Leggi ingiuste: esiste il diritto di uccidere e uccidersi?

Purtroppo, però, è la stessa Teoria dei Diritti Umani ha un problema che sta nella sua “comprensione”, ovvero, rimanendo le Leggi un prodotto contrattualistico, gli stessi diritti umani sono lasciati all’arbitrio dei Legislatori, i quali ampliano e restringono il catalogo dei diritti senza un criterio logico univoco. Questo è, infatti, il prezzo del pluralismo etico che tutt’oggi viviamo e la ragione per cui nessun tema etico, filosofico e giuridico può essere affrontato con la serenità di aver conseguito un risultato definitivo: è la forza politica di ciascuna delle componenti e il compromesso tra queste che determinano cosa debba dirsi “Diritto”.

La vera perdente, così, com’era al tempo del Positivismo puro, resta la Verità, a cui ogni uomo aspira e a cui tendono persino le differenti correnti culturali oggi coesistenti e contrapposte, il che spiega i toni accesissimi di ogni singolo dibattito.

Altro problema proprio del Diritto è l’Interpretazione della Legge (funzione nomofilattica) che è il compito proprio dei giudici, cioè quello di applicare la Legge positiva nella realtà concreta.

L’affermazione della Teoria dei Diritti Umani è coincisa con la comparsa delle Costituzioni rigide – ovvero le Costituzioni, che esigono criteri formali più difficili per la loro modificazione rispetto alle “leggi ordinarie” – e delle molteplici Carte dei Diritti a livello internazionale (vedasi la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’ONU, la CEDU ecc.), le quali hanno creato una ‘gerarchia delle fonti’ estremamente complessa, obbligando i ‘giudici delle leggi’ (come la nostra Corte Costituzionale), ad indicare quali sono le norme che li vincolano maggiormente. Questo ha risolto il merito del problema dell’interpretazione delle norme? No. Questo ha condotto al protagonismo delle Corti, anche nei paesi di Civil Law come il nostro, cioè al “potere magico del Giudice”, che interpreta secondo canoni e scale valoriali diversificate e di cui si serve in modo arbitrario per affermare principi personalissimi, spesso e volentieri andando contro la lettera della norma in modo più o meno velato.

In aggiunta alle norme ingiuste fatte dai Legislatori, si aggiunge l’arbitrarietà tante volte scellerata dei Giudici, per cui anche in questo il Diritto è stato contrattualizzato, abdicando quindi alla sua naturale funzione di dominus della risoluzione dei conflitti tra persone.

La ‘libera scelta’ è la finzione – oramai – giuridica su cui si basano i ‘nuovi diritti’ che colmano il fatto che essi non hanno un fondamento naturale né eminentemente giuridico. E così la “libertà di pensiero” in un mondo in cui la Verità non ha più diritto di cittadinanza è diventata il metro del Diritto.

Se non esistono criteri solidi e da posizioni diverse, non si giunge ad un consenso, è chiaro che i problemi morali e giuridici non possono essere risolti, ma nemmeno affrontati.

Un sistema etico che non è in grado di riconoscere dove sono il bene e il male, non può affermare l’uno ed evitare l’altro: ma si tratta di realtà tangibili, pratiche, le quali andrebbero affrontate basandosi sui dati scientifici a disposizione, che sono incontrovertibili, e sull’esperienza che, se non sempre afferma una verità, è certamente in grado di avvicinarsi ad essa.

Possiamo dire, senza timore di smentita, che non esista un diritto di togliere o togliersi la vita. Piuttosto esiste un diritto atto alla preservazione della vita di ogni essere umano.

Ma oggi, tanto quanto nel Novecento, prevalgono le ideologie che non hanno a cuore la realtà, quanto l’affermazione di se stesse, in tutti gli ambiti della vita, privata e pubblica.

Stiamo vivendo il tempo per cui Chesterton scrisse questo celebre passo in Eretici:“La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.”

Qui potete trovare la prima parte dell’articolo.

Qui potete trovare la seconda parte dell’articolo.

Francesco Chilla

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