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Chris Smith:”L’aborto è un abuso allo stato estremo”

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Mr Speaker, oggi, a 35 anni dall’ignobile decisione della Corte Suprema di legalizzare l’aborto su richiesta durante la gravidanza, siamo in lutto per circa 50 milioni di bambine e bambini innocenti, le cui vite sono state troncate dall’aborto – una sconcertante perdita di giovani vite, pari a sei volte il numero degli abitanti del New Jersey, il mio paese natale.

Un giorno le future generazioni di americani si guarderanno indietro e si chiederanno come e perché una società così ricca e apparentemente illuminata, così fortunata e dotata della capacità di proteggere e migliorare la fragile vita umana, abbia potuto invece promuovere aggressivamente la morte dei bambini e lo sfruttamento delle donne tramite l’aborto, sia qui che al di là del mare.

Essi noteranno con grande amarezza che alcuni dei nostri politici di spicco e icone mediatiche spesso parlino di diritti umani o civili, ma escludendo di fatto ogni protezione a quella che attualmente è la più perseguitata minoranza del mondo, i bambini non ancora nati.

Perché smembrare un bambino con coltelli affilati, polverizzarlo tramite potenti aspiratori o avvelenarlo con sostanze chimiche tossiche, non è abbastanza per suscitare una scintilla di empatia, sdegno morale, pietà o compassione nell’élite liberale americana?

L’aborto distrugge la vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Il movimento pro-aborto rappresenta la quintessenza di un “Deficit di Empatia”.

La vita umana inizia dal momento del concepimento. Ogni secondo successivo è semplicemente uno stadio di sviluppo. Al 22° giorno il cuore è pulsante e al 44° giorno si rilevano le onde cerebrali. Durante la quinta settimana iniziano a svilupparsi le manine e i piedini e alla settima settimana il bambino già scalcia e nuota nell’utero. La tecnologia a ultrasuoni ci apre una finestra sulla solida vita dei bambini non nati, mostrandoli muoversi, girarsi e stiracchiarsi addirittura durante le primissime settimane di gravidanza. Sappiamo che nel secondo trimestre i bambini hanno la capacità di sentire dolore.

L’aborto non potrà mai essere inteso come un diritto umano, anche se Amnesty International e Human Rights Watch dicono che lo è.

È un diritto umano abusare del più debole e del più vulnerabile, trattandolo al pari di una malattia sessualmente trasmissibile, un parassita, un sacco di immondizia da buttar via?

Parlare di “desiderato” e “indesiderato” rende il bambino un oggetto. I bambini nel grembo hanno dignità e un grande valore intrinseco. Poiché questi bambini sono così indifesi, i politici e i giuristi devono adesso, dopo una lunga attesa, elevarsi al di sopra dell’interesse politico personale, del fascino superficiale delle argomentazioni manovrate da gruppi pro-aborto e sondaggisti, e di un mucchio di pseudo-scienziati, per proteggere i fondamentali diritti umani del concepito.

Siamo onesti. L’aborto è una violenza contro i bambini. È un abuso allo stato estremo. È crudeltà verso il bambino. Purtroppo, non solo l’aborto è legale fino alla nascita, ma i quotidiani esecutori di questa terribile ingiustizia, sono fortemente sovvenzionati da politici liberali che arricchiscono l’industria dell’aborto con i soldi dei contribuenti.

Le generazioni a venire rifletteranno con sgomento e incredulità che, nonostante i modesti risultati di una legislazione pro-vita nel Congresso e negli Stati, nel 2008 il più grande operatore di aborti nella nazione, Planned Parenthood, ha continuato a ricevere enormi quantità di soldi dei contribuenti. Come ho recentemente detto alla Camera dei Rappresentanti, è tempo di dare una seconda occhiata a Planned Parenthood, “Child Abuse, Incorporated”, per i milioni di bambini che ha ucciso e che continua ad uccidere, il tutto mentre riceve centinaia di milioni di dollari da governi locali, federali e statali.

Per l’industria dell’aborto, il business è buono. Nel 2005, solo Planned Parenthood ha aumentato di 10.000 il numero di aborti effettuati nelle cosiddette “cliniche di pianificazione familiare”, per un totale di quasi 265.000 aborti. Con il boom di costruzione delle cliniche a livello nazionale, il numero di bambini macellati è destinato a salire a 300.000 annuali o più.

I difensori dei diritti umani degni di questo nome devono come minimo mobilitarsi per abolire i sussidi governativi destinati a coloro che uccidono i bambini. Dobbiamo inoltre combattere tenacemente affinché ogni vita, nata o non nata, sia rispettata e protetta dalla legge.

Ci sono almeno due vittime in ogni aborto (tre quando ci sono dei gemelli coinvolti). È tempo di riconoscere e accettare la sconveniente verità che l’aborto sfrutta le donne. Le donne meritano di meglio dell’aborto. Bisogna trovare soluzioni non violente e umane per quelle donne che affrontano la sfida di una gravidanza inaspettata senza adeguate risorse finanziare o supporto emotivo. Il bambino concepito da una donna può venire facilmente raschiato via dal suo utero, ma la memoria non può essere altrettanto facilmente rimossa dal suo cuore e dalla sua mente . Alcune donne riportano gravi conseguenze psicologiche inclusa la depressione clinica.

La Dottoressa Alveda King, nipote del defunto Martin Luther King, Jr., ha avuto due aborti. Oggi, è entrata a far parte della crescente coalizione di donne che rimpiangono profondamente il loro aborto e non stanno più in silenzio a riguardo, “Silent No More”. Al di fuori del profondo dolore personale e della compassione per gli altri, ci sfidano a rispettare, proteggere e amare in modo tangibile ambedue, madre e bambino. Le donne di Silent No More danno alle donne che hanno abortito un posto sicuro per elaborare il lutto e una mappa per la riconciliazione. Queste donne coraggiose ci obbligano a ripensare e a rivalutare il fin troppo scadente sofisma della nostra cultura dell’aborto. Riflettendo sul famoso discorso di suo zio, Alveda King si domanda: “come può sopravvivere il Sogno se assassiniamo i nostri figli?”.

Le future generazioni poseranno lo sguardo sui partecipanti alla Marcia per la Vita con gratitudine per la loro ferma determinazione a proteggere sia la madre che il concepito dall’aborto. Trentacinque anni dopo Roe, le posizioni pro-vita si sono arricchite di sopravvissuti all’aborto – coraggiose donne che hanno vissuto l’aborto, padri in lutto per la perdita del loro figlio o figlia, fratelli che compiangono la morte per aborto di un fratello o una sorella e studenti che sentono la mancanza di ogni compagno di classe cui è stata negata la possibilità di vivere. Attraverso i loro sforzi, uniti alla dedizione di avvocati pro-vita di tutte le età, alla preghiera e al digiuno, la notte oscura americana del massacro dei bambini avrà presto fine.

Traduzione di Sara Sanna

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