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Le alte cariche dell’Argentina riconoscano l’umanità del concepito!

È notizia di pochi giorni fa che il presidente dell’Argentina, Alberto Fernández, ha presentato un disegno di legge sull’aborto. Il motivo? Secondo lui è necessario risolvere un “problema di salute pubblica in Argentina”. Egli auspica persino che il Papa non si arrabbi troppo con lui per questo, affermando

spero che capisca che devo risolvere un problema di salute pubblica in Argentina. Infine, il Vaticano è uno Stato all’interno di un paese chiamato Italia dove l’aborto è consentito da molti anni. Quindi spero che capirà. Questa legge non è contro nessuno, è per risolvere un problema”.

Ha poi aggiunto che qualora la legge sull’aborto passasse questo non lo renderebbe obbligatorio e dunque ciò basterebbe a preservare chi, avendo delle convinzioni religiose, potrà semplicemente scegliere di non ricorrervi. Non poteva infine mancare un riferimento all’aborto “sicuro” che contrasti il fenomeno degli “aborti clandestini”. Insomma, cambiano i tempi, cambiano i paesi, eppure le pseudo-argomentazioni abortiste non cambiano mai.

Tralasciando il fatto che non è il giudizio del Papa quello che il presidente argentino dovrebbe temere, bensì quello di Dio, vindice degli innocenti brutalmente uccisi nel grembo materno, vi sono alcune considerazioni di carattere logico da fare che, come mostreremo, riconducono ogni affermazione al nocciolo duro (potremmo dire il dogma centrale dell’abortismo) del mancato riconoscimento dell’umanità del concepito*.

Il presidente afferma che nel suo paese c’è un problema di salute pubblica: quale sarebbe? Non ci è dato saperlo. Ma andiamo oltre. Davvero la soppressione di un essere umano innocente dovrebbe essere la soluzione di un problema creato a tavolino? Abbiamo già sentito la favola della “legge che non è contro nessuno” e il substrato ideologico su cui si fonda è la negazione dell’umanità del concepito e dell’indisponibilità della sua vita. Compreso questo “piccolo” particolare, che è stato più volte mostrato tanto a livello scientifico quanto a livello filosofico, dire che una legge sull’aborto non è contro nessuno rappresenta una follia, in quanto è sicuramente contro il concepito, che non la racconta, ed è poi contro la donna che commette un atto contro la propria stessa natura.

La seconda affermazione del presidente riguarda la non obbligatorietà dell’atto abortivo. Tale asserzione si fonda sulla famosa “libertà di scelta della donna”. Per sfatarlo, basterebbe traslare tale paradigma libertario in un ambito dove, almeno per il momento, tutti riconoscono che si ha a che fare con un male intrinseco. Se, per assurdo, un presidente argentino dicesse che vuole approvare una legge per la legalizzazione di ogni possibile forma di violenza sui bambini, schiere di pro-choice si solleverebbero in coro e direbbero che nessuno può essere “libero” di violare un bambino innocente. Nemmeno uno direbbe mai che, se passasse una tale legge, a chi è contrario alla violenza sui bambini basterebbe non esercitarla, lasciando gli altri liberi di perpetrare i crimini più atroci. In realtà a tale obiezione risponderebbero che il bambino è un essere umano, titolare di diritti, mentre il concepito no. Dunque si ritorna al punto di partenza: si sta negando l’umanità del concepito.

Infine la menzogna dell’aborto “sicuro” contro l’aborto “clandestino”. Un atto intrinsecamente malvagio non è buono o cattivo a seconda del contesto in cui viene effettuato, anzi, è clandestino proprio perché è un atto cattivo. Facciamo un esempio molto semplice: supponiamo che un giorno si voglia legalizzare il furto con la scusa che il ladro è sempre in pericolo quando entra nelle case di privati cittadini (non si sa mai come uno potrebbe reagire, soprattutto se viene svegliato di soprassalto nel cuore della notte … ma soprassediamo) e che quindi è necessario legalizzare un “furto sicuro” per cui il ladro non subisca conseguenza alcuna. Suppongo ci sarebbero non pochi malumori. Eppure sull’aborto, un atto ben più grave di un furto, si chiudono entrambi gli occhi! Ma, anche qui, si torna al punto di partenza, che è la negazione dell’umanità del concepito. Senza tale negazione sarebbe a dir poco scontato che non esista un “aborto sicuro” dato che tale procedura è un viaggio senza ritorno per il concepito e può esserlo anche per la madre (tanto fisicamente quanto psicologicamente).

Non abbiamo bisogno di presidenti sedicenti cattolici che sostengano l’illogicità abortista e che paventino una finta paura che “il Papa si arrabbi”. Abbiamo bisogno di presidenti genuinamente cattolici che abbiano un santo timor di Dio e che giudichino l’atto abortivo come un male morale intollerabile in ogni caso (contro ogni malsana idea di “male minore”), riconoscendo l’oggettiva umanità del concepito innocente.

* In verità questo non è esattamente un dogma, in quanto deriva a sua volta errori antropologici, filosofici e teologici che purtroppo non abbiamo modo qui di sviluppare qui (ma di cui si parlerà certamente nel corso di bioetica della prof.ssa Brambilla). Tuttavia molte delle persone che sposano tale idea, lo fanno in maniera dogmatica, cioè senza minimamente sapere qual è la radice della propria convinzione, motivo per cui il termine “dogma abortista” risulta congruo.

Fabio Fuiano

Fonte: Corrispondenza Romana

 

 

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