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Leggi ingiuste: gli antichi avevano capito tutto?

Noi Universitari per la Vita abbiamo avuto il piacere, alcune settimane or sono, di assistere alla lezione dell’avv. Massimo Micaletti, nel contesto del corso di formazione “Riscoprire la bioetica” coordinato dalla prof.ssa Giorgia Brambilla.

All’inizio della lezione, il relatore ha riportato il celebre dialogo tra Alcibiade e Pericle su cosa sia la legge, come raccontato da Senofonte nei Memorabili, ovvero la decisione su cosa debba dirsi bene e cosa male:

«Dimmi, Pericle, mi sapresti insegnare che cosa è la legge?»

«Non è un desiderio difficile da soddisfare il tuo, Alcibiade, se vuoi sapere che cosa è la legge» risponde Pericle. «Invero, sono leggi tutte queste che il popolo riunito in assemblea, dopo aver deliberato, fa mettere per iscritto, dichiarando ciò che si deve e ciò che non si deve fare […] Tutto ciò che chi comanda, dopo aver deliberato, fa mettere per iscritto, stabilendo ciò che si debba e non si debba fare, si chiama legge».

«E se un tiranno al potere prescrive ai cittadini quello che si deve fare, anche questo è legge?».

«Anche quello che un tiranno prescrive quando è al potere – risponde Pericle – anche questo si chiama legge».

«Ma violenza e illegalità – continua Alcibiade – che cosa sono, Pericle? Non si hanno forse violenza e illegalità quando il più forte, senza persuasione, prevarica invece sul più debole, costringendolo a fare ciò che lui decide?»

«Credo […] che tutto ciò che si costringe qualcuno a fare, senza persuasione, facendolo mettere per iscritto oppure in altro modo, sia sopraffazione piuttosto che legge».

«E allora – chiede ancora Alcibiade – ciò che tutto il popolo, essendo più forte dei ricchi, fa mettere per iscritto senza persuasione, è sopraffazione piuttosto che legge?»

Ed ecco l’arretramento dell’uno e il motto di spirito dell’altro: «Certo, Alcibiade, anch’io, quando avevo la tua età, ero terribile in questo genere di discussioni: mi ci dedicavo e producevo sofismi come quelli che, a quanto vedo, pratichi tu stesso».

E Alcibiade: «magari ti avessi conosciuto allora, Pericle, quando in queste cose superavi te stesso!»

In questo dialogo Pericle descrive il Contrattualismo – quando il popolo decide cos’è legge -, il Positivismo – quando una minoranza impone la legge – e l’Assolutismo –  quando uno solo decide cosa sia legge -.

Alcibiade, dal proprio canto, fa presente in primo luogo che la legge fatta da uno solo imposta senza consenso di altri è “prevaricazione”, la legge di pochi che decidono per i molti è “violenza”, la legge che i molti possono decidere può essere male, perciò può essere ingiusta. Ha, ossia, affermato l’idea che nessun modo di produrre norme garantisce che la legge sia intrinsecamente giusta, ma anche che nessuna modalità garantisce la retta intenzione di chi ha il potere di fare leggi e di farle applicare.

Proseguendo nella storia, è noto che i Romani si posero il problema della “soggettività”, ovvero a chi dovessero essere dati i diritti, perché non si possono fare leggi giuste se non sono garantiti i diritti. Il diritto romano, perciò, prevedeva una serie di legis actiones con cui i titolari di diritti potevano tutelarsi contro chi volesse violarli.

Ma, venendo al diritto sostanziale, dai Digesta pervenutici grazie all’imponente lavoro dell’imperatore Giustiniano, possiamo vedere la proclamazione dei diritti del concepito e come la figura del curator ventris, sopravvissuta fino a non molto tempo fa, fosse stata istituita appositamente per aiutare donne gravide in difficoltà.

Nel Medioevo, d’altra parte ci si domandava quale scopo avesse il Diritto: si giunse alla conclusione che “il diritto esiste affinché i cittadini non si precipitino a prendere le armi”, quindi come soluzione non violenta dei conflitti. Poi grazie al Cristianesimo si aggiunse la dizione “a tutela dei deboli”, perché il forte non ha bisogno del Diritto per affermarsi.

Per di più, con Tommaso d’Aquino si delinearono tre tipi principali di legge: la Legge Eterna– ovvero la legge di Dio -, la Legge Naturale– ovvero la legge che l’uomo osserva nella natura – e la Legge Umana– ovvero la norma positiva, la quale non può opporsi a quella Naturale e ancor meno a quella Eterna.

CONTINUA …

Francesco Chilla

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