meno che la gente non apra gli occhi e non noti ciò che accade fuori dai confini, in quei paesi “modello”, dove si pensa di vivere in un Luna Park. Nemmeno la favoletta di Pinocchio ha insegnato qualcosa a chi pensa di poter vivere nel Paese dei Balocchi. La legalizzazione dell’omicidio del consenziente sarà l’ultima delle follie? Non lo sappiamo ma, quantomeno in ordine cronologico, questo referendum è l’ultima follia dell’odio verso Dio.

Michele Porta

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