Una corte che ha potere sulla morte, ma non sulla vita

Sembra essere divenuta ormai pratica consolidata della CEDU quella di condannare a morte persone innocenti giudicando la loro vita indegna d’essere vissuta. Due sono le cose: o la morte per disidratazione, fame e soffocamento è improvvisamente entrata a far parte dei diritti umani oppure invece dell’acronimo CEDU dovremmo cominciare ad utilizzare CEDD (Corte Europea dei Diritti Disumani). Bando all’ironia, come molti sapranno Ines è una ragazza di 14 anni che ha avuto un arresto cardiaco nel Giugno 2017 e da allora i genitori hanno combattuto perché venisse preservato il suo diritto a vivere. É proprio vero, come osservava lucidamente il professor Eugenio Capozzi, che Charlie Gard ha segnato la fine dell’Umanesimo Occidentale, il cui valore fondante era quello alla vita. Sembra infatti di rivivere lo stesso incubo che hanno vissuto Chris e Connie con l’unica differenza che stavolta la “protagonista” di questa tristissima vicenda non ha un gravissimo deficit mitocondriale ma ha solo avuto un arresto cardiaco, qualcosa da cui ci si può riprendere (in questo caso quindi, oltre che curabile è anche guaribile).

Io ho avuto il piacere e l’onore di conoscere e dare un bacio sulla fronte ad una ragazza, Caterina Socci, figlia del celebre giornalista e scrittore Antonio Socci, la quale ebbe un arresto cardiaco che le causò una mancanza di ossigenazione al cervello per un tempo indicibile (pochi minuti sarebbero stati sufficienti ad ucciderla). Invece il suo cuore ha ricominciato inspiegabilmente a battere e seppur ci siano stati danni a livello cerebrale lei ora vive e tutti possono vedere sulla sua pagina Facebook che lei stessa gestisce tramite la mamma, i progressi che sta facendo nella lenta ma incredibile riabilitazione. Posso assicurare che non ho mai conosciuto una persona più bella, solare, radiosa. Nonostante quello che le è successo e nonostante le innumerevoli difficoltà, questa ragazza è un’esplosione di vita come poche: quasi si potrebbe provare invidia nel vederla, tanto è stupefacente. Non si può fare a meno di pensare, osservando quel sorriso che le illumina il volto e gli occhi: “ma perché lei, in questa condizione, è così felice ed io che dovrei considerarmi sano, senza problemi particolari di salute, non riesco a vivere a pieno la mia esistenza?”. Sarà che la vita eterna di cui parla il Vangelo non la si ottiene secondo i nostri schemi convenzionali? Sarà che forse i parametri con cui valutiamo la dignità e l’indegnità non sono del tutto corretti? Caterina lotta e lo fa grazie alla fede, ad una sua grandissima forza interiore e ad una famiglia che la supporta. Perché negare questo ad una ragazza che ha avuto il medesimo problema? Perché ucciderla? La verità è che noi non vogliamo confrontarci con la sofferenza, ci fa tremendamente paura e ci sentiamo terribilmente in colpa nel vedere che una persona con tali difetti fisici può essere paradossalmente più felice di noi.

Si parla sempre di accanimento terapeutico e lo si adduce come argomentazione principe: l’utilizzo delle macchine, ad esempio per la ventilazione, improvvisamente diviene totalmente sproporzionato rispetto alle condizioni del paziente e quindi si preferisce rimuovere tutto e lasciare che muoia. Chi scrive è uno studente di bioingegneria e il bioingegnere, o l’ingegnere biomedico, talvolta si occupa anche della progettazione di strumentazione biomedicale come, per l’appunto, i ventilatori polmonari che possono respirare al posto del paziente o addirittura coadiuvarlo nel meccanismo della respirazione. L’ingegnere, nel suo lavoro, tenta il tutto e per tutto perché queste macchine siano il più possibile confacenti allo scopo di fornire un supporto vitale, non macchine da tortura. Basti pensare che il ventilatore polmonare è uno strumento progettato per la fine regolazione di tutte le grandezze coinvolte nella respirazione come pressioni e volumi d’aria (e quindi flussi): per fare ciò possiede una miriade di dispositivi di misurazione precisissimi. All’interno di una macchina del genere sono presenti addirittura degli umidificatori per far sì che l’aria che passa all’interno della trachea non secchi le mucose e allo stesso tempo vi sono delle “trappole di condensa” per far sì che non finisca acqua nei polmoni del paziente. Spesso vengono dotati persino di dispositivi che rilevano i tentativi di respirazione autonoma del paziente (ad esempio attraverso una misura di spostamento dei muscoli del diaframma) e avviano un’impostazione di respirazione sincronizzata per cui quando il paziente tenta di respirare la macchina invia il quantitativo d’aria sufficiente così che venga completato l’intero ciclo respiratorio. Vi sono inoltre dei meccanismi che intervengono appositamente affinché tutto il quantitativo d’aria necessario arrivi al paziente senza alcuna perdita, adattandosi perfino all’elasticità dei polmoni dello stesso. Insomma un vero gioiello che integra discipline come la meccanica, la fluidodinamica e l’elettronica per fornire al paziente l’assistenza di cui necessita. Gli ingegneri lavorano perché esso divenga sempre più efficiente ma già oggi posso assicurare che il ventilatore polmonare svolge ottimamente le sue funzioni anche in sinergia con le macchine per anestesia per garantire la migliore resa.

Noi non ci stancheremo mai di operare per la vita e, soprattutto, non smetteremo mai di farlo in nome di una logica “semplice” che aggira il problema e non lo risolve. Se il mondo propone/impone una cultura della morte, noi contrapporremo ad essa una cultura della vita testimoniandola fino all’ultimo respiro, foss’anche attaccati ad una di quelle macchine che si ritengono tanto “sproporzionate”. E i membri della Corte, così come tutti quelli che supportano queste idee perniciose per l’uomo, sappiano che possono anche togliere la vita agli innocenti, ma che Dio è vindice di tutti questi Suoi figli e che essi troveranno in Cristo una Vita che nessuno avrà mai il potere di togliere.

 

Fabio Fuiano

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