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La vera guerra è quella contro Dio.

Come tutti intuiamo la guerra che si sta combattendo tra l’Ucraina [1] e la Russia è qualcosa che ci riguarda tutti; sì, anche noi che geograficamente ci troviamo così lontani dalle esplosioni delle bombe a grappolo e dai colpi di armi da fuoco.

Non è mia intenzione in questo articolo addentrarmi in questioni geopolitiche di cui si dibatte già molto, pur sapendo spesso molto poco, e di cui io stessa non ho competenze.

Quello che invece mi preme è stimolare una riflessione su cosa sia la guerra, sul perché della guerra. A questo proposito trovo illuminanti le parole di Mons. Fulton Sheen:

“A che giova eliminare le condizioni esterne di conflitto quando permangono le condizioni interne di egoismo, di odio nei confronti del prossimo, di fanatismo, intolleranza e abbandono del divino? Le guerre non sono causate soltanto dalle aggressioni o dalla tirannia esterna: se in certe anime non ci fosse lo spirito di egoismo, non avverrebbe sin dall’inizio alcuna aggressione. Nulla accade nel mondo che prima non sia capitato nel cuore dell’uomo. La guerra è effettivamente una proiezione della malvagità umana. Il fatto che dimentichiamo Dio ha relazione con la guerra più di quanto si possa realmente pensare.” [2]

Da queste parole possono scaturire migliaia di riflessioni, ma la domanda che mi sorge subito spontanea è questa: di cosa ci stupiamo?

Guardiamo agli avvenimenti esterni, a queste guerre, come se fossero qualcosa che non ha a che fare con noi stessi. Guardiamo fuori di noi ma non riusciamo a trovare il tempo per guardarci dentro. Vediamo immagini e video di esplosioni, di città devastate, ma non vediamo tutte le guerre che ogni giorno affronta la nostra anima, spesso perdendole. Non ci guardiamo dentro e perciò non riusciamo a comprendere che quelle città devastate siamo noi.

Calzanti sono a tal proposito le parole di Cristo:

“Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie.” (Mt 15, 17-20)

La prossima volta che vedremo le immagini dei bombardamenti e ci chiederemo “perché la guerra?” proviamo piuttosto a dare una risposta a questa domanda: “è questo che alberga nei nostri cuori?”, e se la risposta è sì, cercare il modo di far tornare la pace nella nostra anima, nella nostra propria coscienza, prima di pretenderla all’esterno di noi.

E poi, parlando di “condizioni esterne di conflitto”, non è che tutte quante si manifestino con spari ed esplosioni. Ci sono guerre silenziose che mietono più vittime di quelle fatte con i cannoni. La guerra è nelle nostre famiglie, tra uomini e donne, tra genitori e figli: siamo tutti messi l’uno contro l’altro, finanche contro noi stessi.

Non è forse una guerra causata dallo “spirito di egoismo” quella che induce un padre e una madre ad abortire i propri figli? Non è una guerra quella che mette l’uomo contro la vita e per cui anche uccidere sé stessi diventa lecito?

“Non avevano eliminato l’omicidio, lo avevanoportato nelle case. Gli avevano solo cambiato nome”, sono le parole di Jonas, protagonista di una narrazione distopica fin troppo simile alla nostra realtà. [3]

La guerra è quella che stiamo facendo all’essenza stessa dell’essere umano, all’inviolabilità della vita umana. Vale la pena ricordare le parole di Madre Teresa di Calcutta: “E questo (l’aborto ndr.) è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.”

E quindi vorrei chiedere a tutti quelli che sventolano le loro bandiere della pace: qual è la differenza tra un bambino che scappa in un’altra nazione a causa dei bombardamenti e un feto che si ritrae nella pancia di sua madre, cercando di evitare il forcipe? Quale la differenza tra un uomo mandato a morire al fronte per interesse del proprio Stato e uno lasciato morire in un letto d’ospedale col consenso dello Stato? Se non si comprende che una differenza sostanziale non c’è, non si può comprendere cosa vuol dire pace.

Alcune guerre non fanno audience, sono queste il vero tabù della nostra società. Alcuni omicidi non sono preceduti dall’esplosione di una bomba, ma l’urlo di una donna impazzita – sul mio corpo decido io! – ha certamente contribuito.

La guerra del mondo contemporaneo è quella contro Dio. “Dio non esiste” afferma empiamente l’uomo, pur non potendo ovviamente fornire le prove di ciò. Come può d’altronde venire meno la causa stessa di tutto ciò che esiste, compreso l’uomo?

“Sono io il Dio di me stesso” pensa l’uomo quando può, da solo, soddisfare ogni proprio desiderio, per quanto irragionevole, tentando a tutti i costi di controllare la vita e la morte, quella propria e quella altrui.

In questa guerra scellerata l’uomo si illude di poter uscire vincitore, mentre perde sé stesso un pezzo alla volta.

La verità è che l’unico modo per poter amare gli altri, è imparare ad amare noi stessi come Dio ci ama.

L’unica vera pace è quella rappresentata dall’arcobaleno dopo il diluvio, quel ponte tra l’uomo e Dio che sancisce la loro alleanza. Perché un uomo che va contro Dio va inevitabilmente contro sé stesso.

“Visto che il fuoco brucia, non tocchiamolo con le mani: visto che l’assenza di Dio causa le guerre, avviciniamoci a Dio.” [4]

Sara Sanna


[1] E con tutto l’Occidente.

[2] Fulton J. Sheen, “La Vita merita di essere vissuta“, edizioni Fede e Cultura, 2018.

[3] Philippe Noyce (regia di), The Giver. Il mondo di Jonas, USA, 2004.

[4] Fulton J. Sheen, “La Vita merita di essere vissuta“, edizioni Fede e Cultura, 2018.

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