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IZABELLA NILSSON E LA RICERCA DI CIÒ CHE È VERO

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Circa un mese fa, mentre camminavo per la via centrale di Bologna, mi sono imbattuta nel Friday for Future, il famoso sciopero icona della lotta contro i cambiamenti climatici. Immobilizzata da una folla di giovani studenti (e non solo) ho pensato che quella era l’occasione giusta per chiarire alcuni dubbi che avevo su questa ondata di entusiasmo per la salvezza del pianeta. Così ho iniziato a parlare con delle signore adulte che avevano in mano alcuni cartelli in difesa degli animali e patrocinavano la causa dei molti esseri viventi che ogni giorno finiscono nei nostri piatti. Inevitabilmente, dopo essermi sentita dire che non avrei più dovuto mangiare le uova di gallina per rispetto dei polli, il discorso si è spostato su un altro piano e alla mia domanda: “Lei cosa ne pensa dell’aborto?” la risposta è stata: “Cosa c’entra con tutto questo? La donna può scegliere mentre il pollo no”. Ancora adesso continuo a chiedermi come mai la tutela della vita umana, fragile e indifesa, non sia parte della battaglia per il pianeta.

Perché quella domanda non ha toccato i cuori e le menti dei manifestanti del Friday for Future?

Se da una parte vedo delle folle capitanate da una ragazza sedicenne svedese, Greta Thunberg, che ci invita a non fare shopping, a non prendere voli aerei e a lottare contro i poteri forti per contrastare i cambiamenti climatici, dall’altra, però, non riesco ad ignorare un’altra voce, quella della quindicenne Izabella Nilsson che dalla stessa Svezia si presenta su twitter definendosi come ‘una giovane attivista politica contro il globalismo, che cerca la verità e la giustizia per la mia amata Svezia’.

Credo che la differenza sia tutta qui, a prescindere dalle battaglie, giuste o meno che siano, e dalle idee che si coltivano: l’ardore per la ricerca contraddistingue chi sceglie di farsi delle domande da chi accoglie delle risposte già confezionate.

È ancora possibile chiedersi: “È giusto? È sbagliato?”. Credo che Izabella si sia fatta esattamente questa domanda quando ha scelto di parlare contro l’ideologia gender imposta nelle scuole ai bambini o contro un globalismo sfrenato che ci consegna battaglie fondate unicamente sul senso di colpa alimentato dall’incertezza che una gestione incontrollata dell’immigrazione porta con sé. Anche Izabella si presenta instancabile davanti ai palazzi del potere svedese per denunciare certe ingiustizie e cercare insieme a molti le soluzioni, ma la sua voce non gode dell’attenzione mediatica.

Troppo scomode le luci che accende: creano frizione, impongono delle domande serie, esigono delle risposte non banali, non facili, non immediate. Già dipinta come l’antagonista a livello politico di Greta, Izabella pone il focus su alcuni problemi squisitamente antropologici, come quello dell’annullamento della differenza tra maschio e femmina, che mette in discussione niente meno che l’identità sessuale e biologica degli individui.

Come si dovrebbe essere per il resto del mondo, si chiede la giovane svedese, quando non si è nemmeno abbastanza uomo o donna per la propria gente?

Ha senso, mi chiedo io, fare della custodia del creato una battaglia anti-uomo? Se nella storia gli uomini, con valoroso coraggio, sono stati capaci di impegnarsi costantemente per migliorare il mondo in cui viviamo, la stella polare che oggi continua ad indicare la strada da seguire per cucire ciò che è stato strappato e custodire ciò che ci è stato consegnato è la virtù umana: solo ripartendo dall’uomo, la creatura, potremo ritornare ad occuparci della casa, il creato.

Pretendere un mondo virtuoso senza uomini virtuosi non significa solo fuggire da certe domande (e responsabilità) ma anche non trovare vere risposte. Una società che si batte per il benessere degli animali, il clima, la cura del pianeta in cui viviamo per essere credibile deve necessariamente avere lo stesso ardore nella difesa della vita umana, caposaldo di ogni battaglia.

Mentre ci preoccupiamo di come lasceremo il pianeta ai nostri nipoti, chiedo a Greta e a tutti coloro che sono scesi in piazza, avremo nipoti a cui lasciarlo?

Veronica Turetta

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