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Un viaggio metafisico inaspettato

Premessa necessaria: come Universitari per la Vita siamo ben consapevoli che viviamo in un mondo dove alla metafisica viene negato il suo legittimo posto nel campo delle scienze, principalmente a causa dell’illuminismo e della critica di matrice kantiana. Ciononostante riteniamo fondamentale riprendere in mano questa disciplina e ribadirne l’assoluta scientificità, giacché alla radice di molti problemi che affrontiamo in ambito bioetico, c’è proprio la negazione della logica e, conseguentemente, della realtà per ciò che essa è, con la pretesa di plasmarla a piacimento tramite il pensiero. Proprio perché sembra essere venuta meno la grammatica comune che ci consente di analizzare la realtà per ciò che è e non per come vorremmo che fosse, riteniamo legittimo e doveroso contrastare questo “analfabetismo metafisico” imperante e vogliamo farlo con questi articoli scritti da Gabriele Cianfrani, specializzato in questo campo. Vi auguriamo una buona lettura e di trarne giovamento e vigore per la buona battaglia.

Quando si sente parlare di Metafisica spesso si esordisce con un pregiudizio: «sono ragionamenti non concreti, troppo teorici, astratti e quindi lontani dalla realtà, ma i fatti sono concreti».

Prima di entrare nel vivo del discorso, è necessario iniziare a masticare il linguaggio della metafisica aristotelico-tomista, per poi addentrarci definitivamente in quella tomista, cominciando primariamente dal chiedersi se vi sia del vero in questo pregiudizio generale. Per capirlo, occorre concentrarsi su una definizione di Metafisica risalente ad Aristotele:

«C’è una scienza che considera l’ente in quanto ente e le proprietà che gli competono in quanto tale. Essa non si identifica con nessuna delle scienze particolari: infatti nessuna delle altre scienze considera l’ente in quanto ente in universale, ma, dopo aver delimitato una parte di esso, ciascuna studia le caratteristiche di questa parte»[1].

Dunque l’oggetto di studio, o meglio, il subiectum proprio della Metafisica è l’ente in quanto ente, non una parte di esso o alcune caratteristiche (ad es. biologiche, chimiche, termiche ecc.). 

Ad esempio, la biologia si occupa dell’ente in quanto vivente e ciò che riguarda le sue proprietà sul piano fisiologico, istologico ecc.; la chimica si occupa dell’ente sul piano della sua composizione molecolare, della struttura delle molecole stesse ecc.; la metafisica si occupa certamente dell’ente, ma non secondo la particolarità biologica o chimica, bensì dell’ente in sé, a prescindere dalle sue caratteristiche specifiche, per cui in senso universale. Ciò comporta, come per scienze quali la biologia, la chimica e altre, una terminologia propria: il termine sostanza, ad esempio, viene adoperato sia in chimica sia in metafisica, ma il significato è certamente diverso; così come le parole naturasussistenzaqualitàattopotenzaessereessenzaformamateria (prima e seconda) e tante altre. Il fatto poi che la metafisica non si concentri solo su alcune caratteristiche dell’ente, non implica assolutamente che l’oggetto del suo studio sia meno certo. Anzi, si può dire che essa indaga la realtà di ciò che esiste ad un livello superiore, come se non si “accontentasse” dell’analisi di una singola parte degli enti ma volesse studiarli nella loro totalità.

Ora, ciò che il presente articolo vuole inaugurare, è una serie di articoli aventi lo scopo dell’indagine metafisica dell’uomo in quanto tale, per cui vi sarà inevitabilmente un risvolto antropologico.

Sia chiaro che lo scopo di questo ciclo di articoli non è quello di trattare argomenti metafisici in maniera accademica, bensì quello di porre delle basi per capire meglio il concetto stesso di “persona umana”, in un panorama culturale dove esso è stato distorto, fino all’assurda negazione che alcuni siano persone umane (es. il concepito, il paziente alla fine della sua vita). Ciò ha portato a conseguenze disastrose sul piano bioetico, con la diffusione incontrollata di mali intrinseci come l’aborto e l’eutanasia.

Ma prima di ciò, poiché l’essere umano in quanto individuo è un ente, occorrerà anzitutto una partenza metafisica che getti le fondamenta necessarie al lettore per comprendere il risvolto antropologico di una tale indagine. Di conseguenza si cercherà di rispondere al pregiudizio sopra riportato, con l’augurio che si comprenda che il problema filosofico – assieme a quello teologico – è molto più profondo di quanto spesso non si creda, tale da risultare ineludibile. Per concludere, non si creda che il viaggio che si sta per intraprendere sia agevole, ma non è possibile tirarsi indietro. In fin dei conti, nonostante Bilbo Baggins non intraprese il suo viaggio inaspettato comodamente, tuttavia non venne meno al suo impegno… Ecco, noi abbiamo preso questo impegno nei confronti della vita.


[1] Aristotele, Metafisica, Γ, 1, 1003a, 20-23.

Gabriele Cianfrani

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