Dare uno per ricevere cento

«Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore».(1)

A volte la vita ci mette di fronte a prove insormontabili, davanti alle quali si ha paura, ci si scopre inadeguati e ci si sente completamente persi, ma spesso è questo che induce a fare scelte impensabili che cambiano la vita, propria e quella degli altri. A volte segnano la storia.
A proposito è interessante conoscere Meriadoc Brandybuck e Peregrino Tuc. Questi sono due Hobbit davvero brillanti, il primo dall’animo sensibile ma razionale, il secondo dotato di uno spirito irriducibilmente allegro e testardo. Sono amici di Frodo. Essi erano giovani al tempo in cui Frodo divenne Portatore dell’Anello e furono essi a dare il via alla prima fase del viaggio dell’Anello(2), capendo di cosa si trattava e volendo essi aiutare Frodo nella sua disperata impresa.

Il viaggio per loro ha comportato una profonda maturazione. Infatti sono partiti in nome dell’amicizia per una via che nemmeno il più maturo e saggio Frodo comprendeva fino in fondo. Durante il Consiglio di Elrond agiranno in modo infantile pur di entrare a far parte della Compagnia dell’Anello e solo il beneplacito di Gandalf che dirà: «Credo, Elrond, che in questo caso sarebbe bene fidarsi piuttosto della loro amicizia anziché della grande saggezza di un altro»(3) a vincere la resistenza del signore elfico.

Viaggiare significa sempre “rinunciare” perché si riconosca cos’è essenziale, non solo in senso materiale, ma il viaggio è anzitutto un percorso per l’anima e rivela quel che ha dentro. In questo si capisce che per maturare non serve partire fisicamente, ma bisogna anzitutto lasciarsi interrogare dalla propria vita.
La prima cosa a cui dovranno rinunciare sono le proprie cognizioni, ovvero, i pregiudizi: infatti «Non tutto è oro ciò che brilla”(4), e, nonostante la costernazione del locandiere del Puledro Impennato, i quattro Hobbit seguiranno il misterioso Grampasso, così molto tempo dopo dovranno affrontare il terrore che tutti gli Hobbit hanno delle barche quando lasceranno Lorien. Poi apprenderanno, con grande rammarico, scopriranno, al seguito di Grampasso, che nelle Terre Selvagge non esiste la seconda colazione o altre cose simili. Avanti, molto più avanti Sam getterà le sue amatissime pentole giù per uno dei fetidi burroni di Mordor.

Conosceranno cosa significhi sentirsi impotenti davanti alla storia che incalza come un fiume che non si può arrestare. Infatti la rinuncia più dolorosa per Merry e Pipino sarà vedere il proprio viaggio stravolto e fallire la propria missione: essi infatti erano partiti per aiutare Frodo e si erano ad un certo punto prospettati l’idea di avventurarsi con il Portatore dell’Anello a Mordor e invece si ritroveranno sulle groppe dei terribili Orchetti con il costante rischio di essere torturati e uccisi(5).

La vita però è straordinaria e piena di sorprese inimmaginabili, ha una fantasia che noi piccole pedine di uno scacchiere di cui non vediamo i confini e possiamo solo renderci conto di quanto superi i nostri orizzonti. La storia riserva ai giovani Hobbit un ruolo che nemmeno nei loro deliri di onnipotenza più reconditi si sarebbero destinati. Partiti per aiutare Frodo, si ritrovano a parlare con un essere antico come il mondo, Barbalbero(6), ed indurranno lui e gli Ent ad essere gli sconosciuti alleati di Rohan contro Saruman, prima distruggendo l’esercito dello Stregone e poi demolendo Isengard con la loro incommensurabile forza, di cui i due Hobbit saranno spettatori e, dopo la battaglia del Fosso di Helm, si ricongiungono con i loro amici, rincontrando con gioia insperata anche Gandalf.

É qui però che subiscono un altro colpo: Pipino è costretto ad andare con Gandalf perché ha guardato il Palantir(7)e conosceranno il sapore amaro della solitudine. A Minas Tirith sarà obbligato a vedere, impotente, un sovrano cadere nel delirio ed infine nella pazzia e solo il suo «buon senso Hobbit»gli permetterà di salvare letteralmente Faramir dall’intento suicida ed omicida di Denethor(8), richiamando l’attenzione di Gandalf che libererà il giovane dalle fiamme in cui suo padre si getterà.

Merry, invece, ritrovatosi improvvisamente solo, si vedrà sballottolato dai suoi compagni e dai cavalieri di Rohan e, pur se amato da re Theoden, disobbedirà ai suoi ordini e cavalcherà con un misterioso, disperato ed esile cavaliere, che altri non è che Eowyn, verso la terribile quanto straordinaria Battaglia del Pelennor, dove solo il coraggio dello Hobbit, «lento a sorgere nella sua razza»(9), salverà la giovane e disperata dama e, grazie alle virtù della spada del Mezz’uomo(10)che ferisce il nemico, ella potrà distruggere il Re Stregone, capo del Cavalieri Neri e avrà il lancinante dolore e immenso privilegio di assistere re Theoden nei suoi ultimi e rasserenati momenti della sua vita. Affronterà in questo frangente l’oscurità dell’anima causata dall’ “alito nero” e sarà la mano di Aragorn a salvarlo. Pipino partirà per la disperata impresa davanti al Nero Cancello. A causa delle loro gesta, Gandalf dirà di Merry e Pipino: «Avete degnamente corrisposto alla mia fiducia; se Elrond non avesse ceduto al mio desiderio, nessuno di voi due avrebbe intrapreso questo viaggio, e le nefandezze di questi giorni sarebbero state ancora più terribili»(11).

Andando verso la Contea scopriranno che anch’essa è stata oggetto di angherie degli scagnozzi di Saruman ormai sconfitti, ma che ancora maltrattano i suoi abitanti, profittando di alcuni collaborazionisti e dell’impotenza di un popolo incapace di reagire ad un regime. A proposito, Gandalf dirà ai nostri quattro Hobbit «Dovete sistemare da soli le sue faccende; è per questo che siete stati allenati. Non avete ancora capito?»(12). Quando i nostri viaggiatori giungono a casa, scoprono improvvisamente di quanto il viaggio li abbia trasformati, perché gli sgherri di Saruman «Non oserebbero nulla contro gente armata con spade, elmi, scudi e tutto il resto. Ci penserebbero prima due volte»(13)e saranno i nostri Merry e Pipino, ormai pienamente maturi e dotati di personalità ben superiori alla media della loro razza, a guidare la rivolta degli abitanti della Contea liberandola completamente e diverranno, più avanti, i signori delle proprie casate.
Talmente grande è il destino che la vita ha loro riservato che le loro tombe saranno poste accanto a quella di Aragorn(14).

La vita non rende mai “altro” da ciò che si è, ma arricchisce, mai come si vorrebbe, attraverso doni, situazioni, prove piccole e grandi, e personalmente penso che la Provvidenza sia molto ottimista sulle possibilità di ognuno, però è sempre così galante che riempie di doni imprevisti e ricompense stupende che addolciscono il peso delle croci. Un imprevisto, come un fulmine a ciel sereno può prendere la vita di ognuno di noi e travolgere tutti i nostri piani e rendere la nostra vita terribilmente difficile, ma irresistibilmente bella. Per questo bisogna assecondare la Storia, fidandosi che non ci vuol fregare, ma ci vuole coraggio e quel tanto di follia che basta per non lasciarsi ingabbiare nei propri schemi mentali.

«Vi sarà bisogno di valore senza gloria. Eppure, anche se non lodate, saranno imprese altrettanto valorose»(15), infatti non tutti sono chiamati all’eroismo che verrà raccontato nei libri e cantato nelle poesie. Un padre e una madre che accolgono una nuova vita nonostante le difficoltà economiche e pratiche, due genitori che accettano un figlio con malattie piccole o grandi, una famiglia che accudisce un genitore anziano sono imprese molto valorose e, appunto sono quelle«piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità».

Francesco Chilla

Note:

(1)  Gandalf a Galadriel, dal film “Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato” di P. Jackson, ispirato all’opera di J.R.R. Tolkien

(2)  Cfr. Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Libro I, cap.5: “Una congiura smascherata”, ed. Bompiani, 2004, pagg.402-411

(3)  Libro II, cap. 3: “L’Anello va a sud”, pag.921

(4)  Libro I, Cap.10: “Grampasso”, pag.609

(5)  Cfr. Le Due Torri, Libro I, Cap.3: “Gli Uruk-Hai”, da pag.1422

(6)  Cfr.Cap.4: “Barbalbero”, da pag.1474

(7)  Cfr. Cap.11: “Il Palantir”, da pag.1863

(8)  Cfr. Il Ritorno del Re, Libro I, Cap.7: “Il Rogo di Denethor”, da pag.2651

(9)  Cfr. Cap.6: La Battaglia dei Campi del Pelennor”, pagg.2625-2626

(10) La Compagnia dell’Anello,Libro I, Cap.8: “Nebbia nei Tumulilande”, pag. 534

(11) Il Ritorno del Re, Libro I, Cap.8: “Le Case di guarigione”, pag.2679-2680

(12) Libro II, Cap.7: “Verso Casa”, pag.3081

(13) pag.3072

(14) Appendice B, Ulteriori avvenimenti riguardanti i membri della Compagnia dell’Anello, pag.3400

(15) Il Ritorno del Re, Libro I, Cap.2: “Il passaggio della grigia compagnia”, pag.2449

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