LE ULTIME UDIENZE E LA MORTE DI CHARLIE GARD

 

charlie

Di Rachele Lovatti

Siamo a luglio, è passato tanto, troppo tempo da quel gennaio in cui i genitori di Charlie avevano chiesto di poter sottoporre il loro bambino alla cura sperimentale. Adesso è tardi per il piccolo Gard. Connie e Chris rinunciano alla battaglia legale (Ansa, 24 luglio 2017, ore 15.32.02). Nessuno saprà mai cosa sarebbe successo se si fosse intervenuti otto mesi prima, quando lo avevano chiesto i genitori di Charlie. “ (…) Non so se Charlie si sarebbe potuto salvare, si è perso molto tempo in molti dibattiti legali che non sono serviti a nulla” dichiara con estrema franchezza Mariella Enoc. Il bambino alla fine di luglio versa in condizioni gravissime, ma nonostante tutto il problema non sono i danni cerebrali.

L’irreversibilità riguarda la condizione muscolare, quella per cui la terapia sperimentale era già stata provata su piccoli pazienti che ne avevano tratto giovamento. Ricordiamo che il Gosh si era rifiutato di praticare la terapia adducendo come motivo le condizioni cerebrali devastate del piccolo Charlie e ora all’ospedale londinese non basta che i genitori abbiano rinunciato al trattamento chiesto per otto mesi. Ci vorranno ancora tre sedute per stabilire luogo e tempi della morte di Charlie. Si apre la fase processuale più surreale di tutta la vicenda. È il 25 luglio e si prospetta un’udienza che ha a dir poco dell’assurdo. Chris e Connie hanno ormai rinunciato alla terapia sperimentale per il piccolo, ma chiedono almeno di poter portare a casa il bambino con il ventilatore attaccato. Il Gosh si oppone, adducendo il fatto che non è assolutamente possibile mandare a casa Charlie: il ventilatore non passa dalla porta, la casa dei Gard ha scale e spigoli che renderebbero difficile trasportare a casa la macchina della ventilazione e inoltre le ruote dell’ambulanza e il manto stradale disconnesso potrebbero procurare un viaggio pericoloso al bambino. I genitori di Charlie, dato che non possono portare a casa il piccolo, propongono di poterlo portare almeno in un hospice, un istituto per malati terminali, ma anche questa volta la risposta è no, perché secondo i legali del Gosh l’hospice non sarebbe abbastanza attrezzato per prendersi cura di Charlie.

Il giudice chiede se il bambino può essere portato a casa da un altro parente e chiede quale sia il problema con il trasporto a casa. La risposta è disarmante: il problema è che i genitori vogliono tenere a casa il bambino attaccato al ventilatore per più giorni, inoltre non si riesce a trovare un intensivista in tutto il Regno Unito che possa supportare le cure di notte in un ambiente domestico.

Il Gosh alla fine spiega di essere riuscito a trovare un hospice adatto, ma anche questa volta c’è un problema: il tempo. “Gli hospice nel Regno Unito non hanno risorse e staff per fornire una ventilazione invasiva per più di qualche ora perché non sono autorizzati o assicurati per dare cure intensive”.

Si è ad un punto di stallo, tanto che neppure il giorno dopo, 26 luglio, nel seguito dell’udienza, ancora più terribile e pesante della precedente, si riuscirà a trovare un accordo fra i genitori e il Gosh.

Di tornare a casa per il piccolo Charlie non se ne parla e anche la soluzione dell’hospice sembra impraticabile. Chris e Connie non riescono a trovare un accordo con l’ospedale e per ordine del giudice, se entro le ore 12.00 non si arriverà al dunque, il bambino sarà comunque trasportato dall’ospedale in un hospice, mentre i genitori del piccolo continuano a cercare un intensivista che possa dare assistenza al bambino una volta trasferito. L’assistenza si trova, ma dell’accordo con il Gosh nemmeno l’ombra. È il 27 luglio, sono le ore 12.00 e il giudice Francis stabilisce il trasferimento di Charlie in un hospice dove la ventilazione sarà interrotta dopo poco tempo. Nome e luogo dell’hospice rimarranno segreti, così come i nomi dei medici che assisteranno il bambino nelle sue ultime ore di vita.

Venerdì 28 luglio, Connie scrive un’ultima mail al giudice la mattina presto del 28 luglio per chiedere di poter stare qualche ora in più con suo figlio. La risposta è semplice e netta: non è possibile, il Gosh non è d’accordo. Si parte alle 7.00 per andare all’hospice, davanti l’ambulanza con Charlie e dietro i genitori, in macchina, scortati dalle guardie di sicurezza.

Ore 15.00, viene interrotta la ventilazione. Ore 15.12, Charlie è deceduto.

Il suo piccolo cuore ha resistito 12 minuti anziché i 5 o 6 che le infermiere dell’hospice si aspettavano dopo aver staccato il respiratore.

Charlie ora è libero. Charlie può finalmente tornare a casa.

Prima parte dell’articolo: qui.
Seconda parte dell’articolo: qui.

 

 

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