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Paolo ama la vita, ma il mondo gli offre solo un’iniezione di Pentobarbital …

Qualche giorno fa ero a cena e, come al solito, il televisore era acceso sul Tg della sera. In genere non sono solito ascoltare con attenzione le notizie che vengono date, tuttavia quella sera un servizio ha attirato la mia attenzione. Sono venuto a conoscenza del fatto che uno chef di nome Paolo Palumbo, ammalato di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), è stato bersaglio su social di una serie di minacce di morte. L’anno scorso ha anche partecipato al Festival di Sanremo, cantando tramite l’ausilio di un computer che scandisce le sue parole sulla base dei movimenti oculari. Con il medesimo ausilio, Paolo riesce anche a comunicare. Dal palco dell’Ariston lanciò un messaggio per raccontare i sacrifici del fratello Rosario e dei suoi genitori, 

che mi anno fatto scoprire di avere una forza interiore che non pensavo di avere. La mia non è una storia di un ragazzo sfortunato, ma di uno al quale la SLA non ha impedito di raggiungere i suoi obiettivi“.

Una delle minacce che gli sono giunte è di un certo Paolo Bellini: “Spero che tu muoia. Uno come te non può stare in vita”.

In seguito, sul proprio profilo, Paolo dichiara di essere vittima da molto tempo di questi attacchi:


Sono vittima di questo schifo da anni, non ne posso più: viva la vita! […] cyberbullismo, flaming, cyberstalking, minacce e auguri di morte, tentativi di istigazione al suicidio, tutto questo schifo non è possibile che nel 2021 vada avanti senza un controllo da parte dei social. Questa è solo una delle tante schifezze che ricevo o leggo da parte del gruppo di haters che quotidianamente cercano di affondarmi nel loro mare di odio. […] Questa volta ho deciso di raccontarvi tutto questo schifo semplicemente perché al mio posto ci potrebbe essere una persona più debole, che di fronte a tutta questa cattiveria potrebbe compiere gesti estremamente pericolosi per la sua incolumità. E sono stufo di sentirmi dire frasi del tipo: d’altronde sei una persona in vista, ti segue tanta gente e questo è il prezzo. Come se fosse giustificabile tutto ciò. Non ne posso più”.

Ritengo che tutto questo sia indicativo di una società talmente assuefatta dalla morte da non accettare minimamente che una persona come Paolo possa continuare a vivere e, non solo, ardire addirittura ad essere felice nonostante la propria condizione! Lui dà fastidio perché, con la propria esistenza e testimonianza, fa cadere uno dei “dogmi” su cui si fonda l’ideologia della c.d. “buona morte” tramite eutanasia o suicidio assistito: quello della “qualità della vita”, mostrando che la vita è invece sempre degna d’essere vissuta e che una condizione accidentale come la malattia non incide affatto sulla sostanza. Nell’immaginario collettivo eugenetico ed eutanasico sembrerebbe impossibile che una persona del genere, inchiodata a letto, possa avere una vita di qualità e dunque sarebbe nel suo “best interest” quello di morire… e togliere il disturbo. A dir poco insopportabile per lor signori che lui non solo non voglia morire, ma ami la vita e sia disposto a combattere per essa.

Le persone che lo minacciano, pur di far credere che il proprio paradigma regga, sono disposte a rendere la vita di Paolo un inferno pensando di poterlo spingere alla disperazione e a chiedere la morte, così da poter dire “Visto? Una persona in una tale condizione non può far altro che chiedere la morte, dovete soddisfare il suo desiderio, ne ha diritto”. La verità è che il falso “diritto” a morire, ha progressivamente sostituito il diritto a non veder lesa la propria vita da alcuno. Qualche tempo fa avevamo pubblicato un articolo che parlava di come un uomo canadese, sempre malato di SLA, era arrivato a chiedere l’eutanasia per disperazione perché lo Stato, avendo tagliato i fondi al sistema sanitario, non gli garantiva la minima assistenza di cui aveva bisogno per vivere.

Tutto questo è la conseguenza della separazione forzata tra due elementi inscindibili: la vita e la dignità. Ogni vita è intrinsecamente e ontologicamente degna, ma una certa antropologia gnostica, da cui deriva necessariamente la legislazione vigente, ha preteso di rinunciare al dato oggettivo della sacralità ed indisponibilità della vita umana, con quello soggettivo della qualità della vita sulla base di criteri totalmente arbitrari che, lungi dall’essere appannaggio dei malati, vengono stabiliti dallo Stato. Paradossale: si lottava per divenire autonomi dal potere statuale e infine ci si ritrova ancor più subordinati ad esso! Ma questi sono i paradossi tipici che si generano quando si è nella menzogna, che è per propria natura auto-contraddittoria. Come Universitari per la Vita continueremo a combattere questa cultura mortifera, soprattutto tra i nostri coetanei, e sosterremo tutte quelle persone come Paolo che ogni giorno lottano per vivere in un mondo che ha da offrire, come unica soluzione alla sofferenza, una becera iniezione di Pentobarbital.

Fabio Fuiano

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