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Replica pro life a chi afferma “mio il corpo, mia la scelta”

Riportiamo qui di seguito la replica di Live Action alla tipica frase utilizzata dal mondo pro-choice, “mio il corpo mia la scelta”. Kristen Watson, co-fondatrice della Fondazione One More, spiega perché la frase è sbagliata. Ci teniamo a sottolineare che, chiaramente, qui non si parla di “semplici diritti del corpo”, in quanto anche volendo non potrei amputarmi un braccio solo perché “il corpo è mio”. Sarebbe folle. Qui stiamo parlando di un valore intangibile, la vita, che nell’ordinamento giuridico si traduce in un “diritto” ma è molto più di questo. Non ha senso di parlare di diritti se prima non si parla di valori.

Quando una donna dice, “mio il corpo, mia la scelta”, sono d’accordo. Certamente, abbiamo una certa autonomia per il nostro corpo. Le donne e il loro corpo devono essere rispettati e protetti. I diritti per il proprio corpo sono importanti specialmente quando una donna è incinta. Perché c’è più di un corpo coinvolto. Dopo tutto, portare in grembo un bambino è un po’ più complicato, diciamo, rispetto a giocare a football. Questo è mio marito, Benjamin. Lui è un tight end per il New Orleans Saints e qui (nel video ndr.) sta facendo touchdown e sta annunciando che sono incinta di due gemelli. Dunque ecco un esempio calzante: non c’è solo il MIO corpo qui, ci sono tre corpi!

Alcuni dicono che “i bambini nel grembo sono parte del corpo della donna”, ma per favore! Se un bambino nel grembo materno fosse letteralmente parte del corpo della donna, come il suo braccio o la sua gamba, allora avrei tre cuori, tre cervelli e trenta dita, e dal momento che qui ci sono due maschietti, sarei principalmente un maschio? Dunque quando le persone dicono “mio il corpo, mia la scelta” per difendere l’aborto, semplicemente non ha alcun senso. Qui sta il punto nei diritti corporei e nei diritti in generale: un diritto non è un diritto se lo applico solamente a ME, e non garantisco ad altri ciò che chiedo per me stesso. Per farla semplice, il diritto di una donna sul proprio corpo, non include il diritto di sopprimere la vita di un essere umano innocente.

Pensateci: troveremmo orribile se una donna incinta intenzionalmente assumesse droghe, sapendo che potrebbe causare un danno fisico o mentale al bambino. D’altra parte, se una donna ha il diritto di fare ciò che vuole col proprio corpo, incluso sopprimere il proprio bambino, non diremmo che sia sbagliato. Per di più dobbiamo riconoscere che sussiste una relazione speciale tra i corpi della madre e dei suoi bambini. I genitori, sia madri che padri, hanno un obbligo naturale di supportare i propri bambini che il nostro sistema legale riconosce. Ecco perché si richiede che i padri paghino il sostegno ai propri figli fino ai 18 anni.

Il papà non dice “mio il corpo, mia la scelta”, per non sottoporre il proprio corpo al lavoro e decidere di non spendere nulla per supportare il bambino che ha contribuito a procreare. Similmente le madri hanno un obbligo naturale a supportare i propri bambini. Entrambi i genitori sono responsabili di nutrire, dare una casa, prendersi cura e non trascurare i propri figli. Se non ci si può prendere cura di un bambino, ad una madre e ad un padre non è permesso sopprimere la sua vita. Piuttosto dovrebbero fare un piano per l’adozione o attenersi alle leggi vigenti in materia, oppure lasciare il bambino in ospedale, ad una stazione di polizia o dei vigili del fuoco. Dal momento che i genitori hanno una responsabilità naturale e legale di andare incontro alle necessità basilari dei propri bambini dopo la nascita, segue che hanno la medesima responsabilità anche prima della stessa.

Ma quando le donne dicono “mio il corpo, mia la scelta”, riguardo all’aborto, si pensi al messaggio che si dà agli uomini: “è il suo corpo, la sua scelta, quindi anch’io non devo prendermi responsabilità annessa alla mia virilità, al matrimonio o alla paternità. Se suo il corpo e sua la scelta allora è un suo problema”. Se un uomo usa una donna per nient’altro che il sesso, la mette incinta, e lei abortisce, lui potrà scrollarsi di dosso la responsabilità dicendo “è un problema della donna”. “Mio il corpo e mia la scelta” NON è un’argomentazione per i diritti del corpo della donna se ne consegue che la donna venga trascurata piuttosto che rispettata e protetta.

È stato detto che i bambini nel grembo materno non hanno diritto alla vita perché sono completamente dipendenti dal corpo della madre. Anche un neonato è completamente dipendente dal corpo di altri per la sua sopravvivenza, ma nessuno potrebbe pensare che ad un neonato manchi il diritto a vivere. La debolezza e la dipendenza dei bambini sono piuttosto una ragione per fornire ancor più cura e supporto, non di meno. La dipendenza non elimina l’umanità, in effetti la dipendenza arricchisce l’umanità. Benjamin, io e i nostri sette figli siamo tutti dipendenti l’uno dall’altro, dalla nostra comunità e da Dio. Proviamo a costituire una comunità dove i diritti del corpo e l’autonomia del corpo implichino rispetto, protezione e supporto gli uni per gli altri, inclusi i più deboli tra di noi.

 

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