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Sindrome di Down e contraddizioni di una società “inclusiva”

Il 21 marzo è stata la Giornata mondiale della Sindrome di Down (WDSD – World Down Syndrome Day), una giornata di sensibilizzazione globale che è stata ufficialmente introdotta dalle Nazioni Unite nel 2012 [1,2]. La data del 21/03 è stata scelta per significare l’unicità della triplicazione (trisomia) del 21° cromosoma che causa la sindrome di Down.

Il leit-motiv di quest’anno è #InclusionMeans: tralasciando commenti sull’abuso della parola inclusione, oggi parola chiave del politicamente corretto, stride come, in una società che si vanta di essere inclusiva e si riempie la bocca di belle parole, di parità di diritti per le persone con sindrome di Down – diritto di andare a scuola, diritto di lavorare, di realizzarsi a livello personale e sociale – si taccia, colpevolmente, del diritto del nascituro a non essere leso da alcuno.

“Just like you” si legge sul sito ufficiale della giornata [2].

“Le persone con la sindrome di Down hanno il diritto innato di essere accettate e incluse come membri preziosi e uguali della comunità.”

Eppure, la realtà sembra ben diversa. Da anni infatti è in atto un genocidio nascosto di queste persone, una selezione razziale di tipo eugenetico [3].

Uno studio pubblicato lo scorso anno sull’European Journal of Human Genetics, “Estimation of the number of people with Down syndrome in Europe” [4], ha esaminato un periodo recente di cinque anni, quello tra il 2011 e il 2015, rilevando quanti bambini con la sindrome di Down sono nati e quanti ne sarebbero potuti nascere in Europa se non fossero stati abortiti solo perché portatori della Sindrome di Down, una diagnosi fatta attraverso gli screening prenatali. Senza aborti selettivi ne sarebbero nati 17 mila, ne sono nati invece 8 mila: l’aborto selettivo ed eugenetico ha più che dimezzato le nascite di bambini con sindrome di Down.

Questo dato ci porta ad una riflessione più ampia sui test prenatali e sulla diagnosi prenatale. I test prenatali non invasivi sono test predittivi, probabilistici di anomalie cromosomiche, tra cui la sindrome di Down o trisomia 21, la sindrome di Edwards o trisomia 18, la sindrome di Patau o trisomia 13. Se da un lato, con la diagnosi prenatale, è possibile salvare i bambini prematuri, preparare interventi tempestivi post partum in caso di fibrosi cistica, intervenire chirurgicamente in caso di spina bifida o addirittura fare terapia già sul feto, dall’altro lato il tipo di diagnosi prenatale di cui parliamo va a ricercare delle anomalie non guaribili come appunto quelle cromosomiche e la realtà è che il motivo principale per cui ci si avvale di tali diagnosi è l’aborto in caso di patologia. Rinnegando il significato stesso di pratica medica, la diagnosi non è per la cura (perché trattasi di anomalia genetica) ma per l’eliminazione [5].

Torniamo allo studio [4]. I dati per Stato sono impressionanti: rispetto alle stime previste in Spagna sono nati l’83% di bambini con la sindrome di Down in meno, in Italia il 71% in meno. In Danimarca la riduzione è stata del 79%: sono nati soltanto 18 bambini Down in tutto. La Danimarca, d’altronde, è il Paese che nel 2030 – pare – sarà nientemeno che “Down Syndrome free” e in cui la progressiva riduzione delle nascite di bambini “diversi” è rilevante da molto tempo. Lo studio [6], condotto sul periodo 1973-2016, riporta infatti che, in Danimarca, “dopo l’introduzione di un’offerta di screening combinato a tutte le donne incinte nel 2004, il numero di procedure invasive è diminuito notevolmente, mentre c’è stato un aumento simultaneo delle diagnosi prenatali di sindrome di Down. Inoltre, il numero di nati vivi con la sindrome di Down è diminuito improvvisamente e significativamente, ma successivamente si è stabilizzato a 23-35 nati vivi all’anno. Di questi, la maggior parte è stata diagnosticata dopo la nascita”.

L’ONU, la stessa organizzazione che ha sancito la celebrazione di questa giornata, è grottescamente la stessa che promuove il “diritto” all’aborto: un evidente cortocircuito di cui sembra oggi pochi sembrano rendersi conto, gridando a gran voce contro questa ingiustizia. Un altro esempio eclatante di questo ossimoro è l’attacco violento dell’UE alla Polonia per aver vietato l’aborto eugenetico: l’UE si appella a quei diritti umani che sfacciatamente calpesta [7].

Noi, Universitari per la Vita, ci facciamo portatori di una visione diversa dai fautori di questa campagna #InclusionMeans. Convintamente ribadiamo:

  • Il diritto del nascituro a non esser leso da alcuno
  • Il nostro “no” all’aborto eugenetico
  • La dignità della vita umana innocente in qualsiasi condizione.

Fonti

[1]       U. Nations, «World Down Syndrome Day», United Nations[Online]. Disponibile su: https://www.un.org/en/observances/down-syndrome-day. [Consultato: 22 marzo 2022]

[2]       «Giornata mondiale della sindrome di Down». [Online]. Disponibile su: https://www.provitaefamiglia.it/blog/giornata-mondiale-della-sindrome-di-down-3. [Consultato: 22 marzo 2022]

[3]       «Down, genocidio nascosto tra inclusione e selezione». [Online]. Disponibile su: https://lanuovabq.it/it/down-genocidio-nascosto-tra-inclusione-e-selezione. [Consultato: 22 marzo 2022]

[4]       G. de Graaf, F. Buckley, e B. G. Skotko, «Estimation of the number of people with Down syndrome in Europe», European Journal of Human Genetics, vol. 29, n. 3, pagg. 402–410, mar. 2021, doi: 10.1038/s41431-020-00748-y. [Online]. Disponibile su: http://www.nature.com/articles/s41431-020-00748-y. [Consultato: 22 marzo 2022]

[5]       G. Brambilla, «NIPT. Test prenatali: tecniche e mentalità». [Online]. Disponibile su: https://www.youtube.com/watch?v=M_GvrocwWn8. [Consultato: 22 marzo 2022]

[6]       S. Lou et al., «National screening guidelines and developments in prenatal diagnoses and live births of Down syndrome in 1973-2016 in Denmark», Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, vol. 97, n. 2, pagg. 195–203, feb. 2018, doi: 10.1111/aogs.13273. [Online]. Disponibile su: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/aogs.13273. [Consultato: 22 marzo 2022]

[7]       «Il Parlamento europeo condanna la Polonia sul divieto all’aborto – Mondo», Agenzia ANSA. novembre 2021 [Online]. Disponibile su: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/11/11/il-parlamento-europeo-condanna-la-polonia-sul-divieto-allaborto-_793a4fe9-c372-430e-ae4e-feaf3d7b9798.html. [Consultato: 23 marzo 2022]

Roberto Dima

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