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La testimonianza di Beckett: come una piccola vita è riuscita a cambiare molte vite.

Ogni 21 marzo si è celebrata la Giornata Internazionale della Sindrome di Down. Data non casuale: il 21° giorno del 3° mese per indicare l’unicità della triplicazione (trisomia) del 21° cromosoma che causa, appunto, la Sindrome di Down. È un’occasione per riflettere su diversi aspetti legati a questa sindrome: da un lato lo spaventoso aumento degli aborti selettivi per impedire ai bimbi affetti da questa sindrome di venire al mondo e vivere una vita considerata “non degna”. Dall’altro lato ci sono testimonianze toccanti che smentiscono qualsiasi diceria sulla vita “non degna”, come quella raccontata sul National Catholic Register, che mostra quanto una vita “indegna” possa portare grazia alle persone “normali”.

Nato il 26 ottobre 2019 a Charlotte, North Carolina, la vita di Beckett Weinert è iniziata in modo decisamente complicato, come raccontato dalla sua mamma, Stephanie, che ha condiviso la storia di suo figlio attraverso i social. Ritiene che il fatto di aver condiviso questa storia abbia portato molte persone più vicine a Dio e tra di loro.

Stephanie e suo marito, Peter, erano emozionati per la gravidanza di Beckett, arrivata dopo diversi aborti spontanei, e anche gli altri figli erano in visibilio per l’arrivo del nuovo fratellino. La gravidanza fu difficile, ma nulla che facesse presagire problemi di salute del bimbo.

“Quelle sofferenze mi hanno preparato per le sofferenze successive” ricorda Stephanie. “Nessuno aveva diagnosticato che Beckett fosse affetto da sindrome di Down e avesse un buco nel cuore, nonostante tutte le analisi compiute”. Alla trentottesima settimana, Stephanie fu sottoposta a un cesareo d’urgenza dovuto a una carenza di liquido amniotico.

Solo un paio di giorni dopo la nascita si cominciò a sospettare qualche problema di salute del neonato. Dopo un’analisi approfondita fu comunicato ai genitori che Beckett era affetto da sindrome di Down e aveva seri problemi al cuore. Stephanie, sconvolta dalla notizia, chiese al medico cosa potessero fare. E il medico rispose semplicemente: “Amate il bambino. Questo è il vostro compito”. Stephanie sapeva che ce l’avrebbe fatta.

I problemi di cuore si rivelarono molto seri, tanto da richiedere un intervento chirurgico. Ma tutta la famiglia Weinert si strinse con amore intorno al nuovo arrivato, aiutandolo a crescere con amore. Purtroppo la pandemia impedì a molte persone di conoscere Beckett di persona, ma proprio questo è tra i motivi che ha spinto la sua mamma a condividere la sua storia sui social.

Una mail ricevuta da Stephanie in merito alla vicenda di Beckett la ispirò a condividere la storia di Beckett con ancora più persone. Come racconta lei stessa:

“Ho copiato il testo di quella email e l’ho postato su Instagram con una foto di Beckett e immediatamente abbiamo ricevuto una grande effusione di amore. Questo mi diede tanta consolazione come mamma e coraggio nel condividere la sua storia. I social erano davvero la sua terra di missione, dove il mondo poteva incontrarlo e amarlo, e dove la sindrome di Down è diventata qualcosa di diverso per tantissime persone”

Insieme alla sua famiglia, persone di ogni tipo crescevano e imparavano grazie a Beckett. Stephanie ha ricevuto notizie di famiglie che avevano deciso di avere altri figli e genitori che avevano accettato con grazia e coraggio le diagnosi prenatali pensando a Beckett, e imparavano di più riguardo al mondo pro-life. Tutto questo grazie alla storia di Beckett.

Crescendo, i problemi di Beckett aumentarono, coinvolgendo anche i polmoni e costringendolo a utilizzare l’ossigeno a tempo pieno. Ma nonostante questo, la personalità e la gioia di Beckett crescevano. Adorava sottaceti e pancetta, cantare con i suoi fratelli, e ascoltare musica country. Il solo ascoltare la musica lo rendeva felice, anche durante le visite mediche.  Seduto sul portico con i suoi genitori, Beckett mandava baci e condivideva la propria felicità con chiunque passasse lì davanti. La sua mamma ricorda:

“Era davvero pieno di amore e di felicità. Tutti ricevevano una dose di felicità semplicemente stando accanto a lui. Ha fatto molto per mostrare la bellezza della sindrome di Down. Questi bambini con sindrome di Down sono in realtà dei piccoli angeli che Dio ci dona. È il meglio che un’anima umana possa essere in questo mondo, e le persone devono rendersene conto”.

A metà aprile 2021, Beckett fu sottoposto a un’operazione allo stomaco, che causò ulteriori complicazioni e che, dopo tre settimane e mezzo di lotta per la vita, portarono alla morte il piccolo Beckett. “Credo che chiunque abbia pregato per lui. Si percepiva spiritualmente. È stato un onore essere una piccola parte del suo mondo ed assistere al modo in cui Dio riesce a toccare le persone. La sua vita era un prodigio continuo” afferma Stephanie.

Dopo la sua morte, i dottori, le infermiere e perfino lo staff delle pulizie hanno condiviso con Stephanie quanto Beckett abbia cambiato le loro vite. Lei ha anche ricevuto molte storie di persone che attraverso la storia di Beckett hanno ritrovato Dio, sono tornate in chiesa a pregare per lui, hanno sperimentato la conversione durante l’agonia di Beckett, hanno ritrovato amici in adorazione di fronte al tabernacolo, tutti a pregare per Beckett.

Il riassunto perfetto della vita di Beckett è espresso da Stephanie:

“Beckett non ha mai pronunciato una parola in tutta la sua vita, eppure è riuscito a fare così tanto per il Regno”.

Non è stato facile per la famiglia Weinert superare la morte di Beckett, ma la grazia di Dio li ha aiutati, grazie anche alle migliaia di preghiere che stavano ricevendo. Anche la certezza che Beckett fosse in Paradiso (come tutti i bimbi battezzati che muoiono prima di raggiungere l’età della ragione) ha aiutato la famiglia, insieme alla Messa degli Angeli celebrata in questi casi, che è piena di gioia. “È stato meraviglioso venire a conoscenza di questa liturgia e di come la Chiesa si comporta davanti a un’anima che certamente sta andando in Paradiso”.

Stephanie ora si sta impegnando per aiutare le famiglie che ricevono una diagnosi prenatale di sindrome di Down. Ha anche iniziato un nuovo ministero online, Mother and Home, per aiutare le mamme a essere consapevoli di quanto Dio confidi nella loro missione e sia loro vicino. Stephanie incoraggia chi incontra a fidarsi di Dio, e di benedirlo nonostante tutto.


Fonte: National Catholic Register

Traduzione e adattamento a cura di

Marco Pirlo

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