Senatrice Sinclair: “serve una coraggiosa difesa della vita”

Negli Stati Uniti l’aborto è stato sdoganato ben 45 anni fa da una sentenza della Corte Suprema, la famigerata Roe vs. Wade, innescando una certa “ansia da imitazione” all’interno del mondo abortista europeo ed occidentale. “Ansia da imitazione” che in Italia si è tramutata in una legge terribile come la 194/78, che ha lasciato dietro di sé, in quarant’anni di esistenza, una lunga scia di sangue, quello di quasi sei milioni di bambini mai nati e di bugie raccontate a milioni di mamme, ingannate e distrutte da quella legge.

Eppure, proprio dagli Stati Uniti sembra arrivare una luce di speranza e di cambiamento: sempre più Stati federati, infatti, stanno approvando leggi in tutela della vita nel grembo materno, dando speranza a tutto il popolo pro-life e dimostrando un cambio di passo storico.

Poche settimane fa, il 4 Maggio, il governatore dell’Iowa Kim Reynolds ha firmato una legge, il cosiddetto “Fetal Heartbeat Bill”, che costituisce un grande punto segnato per i pro-life americani: la maggioranza parlamentare dello Stato, dichiaratamente schierata a favore della vita, infatti, ha deciso di proibire l’aborto per la quasi totalità dei casi, a partire dal momento in cui è rilevato il battito cardiaco del feto.

Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti della discussione parlamentare, il Majority Whip del Senato dell’Iowa e relatore originale del disegno di legge per la camera alta dello Stato, la repubblicana Amy Sinclair.

Senatrice Sinclair, nelle scorse settimane in Iowa prima il Senato e poi la Camera hanno approvato una legge per restringere l’accesso all’aborto.  Perchè il “Fetal Heartbeat Bill” è un provvedimento importante per i cittadini dell’Iowa?

Il “Fetal Heartbeat Bill” è un coraggioso passo avanti nello sforzo per la protezione e la difesa di ogni vita umana. Questa legge è importante per diverse ragioni.

Perchè identifica ogni persona come tale fin dal momento in cui ne è riconoscibile il battito cardiaco e in base a ciò garantisce a questa persona gli stessi diritti, la stessa protezione e la stessa difesa della vita di ogni abitante dell’Iowa.

In secundis, perchè, all’interno dello sforzo per definire un bambino ancora non nato una persona con diritti, sposta la conversazione dalla legislazione sull’aborto al campo della difesa dei diritti umani.

Infine, come abbiamo visto, crea un potenziale sentiero legale per arrivare a una revisione della sentenza della Corte Suprema Roe vs. Wade, cosa che avrebbe conseguenze nazionali e non solo al livello del nostro Stato.

Quali sono state le principali difficoltà nel processo legislativo per approvare questa legge?

La difficoltà principale consisteva nel trovare consenso sulla relazione tra la vita e la salute della madre durante la gravidanza e la vita e alla salute del nascituro.

Le domande che sono state poste riguardavano l’eventualità di complicazioni rispetto agli standard cardiaci. La legge finale include eccezioni riguardanti i casi di pericolo per la vita o per la salute della madre, per l’evidenza di anomalie nel feto o per i casi di stupro e incesto qualora fossero segnalati in uno specifico periodo di tempo.

Nessuna di queste eccezioni, comunque, sarà consentita al superamento del limite delle 20 settimane di gravidanza previsto dalla legge attualmente in vigore in Iowa.

Come floor manager al Senato hai detto che questa legge non costituisce una “guerra contro le donne”.  Infatti diversi importanti legislatori coinvolti nell’approvazione di questa legge sono donne (ad esempio, oltre a te, il deputato Shannon Lundgren e la governatrice Kim Reynolds). Possiamo dire che le donne pro-life sono state determinanti nel processo d’approvazione della legge?

Credo che questo disegno di legge sia stato portato avanti e approvato perché c’erano donne forti che sostenevano la necessità di dare protezione e difesa ad ogni vita umana. Entrambi i relatori erano donne e anche il governatore Reynolds è stata incredibilmente coraggiosa nelle sue dichiarazioni al momento di firmare il disegno di legge.

Ho detto più volte che una donna deve avere accesso al diritto alla privacy che le è riconosciuto e deve avere diritto a vivere la sua vita come lei sceglie. Ma ciò deve accadere solo fino a prima del momento in cui le sue azioni violino i diritti di un altro essere umano. L’aborto, senza dubbio, viola il diritto alla vita di un altro essere umano.

Le tre donne che hai menzionato, così come molte altre nella legislatura dello Iowa, lo hanno capito e sono disposte ad agire in nome di tutti i non nati e, in particolare, in nome dei diritti delle piccole donne non ancora nate.

Il coordinatore per l’Iowa e l’Illinois di Students For Life of America, David Cordaro, alcune settimane fa, ci ha detto che il 79% delle cliniche di Planned Parenthood negli Stati Uniti sono poste vicino ai campus universitari e molte studentesse in tutta l’America usano queste cliniche.
Noi siamo sicuri che il “Fetal Heartbeat Bill” scoraggerà l’aborto tra le giovani donne, ma esistono altri programmi statali o attività di sensibilizzazione, in Iowa, per evitare che le giovani donne decidano di abortire?

L’Iowa fornisce attualmente programmi educativi e medici riguardanti la sessualità e la prevenzione delle gravidanze. Inoltre ha cliniche e risorse umane che rispondono alle situazioni di crisi causate da una gravidanza e ha servizi per le adozioni che si occupano anche di sostenere le donne.

L’Iowa ha anche leggi che permettono le “zone protette” (l’equivalente delle nostre “culle per la vita”, NDR), dove le donne possono lasciare i bambini senza dover rispondere a domande.

Inoltre, per quanto riguarda le famiglie con un reddito basso, se una donna si trova in stato di gravidanza e decide di tenere il bambino, l’Iowa può provvedere alla cura sanitaria e all’assistenza alimentare.

Qual’è il tuo consiglio per gli studenti e i giovani che decidono di impegnarsi nella campagna per la vita?

A chiunque voglia impegnarsi nella missione del movimento pro-life, il miglior consiglio che posso dare è quello di essere coraggiosi nella difesa della vita umana, ma essere anche empatici con le mamme e supportare le donne che si trovano in quella che si può descrivere soltanto come una situazione traumatica.

Poi bisogna essere forti e pazienti di fronte a un’opposizione a volte rabbiosa e violenta, bisogna essere sicuri di essere “armati” di fatti e non solo di emozioni a cui appellarsi.

E, infine, bisogna ricordarsi di difendere ogni vita, non solo i non nati.

Gabriele Marmonti

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