Vai al contenuto

IL CASO CHARLIE GARD E L’EUTANASIA DI STATO

gard
Di Rachele Lovatti

-“No! No!”- è l’urlo disperato e straziante di Chris Gard, padre del piccolo Charlie, a squarciare il silenzio nell’aula del tribunale dove è appena stata emessa la sentenza che segna la condanna a morte del suo bambino. È l’11 aprile 2017, siamo in Inghilterra e la Family Division dell’Alta Corte ha deciso che è legale e nel best interest di Charlie, gravemente malato, che gli sia sospesa la ventilazione artificiale e gli siano somministrate solamente cure palliative. Non c’è speranza, non c’è niente altro che si possa fare per il bene del piccolo, niente che si possa anche solo tentare per cercare di prendersi cura della sua fragile vita, nemmeno provare a sottoporlo alla terapia sperimentale americana richiesta dai genitori. In poche parole: Charlie DEVE MORIRE.

Ma andiamo con ordine: chi è Charlie Gard? Che cosa gli è successo? La storia di questo bambino verrà ricostruita con l’aiuto di un libro intitolato “Charlie Gard – Eutanasia di Stato”, scritto dalla Dottoressa Assuntina Morresi, docente di chimica fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica dal 2006, che ha seguito per l’Italia passo dopo passo la storia del piccolo Gard fin dal primo momento. Il testo permetterà inoltre di affrontare le numerose e necessarie riflessioni che interesseranno il caso in questione.

Charlie Gard nasce il 4 agosto 2016 da Christopher Gard (Chris) e Constance Yates (Connie). Due persone normali, lui è un postino e lei assiste ragazzi disabili. Una coppia come tante, che aspettano entusiasti l’arrivo del loro bambino. Charlie nasce sano, per un mese va tutto bene, fino al ricovero dell’11 ottobre presso l’ospedale pediatrico londinese, conosciuto in tutto il mondo: il Great Ormond Street Hospital for Children, meglio noto come Gosh. Il bambino era stato portato in ospedale perché aveva cominciato a rifiutare il latte, perdere peso e mostrare segni di debolezza muscolare. Da questa situazione ne consegue una diagnosi a dir poco terribile: il piccolo è affetto da “sindrome da deplezione del DNA mitocondriale”, una malattia rarissima, inguaribile e letale. Si tratta di una sindrome che rientra in un particolare gruppo di malattie caratterizzate da una forte diminuzione del contenuto di DNA mitocondriale nelle cellule. I mitocondri sono gli organelli che forniscono alla cellula l’energia necessaria per il suo funzionamento, inoltre contengono circa un migliaio di altre catene proteiche, tutte codificate da geni presenti nel DNA nucleare: difetti in alcuni di questi geni nucleari impediscono ai mitocondri di conservare i loro DNA, rendendoli incapaci di produrre energia a sufficienza.

Di conseguenza gli organi che consumano più energia non possono funzionare a dovere. Non esiste una cura definitiva per questo tipo di malattie e perciò si ricorre a trattamenti volti ad attenuarne i sintomi (da TELETHON.it).

Dal momento che il bambino versava già in pessime condizioni di salute (è sordo, ha la muscolatura talmente compromessa che è incapace di muoversi, deve essere ventilato e nutrito artificialmente, ha danni irreversibili al cervello), i medici dicono ai genitori che non c’è niente da fare, bisogna sospendere la ventilazione meccanica, ma Chris e Connie si rifiutano e iniziano a fare ricerche su internet finché trovano una terapia sperimentale, somministrata negli USA, che aveva giovato ad altri bambini in condizioni simili a quelle di Charlie. Il medico americano interpellato è un luminare del Dipartimento di Neurologia della Columbia University, il quale sostiene che il trattamento sperimentale, per il tipo di mutazione che affligge il bambino, possa avere uno scarso successo, forse solo teorico, ma certamente non nullo, per cui acconsente a sottoporre il piccolo alla terapia. Il Gosh inizialmente sembra d’accordo con la proposta dei genitori di poter tentare questa cura anche con il piccolo Charlie, ma il 9 gennaio, quando hanno inizio le crisi epilettiche, l’ospedale fa marcia indietro ed il 13 gennaio comunica ai genitori che la soluzione è una e una soltanto: Charlie va lasciato morire.

Siamo a fine febbraio quando l’ospedale decide di portare in tribunale Chris e Connie che non hanno rilasciato alcuna autorizzazione per l’interruzione della ventilazione del loro piccolo, per cui occorre che siano i giudici a concedere il nulla osta.

Come ricordato all’inizio, la prima sentenza è quella della Family Division dell’Alta Corte che stabilisce di sospendere la ventilazione; la Corte di Appello si pronuncia nel maggio successivo e conferma la decisione di primo grado; il terzo grado di giudizio conferma i primi due, la Corte Suprema (8 giugno) condivide quanto espresso dagli altri tribunali.

A questo punto l’unica e ultima possibilità per Chris e Connie è quella di rivolgersi alla Cedu, la Corte Europea dei Diritti Umani, attraverso una procedura d’urgenza. È il 9 giugno e la Corte chiede all’ospedale il tempo di valutare e decidere, ordinando di mantenere attivi i sostegni vitali per il bambino fino alla mezzanotte del 13 giugno, giorno in cui verrà chiesta una proroga fino al 19 giugno, quando i genitori presenteranno il ricorso completo. Intanto il caso del piccolo Charlie diviene di dominio pubblico, assurge all’attenzione internazionale e a quella delle testate giornalistiche più importanti, è in prima pagina sul Daily Mail e, accanto alla cronaca, cresce sempre di più la mobilitazione popolare (anche se passa a fatica su stampa e telegiornali). Tutti ormai ne parlano, tutti con gli occhi puntati sul piccolo Gard e in attesa che la Cedu prenda la sua decisione.

È il 27 giugno quando la Corte Europea dei Diritti Umani stronca inesorabilmente anche la più piccola speranza di Chris e Connie: il ricorso è rigettato, per la Cedu i giudici inglesi si sono espressi con decisioni del tutto legittime. Non c’è altra soluzione: Charlie è gravemente malato, Charlie non può guarire, Charlie non ha alcuna prospettiva di vita, dunque Charlie va lasciato morire. I medici del Gosh dicono che la ventilazione sarà staccata, anche se non immediatamente, per dare tempo ai genitori di prepararsi. Nel pomeriggio del 29 giugno i medici comunicano ai genitori che il giorno dopo al bambino sarà staccato il respiratore. Chris e Connie sconvolti chiedono di poterlo almeno portare a casa, per farlo morire fuori dall’ospedale, chiedono di potergli fare un bagnetto e metterlo nella sua culla. Il Gosh si oppone, dice un secco e categorico NO: Charlie deve morire in ospedale. È stato proprio questo diniego, molto più della negazione della terapia sperimentale e molto più della decisione di interrompere la ventilazione a scatenare una vera e propria rivolta, una insurrezione planetaria che coinvolge il mondo intero, da Papa Francesco fino al Presidente Trump.

Le massime autorità mondiali si sono espresse e tuona potente la voce del Cardinal Caffara che dichiara: “Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. (…) Abbiamo toccato il fondo della barbarie.

Siamo figli delle istituzioni e dobbiamo la vita ad esse? Povero Occidente: ha rifiutato Dio e la sua paternità e si ritrova affidato alla burocrazia! (…) Fermatevi, in nome di Dio. Altrimenti vi dico con Gesù: ‘Sarebbe meglio che vi legaste al collo una macina da mulino e vi gettaste nel più profondo del mare’” (giornale.it).

Il Gosh decide di concedere un po’ più di tempo ai genitori prima di staccare il ventilatore. Sono le 20.40 del 29 giugno quando anche il Pontefice si schiera pubblicamente con un tweet al fianco della famiglia Gard: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida a ogni uomo”. Per Charlie, a questo punto, si apre un periodo di sospensione, mista a speranza, è appeso tra la vita e la morte, mentre l’opinione pubblica è in pieno fermento. Il 2 luglio interviene la Cei che lascia capire apertamente la propria disponibilità concreta ad accogliere il bambino negli ospedali cattolici, così dopo un appello a Papa Francesco lanciato dal quotidiano “La Verità” che chiede: “Santità, ma perché il suo ospedale di Roma non accoglie Charlie? Lì nessuno lo uccide.”, nel pomeriggio del 3 luglio le agenzie battono questa notizia: “Caso Charlie, Enoc: disponibili ad accoglierlo al Bambino Gesù”. Mariella Enoc, Presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù a Roma, si mette in contatto con il direttore sanitario del Gosh, chiedendo di verificare se vi siano le condizioni sanitarie per un eventuale trasferimento di Charlie presso l’ospedale della Capitale, disponibile ad accogliere il piccolo per il tempo che gli resterà da vivere. Anche dagli USA il Presidente Donald Trump su Twitter scrive: “Se possiamo aiutare il piccolo #CharlieGard, come i nostri amici in GB e il Papa, saremmo felici di farlo”.

Talmente clamoroso lo schiaffo mediatico agli inglesi, che perfino Theresa May, la premier britannica, è costretta ad intervenire, non può più far finta di nulla: “Tutti i nostri pensieri sono con Charlie e la sua famiglia”, questa è la dichiarazione rilasciata dalla May tramite un suo portavoce. “Il primo Ministro è a conoscenza del tweet del Presidente Trump che ha offerto il suo aiuto nella vicenda, ma non ha voluto commentare in proposito.” (Ansa)

2 Comments »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: