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OMICIDIO DI STATO IN SPAGNA.

Una notizia drammatica giunge dalla Spagna.

Nella giornata del 18 marzo 2021 il Congresso dei deputati ha approvato, alla terza e conclusiva lettura, la norma che legalizza l’eutanasia, con 202 voti favorevoli, 141 contrari e 2 astensioni. Sono seguiti in aula più di tre minuti di applausi.

Con questo atto la Spagna è diventata il settimo paese al mondo, dopo Belgio, Olanda, Lussemburgo, Canada, Colombia e Nuova Zelanda, a consentire l’uccisione, da parte di un operatore sanitario, o il suicidio assistito, cioè mediante l’assunzione di un farmaco prescritto da un medico, di persone affette da patologie gravi ed inguaribili oppure disabilitanti che procurino una non meglio definita “sofferenza insopportabile”, valutata naturalmente in ogni caso da dottori e pazienti in modo del tutto arbitrario.

Tali prestazioni saranno offerte dal Sistema sanitario nazionale a chiunque risieda nello Stato da almeno un anno.

La norma entrerà in vigore fra tre mesi ed è stata salutata con macabro entusiasmo dal Premier Pedro Sànchez che, ringraziando tutte le persone che hanno lavorato per il conseguimento di questo obiettivo, ha avuto il coraggio di affermare che in tale modo la Spagna è diventata un paese più umano, giusto e libero, in un completo e vergognoso rivolgimento di valori e principi naturali fondamentali e in una totale inversione del significato essenziale delle parole, con lo smarrimento del senso razionale della realtà.

Si tratta, infatti, dell’esatto opposto, della promulgazione di una legge intrinsecamente ingiusta, che come tale dovrebbe essere definita piuttosto una “corruzione della legge”. È un grave ed ignobile delitto contro la vita umana, contro la sua dignità, soprattutto quando segnata dalla sofferenza, con il suo valore e la sua indisponibilità in ogni sua fase, dall’inizio al termine naturale. Essa, infatti, precede e definisce l’essere umano e non il contrario, per cui, come diritto fondamentale dell’uomo, comporta il dovere irrinunciabile di tutelarla e sostenerla in ogni modo possibile. Ciò rende assolutamente inconcepibile ed illegittimo il “diritto alla morte” che si attua mediante la depenalizzazione dell’eutanasia, secondo il più elementare principio di non contraddizione.
In questa maniera, invece, la vita viene abbassata al grado di mero bene di consumo e di gratificazione per l’uomo, di cui potersi liberare non appena divenisse un peso ritenuto eccessivo, comportasse delle difficoltà o sofferenze gravose, oppure semplicemente non rispondesse più alle aspettative della persona interessata o della società.

Se, infatti, si ammette il principio per cui una disabilità o un dolore considerato insopportabile può giustificare la soppressione di una vita innocente, cosa impedirà di autorizzare, assistere o persino incoraggiare il suicidio in qualsiasi caso di difficoltà o disagio classificato come intollerabile a discrezione del medico o del paziente?

Scene già viste negli Stati in cui già da tempo l’eutanasia è legale, e che offrono la morte come soluzione al dolore, invece di sostenere chi lo sta affrontando, secondo un vero spirito di umanità e di solidarietà.

Questo, dopotutto, rientra nella naturale continuazione del processo di affermazione nel mondo della cultura dello scarto e della morte, che ha visto il suo primo passo nel riconoscimento del “diritto” di aborto e, dunque, nella cancellazione del principio fondamentale di inviolabilità della vita umana, tolto il quale ogni decisione è rimessa all’esercizio incondizionato di una presunta ed immaginaria “libertà di scelta”.

Non sono mancate le voci di dissenso e di critica verso questa infausta legge, nei mesi scorsi, da parte dell’Ordine dei medici spagnoli e del Comitato nazionale di bioetica, ed ora da esponenti di partiti dell’opposizione governativa e dalla Conferenza dei Vescovi spagnola, che ha reagito duramente sollecitando tutti i cittadini a firmare delle dichiarazioni sul fine vita per richiedere specificamente di essere assistiti con cure palliative fino alla morte naturale, e tutti i medici ad esercitare il diritto, pur previsto dalla norma, all’obiezione di coscienza.

Ci uniamo anche noi a questo appello esprimendo tutta la nostra opposizione ed indignazione per quanto accaduto in Spagna, la nostra solidarietà e vicinanza al Movimento Pro-Vita spagnolo ed il nostro sostegno per la lotta che sarà necessario proseguire con ancor maggior vigore.

Valerio Duilio Carruezzo

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