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L’emotivismo è la morte della battaglia pro-life

La battaglia pro-life, per essere condotta e per avere un reale esito contro-rivoluzionario (come già detto in un precedente articolo, ogni pro-life deve contrastare il processo Rivoluzionario) necessita di una base fondamentale, un po’ come una casa necessita delle fondamenta per essere costruita: la ragione, esercitata dal nostro intelletto. Perché è necessario ribadirlo? Perché oggigiorno nel mondo pro-life e più in generale nella nostra società vige un dogma apparentemente intoccabile: sembra divenuto obbligatorio giudicare la realtà secondo la propria percezione personale, secondo la propria emotività e, allo stesso tempo, nessuno può permettersi di giudicare tale percezione.

Ecco l’ennesimo sovvertimento messo in atto dalla Rivoluzione: non è il nostro intelletto a doversi adeguare alla realtà delle cose (Veritas est adaequatio rei et intellectus), come sapientemente insegnava San Tommaso d’Aquino, ma è la realtà che si deve letteralmente piegare al mio pensiero! E questo è di una gravità inaudita. Persino alcuni tra i più ferventi pro-life, di fronte ad un ragionamento che mette in discussione un proprio pensiero o una propria personalissima esperienza, improvvisamente cedono alla logica del compromesso pur di non sconfessare quel che hanno provato o provano nel proprio cuore. Questo è il nucleo dell’emotivismo, che annulla la ragione e ci priva di quelle fondamenta senza le quali tutto ciò che costruiamo crolla inesorabilmente.

Qual è l’esito pratico di questo processo? Che si stabiliscono delle eccezioni al proprio essere pro-life e, improvvisamente, si inizia a fare il gioco del mondo pro-morte. Un esempio tipico? La tanto vexata quaestio della “gravidanza extrauterina” (ma anche per la gravidanza conseguente ad uno stupro vale un discorso simile). In un recente video ho spiegato, che l’aborto non può essere ritenuto una soluzione neanche in questo caso così delicato. Vi sono tuttavia persone che, calandosi nei panni della donna con una tale gravidanza, vedono nella rimozione della tuba una inutile menomazione, una violenza indicibile perpetrata per un altrettanto inutile scopo: quello di non commettere una diretta, deliberata e intenzionale uccisione di un innocente che, secondo la logica di taluni è “comunque destinato a morire”. Anche io che scrivo e tu che leggi siamo destinati a morire, ma non per questo la nostra vita improvvisamente diviene un bene disponibile a cui porre fine (è la base del pensiero che cerchiamo di combattere tutti i giorni).

Per di più questo emotivismo non aiuta ad un’analisi attenta del problema bioetico, che deve partire anche dal dato scientifico. Quest’ultimo ci dice che la tuba, già nel processo di annidamento del feto ectopico, si danneggia irrimediabilmente. All’esterno può apparire come integra, ma all’interno avvengono dei processi, già descritti in un precedente articolo, che invito a leggere per chi non l’avesse fatto, per i quali la muscolatura liscia viene compromessa e non riesce più a svolgere la sua funzione. Anche nel caso in cui la tuba non dovesse rompersi a gravidanza cessata (rischio da tenere in conto ugualmente), non potrebbe comunque più svolgere la sua primaria funzione peristaltica per il trasporto dell’ovulo fecondato verso l’endometrio, aumentando così la probabilità di ulteriori gravidanze extrauterine!

Dunque chi è che vuole il bene della donna? Una persona che per emotivismo decide di condannarla ad ulteriori gravidanze extrauterine (o, nel peggiore dei casi, alla morte per emorragia), peraltro ponendo deliberatamente fine alla vita di un innocente, oppure chi, applicando il principio del doppio effetto, tollera degli effetti non voluti per salvarle sicuramente la vita? Senza contare poi che se si continua a suggerire l’aborto come soluzione, la ricerca non sentirà mai l’esigenza di sviluppare delle tecniche che permettano di salvare sia la madre che il figlio!

In definitiva, da un buon pensare deriva un buon agire, ma se continueremo a pensare secondo l’emotività, non potremo mai pretendere di vincere questa battaglia e il mondo pro-morte l’avrà sempre vinta perché troverà persino nel pro-life emotivo un alleato con cui portare avanti la Rivoluzione, facendo scendere l’umanità sempre più nell’abisso.

Fabio Fuiano

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