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Piccola storia di una c.d. “ragazza madre” a difesa della vita

In copertina: dettaglio di un’opera di Trent Gudmundsen (1978)

Sono Sara, universitaria per la vita e mamma di una bambina che attualmente porta il mio cognome. La mia esperienza è diversa da tante altre, ma anche simile a molte altre.

Quando ho scoperto di essere incinta facevo la triennale e molte cose nella mia vita erano indefinite. Tra queste la relazione che avevo con il padre di mia figlia.

Ricordo che, dopo la risposta positiva del test, l’amica che mi aveva accompagnata mi chiese “e mo’ che fai?” e io, senza pensarci, “eh me lo tengo”. Ricordo il senso di vertigine che ho provato in quel momento, tutto mi girava intorno, eppure quella era una certezza: da quel momento non potevo tornare indietro.

Ci tengo a ribadire che la mia non è stata una scelta, ma solo l’accettazione di un fatto, conseguenza di un’azione da me commessa. Non è stato nemmeno il frutto di chissà quale idea etica, il mio è stato un istinto: sapevo che dovevo fare così, nonostante abbia dovuto lottare con tanti dubbi e preoccupazioni.

Prima di quel momento non avevo le idee chiare sull’aborto, non avevo preso posizione a riguardo e forse è stato proprio il sentirmi consigliare questo come un’opzione o una soluzione a farmi aprire gli occhi. 

In seguito ho fatto ricerche per comprendere meglio e una volta scoperta la verità ho capito che avrei dovuto contribuire anche io a farla conoscere agli altri: una legge e di conseguenza una società che permette a una madre e a un padre di uccidere il proprio figlio è profondamente ingiusta.

Mi sono poi imbattuta negli Universitari per la Vita e, dopo aver partecipato alla mia prima marcia con loro, ho deciso di unirmi a questo bellissimo gruppo, fatto di persone tanto diverse ma con un obiettivo in comune: la difesa della vita senza compromessi.

Ora scrivo questa mia piccola storia con la speranza di poter aiutare qualcuno che si trovi in una situazione simile alla mia.

So bene come la paura di un così grande cambiamento possa scoraggiarci, tentarci ad arrenderci. Ho sempre creduto però che Dio non ci metta mai davanti delle prove senza darci anche gli strumenti per superarle. Non dobbiamo avere paura della sofferenza, che è inevitabile nella nostra vita come in quella dei nostri figli, ma dobbiamo cercare di trarre da questa la nostra forza. 

Un figlio non cercato non è un figlio non voluto, anzi, forse proprio il dover lottare contro delle circostanze sfavorevoli o contro i nostri egoismi, rende l’amore per quel figlio ancora più forte. 

Adesso mia figlia ha tre anni ed io non potrei immaginare la mia vita senza di lei, senza la sua tenerezza e il suo spirito allegro e curioso. La maternità comporta responsabilità e piccoli sacrifici, è vero, ma è fatta anche di tanti momenti di pura spensieratezza; si torna a guardare le cose dagli occhi di un bambino. Allora si scopre che in un giardino c’è il mondo e che non serve andare chissà dove a cercare la bellezza, ci si ritrova a dare la caccia ai maggiolini o a setacciare un prato alla ricerca dei fiori viola… e tutto diventa un’avventura.

La cosa più bella è poterle trasmettere quello che so e a mia volta imparare da lei cose che non si trovano sui libri.

Vorrei arrivare anche a quelle persone, uomini o donne, che davanti una gravidanza difficile si sono lasciate ingannare dall’aborto. Si pensa erroneamente che, condannando l’atto dell’aborto, il mondo pro-vita condanni anche chi lo compie.  Io provo grande compassione per queste persone, alcune delle quali mi è capitato di conoscere personalmente. Vorrei dire loro che ai miei occhi sono delle vittime. Vittime della paura, ingannate da una società che mente spacciandoci ogni giorno i suoi vizi come virtù, i suoi disvalori come valori e la sua immoralità come moralità; una società che promette vittorie, ma porta solo sconfitte e dolore.

Tutti commettiamo degli errori, ma per quanto grandi siano i nostri sbagli, per quanto male possiamo aver commesso, non dobbiamo mai perdere la speranza di poter trovare il perdono e la pace.

Da universitaria per la vita e da mamma, spero un giorno di poter vedere realizzato un mondo in cui la vita umana sia rispettata in quanto tale, perché sacra e degna di rispetto in quanto tale. Avere anche una piccola parte in questa battaglia mi riempie di gioia.

Sara Sanna

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