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Gli animali hanno diritto a una sepoltura dignitosa. E i bambini?

“Genova avrà presto un punto per la cremazione degli animali da compagnia e A.Se.F lancia il servizio “for Pets” per andare incontro ad una richiesta sempre più numerosa.
In città sono registrati oltre 56.300 animali e la necessità di pensare alle esigenze di chi desidera occuparsi in modo etico del proprio animale da compagnia anche in quel terribile momento che è la morte, cresce di giorno in giorno.
In attesa che la città di Genova abbia un nuovo forno crematorio dedicato agli animali, struttura che nascerà presto nell’area metropolitana, l’azienda partecipata del Comune di Genova e specializzata in servizi funebri, lancia il servizio A.Se.F. for Pets che prevede la cremazione etica e personalizzata degli animali d’affezione e affido dell’urna cineraria al padrone”

Così si legge in un recente articolo pubblicato sul quotidiano Online Liguriaoggi. Un articolo che fornisce dettagli anche a livello normativo in merito al tema della sepoltura degli animali. Riportiamo testualmente:

“Dal punto di vista normativo, le spoglie degli animali domestici sono considerate sottoprodotti da smaltire tramite incenerimento – spiega l’avvocato Maurizio Barabino, amministratore unico di A.Se.F. – Il sistema tradizionale prevede lo smaltimento delle spoglie degli animali in forni crematori comuni. Ciò, naturalmente, impedisce ai padroni di ottenere le ceneri e quindi di preservarne il ricordo”. La struttura di “A.Se.F. for Pets” garantisce invece la cremazione singola e personalizzata, con la consegna delle ceneri certificate di ogni singolo animale in un’urna cineraria scelta dal padrone.”

Leggendo questo articolo è difficile non pensare alla polemica venuta fuori qualche settimana fa in merito alla proposta del senatore Luca De Carlo sul tema della sepoltura dei feti abortiti, con reazioni accigliate da parte di esponenti della sinistra. Il fatto che si sostenga come “etica” la cremazione degli animali e allo stesso tempo si parli di “pratica barbara” riferendosi alla sepoltura dei feti è quantomeno contraddittorio. Riguardo alla proposta di legge di De Carlo va fatta una doverosa precisazione: è una proposta di legge non integralmente buona, nel senso che si inserisce comunque nel solco delle leggi che si limitano semplicemente all’integrale applicazione della 194, senza volerla cancellare. Lo stesso Di Carlo ha rilasciato la seguente dichiarazione in merito:

“Se a lei sembra normale che una vita venga smaltita come un rifiuto speciale va bene, a me no. Una donna che decide per ‘x’ motivi di interrompere la gravidanza avrà il diritto di poterlo fare e il feto avrà il diritto di essere seppellito”

Anche qui si cade in un paradosso: si difende il diritto ad uccidere un innocente, ma si pretende che, una volta ucciso, venga sepolto. Se infatti il feto acquisisse uno statuto giuridico tale da guadagnarsi il diritto di una degna sepoltura, non dovrebbe, in nome dello stesso statuto giuridico, avere diritto alla vita, e quindi ad evitare quella stessa “degna sepoltura”? Nella dichiarazione di De Carlo si ammette dunque il compromesso, e in quanto tale, non può portare tutto il bene che promette. Il problema fondamentale è che il cosiddetto “diritto all’aborto” non viene messo in discussione. Tuttavia, il merito di questa proposta è stato quello di far accendere i riflettori su una questione eticamente delicata e rilevante come la sepoltura dei feti abortiti, della quale si offriranno dei cenni a livello normativo.

La legislazione attualmente in vigore è l’art.7 del Regolamento di polizia mortuaria, la quale stabilisce che la sepoltura dei feti abortiti viene eseguita su richiesta dei genitori (richiesta che deve essere eseguita entro 24 ore dall’espulsione o estrazione del feto). L’aspetto degno di nota è la terminologia che viene utilizzata nella legge: se il feto abortito ha un’età compresa tra le 20 e le 28 settimane viene chiamato “prodotto abortivo”, mentre se ha un’età inferiore alle 20 settimane viene definito “prodotto del concepimento”. La nuova proposta di legge quantomeno parla di “bambini non nati”, e propone la sepoltura obbligatoria di tali bambini.

E qui sta il nodo di tutta la questione: il mancato riconoscimento della dignità dei bambini, del fatto che i feti sono a tutti gli effetti persone. Questi artifici linguistici che riducono i bambini a “prodotti” veicolano il messaggio che i bambini sono tali solo da un certo momento in poi, e quindi prima possono essere tranquillamente eliminati, “smaltiti”, perché non-persone. In merito al riconoscimento dell’umanità e della dignità del concepito risultano adeguate le seguenti dichiarazioni della dott.ssa Baccaglini:

“Riconoscere non significa inventare dal nulla ma aprire gli occhi su una realtà

che già c’è, si dovrebbe riconoscere pertanto con maggiore evidenza e chiarezza ciò che più mi è simile e più dovrebbe essere naturale riconoscere come uguale portatore di dignità, qualsiasi appartenente alla famiglia umana, quindi il “cucciolo d’uomo”. Questa consapevolezza è determinata dal fatto che credo che il concepito portatore di un senso e di un significato di per sé, per il solo fatto che esiste. Il non

riconoscere è quindi il non accogliere, ancora di più, il respingere.”

Per questo risulta paradossale riconoscere l’eticità della sepoltura e cremazione degli animali e allo stesso tempo indignarsi per la sepoltura dignitosa di una persona. La dignità di una persona, in qualsiasi momento della vita, va rispettata. Un bambino non vale meno di un cane, di un gatto o di un pulcino. La sua dignità è per essenza superiore a quella di qualsiasi animale. Riconoscere l’umanità delle persone dal momento del concepimento è il primo passo per una società che voglia davvero essere attenta e dignitosa. Altrimenti, si arriva a situazioni inquietanti e surreali, con cani che meritano sepoltura con targhetta di riconoscimento per meglio ricordarli, e bambini sepolti con un’anonima croce bianca, senza la possibilità di ricordarli e pregare per loro.

Marco Pirlo

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