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AMERICA: DALL’ABORTO SI PASSA ALL’INFANTICIDIO

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Poco più di un mese fa abbiamo assistito all’approvazione a New York di una legge a dir poco disumana. Abbiamo visto il video delle esultanze gioiose dei senatori, rigorosamente censurato, insieme al video della promotrice di una legge ispirata a quella newyorkese in Virginia mentre ammetteva che, di fatto, l’aborto sarebbe consentito sempre, anche fino al nono mese.

Giornali come Bufale.net o Open di Mentana hanno provato a farla passare per una bufala, per una notizia mal interpretata, da ridimensionare. Ma il testo della legge «dichiara che l’aborto è eseguibile oltre la 24ª settimana se è necessario per proteggere la salute della donna. La particella “o” (or nel testo originale) in inglese come in italiano è una congiunzione disgiuntiva, significa oppure, dunque nel testo la gravidanza entro la 24ª settimana, o il giudizio d’incapacità di vita autonoma (viable), o il fatto che il concepito metta in pericolo la salute della madre sono tutte condizioni disgiuntamente idonee ad abortire. Detto altrimenti, la legge dello Stato di New York indica che l’aborto è eseguibile su semplice richiesta della donna entro la 24ª settimana, oppure oltre la 24ª settimana se esso è giudicato incapace di vita autonoma, oppure (or), quand’anche il concepito è capace di vita autonoma, se esso mette in pericolo la salute della madre. Definizione di salute dell’OMS del 1948: “Non la mera assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. L’aborto è pertanto di fatto eseguibile in ogni momento della gravidanza, per qualsiasi motivazione addotta dalla donna e recepita dal medico come valida» (Renzo Puccetti).

Ma non basta. Eh no, perché la realtà supera sempre l’ideologia e non in senso metaforico. Il problema immediatamente seguente infatti è: cosa ne facciamo dei feti che sopravvivono all’aborto? Eh sì, succede, e se vengono accuditi potrebbe addirittura accadere che crescano e abbiano una vita degna come ogni altra persona; chi fosse scettico non esiti a digitare su youtube “Gianna Jessen”, sopravvissuta ad un aborto salino.

Invece, mentre in Italia la regione Lombardia ne nega la sepoltura, come fossero semplici scarti da gettare via, sempre negli Stati Uniti viene respinta la legge che, riconoscendo i sopravvissuti all’aborto come persone aventi diritti, avrebbe loro garantito assistenza medica e protezione, prevedendo sanzioni per chi avesse infranto la legge.

Davvero vogliamo autoconvincerci che non prendersi cura di un feto vivo non equivalga ad ucciderlo?

Ora, ammettiamo che esista un sufficiente motivo per abortire e che non esistano soluzioni differenti. Ammettiamo anche che il feto fino a 0,00001 secondo prima che nasca sia una specie di cisti che infesta l’utero e che non abbia nulla a che vedere con la persona umana. Ma ammettiamo pure che la pratica abortiva sia un idillio capace di emancipare la donna dal “patriarcato cattobigotto” e che la donna sia l’unica persona implicata in una gravidanza. Ammesso (e non concesso) tutto ciò… Ma il bambino che sopravvive ad un tale abominio, non interpella le nostre coscienze? Non si impone con assoluta evidenza? Vedere un feto, dalle sembianze inequivocabilmente umane, abbandonato in una ciotola di metallo e, nella sua fragilità, strattonato senza il minimo tatto, non genera disgusto e sdegno? E no, non si tratta solo della lontana America, perché la matrice del “diritto” all’aborto di cui si parla in Italia (e non solo) è la stessa. Siamo solo un po’ in ritardo. Dall’aborto all’infanticidio il passo è breve, anzi, è stato già fatto, visto che non esiste differenza fra i due se non il luogo in cui avvengono.

La conclusione è solamente una: non è mai stata una questione di libertà o di salute, dal momento che poi la salute della gestante è messa meno a rischio da un parto provocato che da un aborto. Invece, si è sempre trattato di distruzione e annichilimento, di perversione totale dell’umano. Non è una battaglia moralista o giuridica, ma spirituale e concreta. Perché se l’utero materno, che è la sede naturalmente preposta a dare la vita, diventa luogo in cui la vita viene consenzientemente tolta, allora tutto è concepibile e, prima o poi, concesso.

Arianna Trotta

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