Inès: ennesima vita stroncata dall’ideologia

In un precedente articolo ci eravamo occupati del caso della quattordicenne francese Inès, la quale rischiava la vita a causa di un sistema ormai completamente privo di umanità. Ebbene ci duole tremendamente informare i nostri lettori che anche lei, alla fine, ci ha lasciati. Ma non per morte naturale, bensì per morte procurata: un omicidio a tutti gli effetti. Inutili i ricorsi dei genitori che si sono rivolti anche alla famosa CEDD (Corte Europea dei Diritti Disumani), come avevo già avuto modo di rinominarla in passato. La cosa ancor più agghiacciante è che la rimozione del sostegno ventilatorio sia avvenuta nel totale silenzio degli organi d’informazione. Anche noi, Universitari per la Vita abbiamo appreso solo oggi la notizia che è stata riportata da Avvenire in un articolo di ieri.

Come al solito la ventilazione è stata rimossa perché considerata come “inutile prolungamento delle cure” dal momento che, secondo i fantomatici profondi conoscitori della vita umana, lei non aveva alcuna possibilità di riprendere una vita relazionale. La vita quindi, così come l’esistenza di una persona, passa solo attraverso la possibilità di rapportarsi con gli altri. Chi dà a quei medici, i quali hanno giurato di proteggere sempre la vita umana al di là della sua presunta “qualità”, la sicurezza che non potesse esservi alcun contatto tra quella ragazza e il mondo esterno? Mi viene in mente un film, davvero molto significativo a tal proposito, che si intitola “Marie Heurtin, dal buio alla luce”. Narra di una ragazza francese (neanche a farlo apposta), Marie Heurtin, sordomuta e cieca fin dalla nascita la quale viene affidata al convento delle suore di Larney nella Francia dell’800. Malgrado l’iniziale opposizione della madre superiore, Suor Marguerite ottiene la tutela della fanciulla e vive come missione personale la liberazione di quella piccola anima, che il buio delle sue incapacità ha reso selvaggia. Affrontando forti momenti di scoraggiamento, Suor Marguerite e Marie intraprendono un percorso intenso di amore e fiducia, superando i reciproci limiti, per scoprire una realtà che comunica senza parole.

La storia è vera e narra di come nell’800 l’uomo era ancora in grado di affrontare difficoltà che ai giorni nostri sembrerebbero insormontabili, tanto ci siamo adagiati sugli allori della nullafacenza. Nonostante le ovvie differenze tra i due casi, la ragazza veniva data per spacciata come Inès, per nulla in grado di comunicare col mondo esterno e quindi condannata a morire secondo una cinica e spietata logica di “selezione naturale”. Marie riuscì a sopravvivere ed aiutò tante ragazze come lei a vivere a pieno la propria straordinaria esistenza. A Inès, tale possibilità, è stata negata e nessuno potrà restituirle la vita che le è stata tolta. E in virtù di quale pretesto è stata uccisa? Per il fatto che il ventilatore polmonare, il suo sostegno vitale, costituiva “accanimento terapeutico”. Ammettiamo per un momento che il ventilatore polmonare sia una terapia e che per questo, se somministrata in maniera “sproporzionata”, possa costituire accanimento terapeutico. Allora chiedo a lor signori di fornirmi traccia nella letteratura medica di persone che sono guarite unicamente grazie al proprio ventilatore. Una terapia è lo strumento che i medici utilizzano al fine di guarire una determinata patologia giusto? Sfido chiunque ad identificare la patologia che può essere risolta per mezzo della “terapia ventilatoria”. Se non sapete dare una risposta a tali quesiti abbiate allora la decenza di tacere e risparmiarci tali sproloqui ideologici. Una persona può morire anche con il sostegno ventilatorio e questa è realtà, non ideologia.

Ci uniamo al dolore della famiglia per questa dolorosa perdita, per questa vita strappata con l’inganno da uomini il cui cuore si è fermato molto prima di quello di Inès.

Fabio Fuiano

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