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La battaglia per la vita educa le coscienze.

Sono sempre più convinto che una delle debolezze o malattie più gravi che soffre il cristiano che vive nella postmodernità occidentale è la debolezza di giudizio. Sento dire con una certa frequenza dai cristiani: Io non faccio così, però perché impedire ad altri di farlo?”1

Questo spunto del compianto cardinal Caffara dà occasione per riflettere sulle motivazioni della nostra battaglia a favore della vita. Perché non viene combattuta semplicemente per desiderio di essere in contraddittorio con qualcuno, ma per la Verità. Perché anche nella nostra società liquida e in continua trasformazione, la Verità è presente. E il fatto che la Verità esista implica innanzitutto che sia possibile distinguere tra atti buoni e atti malvagi. Come riportato nel Catechismo al punto 1756:

“È quindi sbagliato giudicare la moralità degli atti umani considerando soltanto l’intenzione che li ispira, o le circostanze (ambiente, pressione sociale, costrizione o necessità di agire, ecc.) che ne costituiscono la cornice. Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene

Appurato che è possibile distinguere tra azioni intrinsecamente buone e intrinsecamente malvagie, si arriva alla successiva domanda: quali sono gli strumenti che permettono alle persone di discernere tra Bene e Male? Qui entra in gioco l’educazione delle coscienze, una delle fondamenta della battaglia a favore della vita. Sempre il Catechismo dà una splendida definizione in merito (punto 1798):

“Una coscienza ben formata è retta e veritiera. Formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore. Ciascuno deve valersi dei mezzi atti a formare la propria coscienza”

È fondamentale formare ed educare la propria coscienza, con tutti i mezzi disponibili e guidati in primis dall’amore per la Verità. E la testimonianza è spesso determinante per scuotere la coscienza di chi si incontra. Per questo è fondamentale testimoniare a favore della vita, perché chi ci ascolta possa essere quantomeno colpito dal dubbio riguardo alle sue posizioni, sia portato a chiedersi quali siano le motivazioni che spingono a prendere determinate posizioni in contrasto con la mentalità dominante. Anche perché, considerando cheL’essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza”, nel caso in cui la coscienza non fosse adeguatamente formata l’individuo si troverebbe a compiere azioni inique convinto invece di fare bene! 

Un ottimo esempio in merito ai danni che può provocare una coscienza non formata secondo verità è stato riportato da Benedetto XVI:

Persino i membri delle SS naziste sarebbero giustificati. Essi infatti portarono a compimento le loro atrocità con fanatica convinzione ed anche con un’assoluta certezza di coscienza, cioè operando secondo coscienza, per cui la loro condotta sarebbe moralmente irreprensibile e dovremmo cercarli in Paradiso” 2

Proprio per questo è quanto mai urgente riprendere vigore nell’educare le coscienze. E c’è un ulteriore motivo: la misericordia, tratto distintivo dell’essere cattolici. Una misericordia da non confondere con il misericordismo postmoderno, che “confonde la compassione con l’esonerare”3, “non vede la sua necessità di redenzione”4, perché non riconosce il male oggettivo di certi atti, ma giustifica tutto, anche le peggiori nefandezze.

Ma Cristo ci ha mostrato che cos’è la vera misericordia, concretamente. Basti pensare all’episodio della donna adultera riportato nel vangelo di Giovanni. In particolare per la nostra trattazione sono significativi gli ultimi versetti:

Rizzatosi allora, Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”

Rispose: “Nessuno, Signore”

“Neppure io ti condanno – disse Gesù – Va’, e d’ora in poi non peccare più”

Gesù non nasconde il male compiuto dalla donna, non lo giustifica. Lo individua, lo fa notare alla donna, le fa capire perché è sbagliato, e le offre la possibilità di cambiare, di seguire il Bene, di trovare la sua vera felicità. Questo è il vero amore che dobbiamo avere per la nostra causa e anche per coloro che sono contrapposti ideologicamente. Un “amore misericordioso che cerca il cambiamento nella persona amata, e dà il suo sangue per mondarla delle sue mancanze” e non una mera pietà che “non vede nulla da cambiare perché sopprime la responsabilità delle sue mancanze. È un amore infantile, senza maturità”5.

Questa è la bellezza della battaglia della battaglia per la vita. Una battaglia integrale, che è rivolta al bene di tutte le persone, fin dal primo momento della loro esistenza. E la misericordia gioca un ruolo fondamentale, per riuscire davvero a cambiare le coscienze, la società. Non è mai troppo tardi per cambiare, per abbracciare il Bene, con sincero pentimento, una volta riconosciuta la Verità. E noi siamo chiamati a farla conoscere.

Mi piace concludere con Dante, il quale riporta un meraviglioso esempio di conversione nel terzo canto del Purgatorio, quando incontra Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II. Avverso al Papa, proprio nei suoi ultimi istanti, dopo essere stato gravemente ferito, si rivolge direttamente a Dio. Manfredi riconosce la gravità del Male compiuto. Ma la Misericordia si rivela più grande di qualsiasi atrocità compiuta, tanto che Manfredi finisce in Purgatorio, invece che all’Inferno, dove sarebbe sicuramente precipitato a causa della sua condotta. Riporto i versi completi per una maggiore comprensione:

“Poscia ch’io ebbi rotta la persona

Di due punti mortali, io mi rendei,

Piangendo, a quei che volentier perdona.

Orribil furon li peccati miei;

Ma la bontà infinita ha sì gran braccia,

Che prende ciò che si rivolge a lei”6

Non dimentichiamoci anche di questo aspetto: abbiamo la possibilità di salvare concretamente delle anime grazie alla nostra testimonianza, indirizzandole verso la Verità.

Marco Pirlo

Bibliografia

  1. Caffara, C., Humanae Vitae, quaranta anni dopo, in Riv. Humanitas (2008), 22-23.
  2. Ratzinger, J., Elogio della coscienza, conferenza riprodotta in Riv. Il sabato, 16/03/1991 e nel suo libro La Iglesia, Madrid 2005, 151-152 sotto il titolo: Conciencia y verdad.
  3. Fuentes, Miguel Angel., Con coraggio virile – Mezzo secolo di lotta intorno all’Enciclica Humanae Vitae, 173.
  4. Ibid., 174.
  5. Ibid., 174.
  6. Alighieri, D., Divina Commedia, Purgatorio, canto III, vv. 118-123.

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