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Limitazioni all’IVG farmacologica in Umbria: un flebile passo per rendere l’aborto impensabile

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In questi giorni fa molto discutere la decisione della Regione Umbria di non permettere l’aborto farmacologico in day hospital in Umbria. Come Amici degli Universitari per la Vita di Perugia siamo contrari alla pratica dell’aborto, in quanto esso mette fine alla vita di un bambino innocente. Il fronte pro-morte si è schierato contro tale decisione in quanto la ritiene contro la donna. Ciò che non viene detto, però, è che l’aborto farmacologico non consiste nell’assumere l’equivalente di una pasticca per il mal di testa, ma ha conseguenze devastanti per la donna sia sul piano fisico che su quello psicologico: fisico, perché con l’aborto farmacologico si ha una maggiore probabilità di incorrere in emorragie, infezioni (come riportato pure sul foglietto illustrativo tra gli effetti collaterali comuni ) e, visto che in alcuni casi le pillole vengono assunte a casa, quindi lontano da chi può prestare tempestivo e adeguato soccorso, si può arrivare anche alla morte; psicologico perché è la donna stessa, in completa solitudine, a porre fine all’esistenza del proprio figlio e a vederlo esanime a terra. Quest’ultimo è un aspetto di immensa drammaticità, visto e considerato che il più delle volte la donna è fortemente disinformata sulle conseguenze reali del suo gesto.

Come se non bastasse, in alcuni casi è richiesto comunque un intervento chirurgico in quanto può capitare che l’espulsione non sia avvenuta correttamente. Le femministe hanno voluto far depenalizzare l’aborto con la scusa di eliminare l’aborto clandestino (pratica alla quale le donne fanno tutt’ora ricorso) in cui la donna era lasciata sola e il rischio di morire era alto. Ora, invece, sono proprio loro ad auspicare un aumento degli aborti farmacologici relegando l’aborto a pratica “privata” da effettuarsi in completa solitudine, lontano da occhi indiscreti. L’IVG farmacologica viene raccontata male, quasi come se fosse un modo per liberarsi velocemente di un problema, così che vi accedano più persone possibili e si perdano di vista la drammaticità e l’immoralità dell’atto abortivo. Invece di aiutare le donne a tenere il bambino, si propone loro di farlo fuori nel modo più veloce possibile, magari senza concedere un po’ di tempo per capire l’importanza della vita che portano in grembo, blaterando che “è solo un grumo di cellule” o che “è la scelta giusta per il bambino” (come se uccidere fosse una scelta …). La vita inizia nel momento del concepimento e nessuno ha diritto di porvi fine, così come nessuno può spingere un’altra persona ad uccidere. Molte donne, infatti, subiscono forti pressioni psicologiche da parte di familiari, personale medico e sanitario per abortire, nonostante persino la legge 194, seppur con immensa ipocrisia, preveda di proporre opzioni alternative all’aborto e di aiutare la donna a superare ogni ostacolo alla maternità. Molte associazioni e Centri di Aiuto alla Vita sono da anni a fianco dei bambini e delle donne supportandole economicamente, materialmente, emotivamente, fornendo assistenza medica e psicologica.

Ci auguriamo che l’aborto diventi un giorno impensabile e per questo siamo lieti ogni volta che viene compiuto un passo, seppur flebile, nella direzione della protezione della vita umana tentando perlomeno di ostacolare la facilità con cui si accede alla pratica abortiva. Dobbiamo tuttavia constatare che un reale risultato non potrà essere ottenuto fino a quando non verrà messo in discussione il principio cardine che permea tutto il pensiero abortista: la “libertà di scelta” della donna. Fintanto che tale principio rimarrà inalterato e finanche tollerato da alcuni pro-life, sarà impossibile operare per la definitiva abrogazione di una legge iniqua come la 194, la quale, lungi dal garantire il diritto di ogni bambino a nascere, ha provocato, solo in Italia, la morte di 6.000.000 di persone dal 1978 ad oggi. Vorremmo, inoltre, che fosse incentivata ulteriormente una cultura per la vita raccontando la verità sulla violenza dell’aborto a scapito delle solite bugie pro-morte: solo così tale atto non solo diverrà illegale, ma anche impensabile.

Sara Reho

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