Aborto fino al 9° mese anche in Italia? Marciamo per dire no a questa deriva!

Anche quest’anno noi Universitari per la Vita saremo presenti alla Marcia del 18 maggio a Roma. Molti sono portati a dire: “perché dovrei partecipare? Perché scomodarsi? Dopo tutto ormai la cultura vigente è quella … marciare non serve a un granché, piuttosto si applichino come si deve le leggi che già ci sono”. Quante volte abbiamo sentito tali affermazioni, quante volte abbiamo dovuto evidenziare la loro fallacia logica. Nella legislazione italiana vi sono un buon numero di leggi ingiuste e lo sono in quanto contravvengono a quella legge naturale inscritta in ogni essere umano: “non uccidere”. La legge 194 sull’aborto, la legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, la legge 40 sulla fecondazione assistita ed ora, tanto discussa, anche una legge su eutanasia e suicidio assistito, sono solo tasselli di un puzzle che ci vuole assuefatti ad una cultura di morte che continua a mietere vittime innocenti ogni singolo giorno.

Perché noi giovani marciamo? E soprattutto, perché lo faremmo anche se fossimo solo noi in piazza? Perché sappiamo che andare avanti così non si può e crediamo alla necessità di un forte cambiamento di rotta: non è sufficiente “applicare bene” la legge 194 (che per i suoi scopi è applicata fin troppo bene), non è sufficiente attendere che un legislatore promulghi “per sua gentile concessione” una norma che tuteli l’obiezione di coscienza per la tremenda rimozione di alimentazione e idratazione prevista dalla legge sulle DAT. Le leggi influiscono sulla cultura in quanto per loro natura legittimano un comportamento e lo rendono moralmente accettabile: in quarant’anni i giovani si sono convinti che l’aborto sia una passeggiata, un diritto, una scelta, al punto da reiterarlo addirittura più volte. Se non ci credete basta parlare con le infermiere o i medici che lavorano nei reparti di ginecologia e ostetricia degli ospedali italiani. Vi renderete conto di un panorama desolante … di una generazione che non ha più un futuro. Le soluzioni proposte dalla società non sono dirimenti del problema.

La contraccezione in pillole, ad esempio, è solo uno specchietto per le allodole. Basta dare un’occhiata alla relazione annuale della legge 194 per notare come la pillola del giorno dopo e quella dei 5 giorni dopo hanno avuto un’impennata di vendite nel 2017. Queste pillole hanno un meccanismo abortivo, nonostante il mondo pro-choice dica il contrario: l’American College of Obstetricians and Gynecologists, la maggiore organizzazione di ginecologi degli USA, nel 1965 ha dovuto solo “spostare” artificiosamente il momento dell’inizio della gravidanza dal concepimento all’annidamento dell’embrione nell’utero. Così facendo ha reso “contraccettive” pillole che in realtà hanno un meccanismo abortivo! Se infatti si pone l’inizio della vita di un essere umano al concepimento, come di fatto è, bisogna necessariamente riconoscere che tali farmaci, agendo proprio nel periodo che intercorre tra il concepimento e l’annidamento, “tagliando viveri” all’embrione (già formato) prima che esso possa annidarsi nell’utero, provocano, di fatto, un “cripto-aborto”. Al che si spiega per quale motivo la legge 194 registri un trend in diminuzione di aborti chirurgici: non ci si arriva nemmeno in ospedale, l’aborto viene effettuato molto prima, “in casa”!

Come se non bastasse, è necessario evidenziare un quadro ancora più inquietante: molti sono consapevoli del fatto che a New York è stata recentemente approvata una legge che consente, de facto, l’aborto fino al nono mese di gravidanza. Pensate siano gli unici? Ad un’attenta analisi della relazione annuale di applicazione della legge 194, qui in Italia, scopriamo l’esistenza di una tabella che riporta il numero di aborti per epoca gestazionale. La riportiamo qui di seguito (riportiamo per brevità solo il totale):

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Notiamo immediatamente che degli 80.733 aborti effettuati nel 2017, ben 992 aborti sono stati effettuati oltre le 21 settimane (ovvero oltre il quinto mese) e non è dato sapere “quanto” oltre! Alcuni obietteranno che non è vero che si possa arrivare a nove mesi, ma a parte affermazioni di qualche singolo medico che “si regola” autonomamente su un eventuale limite superiore, nessuno può fornirlo in modo ufficiale, tantomeno lo fa la legge 194! Se il criterio adottato è quello della tutela della “salute” psico-fisica, qualunque scusa può essere accolta per accedere alla pratica abortiva. Se poi il criterio è anche eugenetico questo non può che inquietarci maggiormente. Per quel che ne sappiamo, ben 992 bambini sono stati uccisi nel ventre materno in maniera orribile tra i 5 e i 9 mesi e questo è quanto ci è dato sapere.

Noi scendiamo nuovamente in piazza per gridare il nostro sdegno di fronte a questo scempio, non rimarremo in silenzio mentre tantissimi innocenti vengono sterminati con l’implicita complicità di tutti noi, che con le nostre tasse paghiamo il SSN per perpetrare tale barbarie. Ci aspettiamo che anche voi vi uniate a noi, affinché un giorno queste piaghe non solo non siano più attuabili, ma nemmeno pensabili!

Fabio Fuiano

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