Io,Atea e Pro-life.

Ebbene si! Un Ateo può essere Pro-life. La notizia è sconvolgente, lo so, sopratutto di questi tempi in cui la società ci ha voluto far credere che la difesa della vita sia una prerogativa dei cristiani. Lo pensavo anch’io. Pensavo che la questione della vita fosse qualcosa che non mi toccava, qualcosa di cui solo “la gente di Chiesa” dovevano occuparsi. D’altronde io avevo cose più importanti a cui pensare : la scuola, il fidanzato e l’attivismo politico. Si, avete capito bene, l’attivismo politico; infatti ero e sono tutt’ora attivista di un centro sociale. Dovevo pensare a difendere i diritti dei più deboli : i lavoratori. Non potevo mica occuparmi di quel grumo di cellule che molti si ostinavano a definire “feto”! Tanto erano solo cellule mica una vita vera e propria… solo cellule… una ammasso di cellule niente più.

Era un pomeriggio come tanti altri e stavo svolgendo una ricerca sul discorso di Kennedy “Ich bin Ein Berliner” e tra i video consigliati c’era il discorso tenuto da una donna a Melbourne. Avevo deciso di guardarlo perchè il titolo mi incuriosiva. “Una testimonianza da far tremare i polsi”… cosa ci sarà mai di così emozionante? Davanti ai miei occhi c’era una donna, in piedi, leggermente barcollante che stava parlando di aborto.

Fantastico, un altro video che parla di un argomento che non mi rigurda! Quasi quasi stoppo e torno alla ricerca.

<< Dovevo essere abortita ma i medici non sono riusciti ad uccidermi>>

Quelle parole mi hanno colpito profondamente, davanti a me c’era un essere umano in carne ed ossa e non un grumo di cellule, com’era possibile? Le donne che vogliono abortire non uccidono una persona ma delle cellule, hanno il diritto di farlo, è il loro corpo.

Man mano che il video proseguiva le mie convinzioni andavano scemando fino al punto di non sapere più se fossero giuste. La donna aveva subito dei danni permanenti a causa del tentato aborto salino e per questo barcollava ma nonostante tutto era sorridente e felice della sua vita. Quella stessa vita che io pensavo fosse giusto eliminare perché un peso per la madre, perché la felicità della madre era più importante di un’altra vita. In realtà era una persona separata dalla madre. In quel momento ho capito che non si trattava di un ammasso di cellule ma di una nuova persona ed io, paladina dei diritti dei più deboli, non potevo permettere che questa venisse cancellata.

La donna sopravvissuta all’aborto si chiama Gianna Jessen e non smetterò mai di ringraziarla per aver trasformato un’atea, comunista e abortista in una Pro-life. Grazie Gianna per avermi fatto capire che la vita non è una questione che riguarda solo chi ha determinate idee politiche o religiose ma riguarda tutti. La sua difesa prescinde dalle classiche categorie di destra, sinistra, credente, non credente perché se permettiamo di decidere arbitrariamente quali vite meritano di essere vissute e quali no togliamo significato e dignità alla vita stessa, permettendo così qualsiasi tipo di sopruso verso un cittadino più debole. In una società civile nessun cittadino può essere lasciato indietro ma deve essere tutelato.

Questo ci distingue dagli animali : nel loro mondo prevale la legge del più forte, nella nostra dovrebbe prevalere quella dell’uguaglianza e del merito. Ho deciso di dedicarmi alla causa pro-life per trasformare quel “dovrebbe prevalere” in un “prevale”.

Erika Fancelli

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