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Studente sostiene l’aborto…fin quando non ne vede uno.

Ciò che ha visto gli ha fatto immediatamente cambiare posizione.

Qualche tempo fa, mi è stata inviata una testimonianza da un neo-studente di medicina che ha preferito rimanere anonimo.
Aveva appena assistito ad un aborto come parte della sua formazione. Profondamente turbato, voleva parlarne con qualcuno.

Era ossessionato da ciò che aveva visto. Lo studente inizia dicendo che era fermamente pro-choice prima di assistere all’aborto:

“Per cominciare, devo dire che fino a ieri, venerdì 2 luglio 2004, ero fortemente pro-choice.
Sono uno studente di medicina e, guardando la cosa da un punto di vista scientifico, ho capito che la massa di cellule che forma il corpo fetale, spesso non è in grado di sopravvivere prima che abbia passato 24 settimane nell’utero.
Sono anche, diciamo, liberale e credevo che ogni donna dovesse avere il diritto di scegliere cosa fare con il proprio corpo e quello che potrebbe potenzialmente crescere dentro di lei.


Lo studente aveva sentito gli slogan del movimento pro-choice e li prese alla lettera, credendo che il nascituro fosse “una massa di cellule” e non un essere umano con la propria individualità. Sentiva che una donna “avesse il diritto di controllare il suo corpo” e non simpatizzava con il piccolo bambino dentro di lei.
Non credeva nell’umanità del bambino o nel diritto alla vita. Poi ha colto l’occasione per assistere a un aborto. Non si aspettava di essere disturbato da tutto ciò che avrebbe visto, considerata la sua posizione pro-choice:

“Quest’estate sono stato accettato in un programma per neo-medici a New York, in cui ci è permesso seguire i medici e vedere tutti i tipi di procedure mediche. Quando mi è stata data l’opportunità di vedere un aborto, non ho esitato ad accettare l’offerta. Era qualcosa di nuovo ed eccitante che non avevo mai visto.”

E descrive esattamente ciò a cui ha assistito in sala operatoria:

“Quando sono entrato nella stanza, mi sono sentito come in una qualsiasi sala operatoria. Sul tavolo di fronte a me, ho visto una donna, con le gambe alzate come nel momento di partorire, ma addormentata. Accanto a lei c’era un vassoio con gli strumenti per l’aborto e un aspiratore per aspirare i tessuti fetali dall’utero. I medici hanno indossato camice e mascherina e la procedura è iniziata. La cervice è stata tenuta aperta con un grezzo strumento di metallo e un grosso tubo trasparente è stato infilato all’interno della donna. In pochi secondi, il motore della macchina è stato attivato e sangue, tessuti e piccoli organi sono stati tirati fuori dal loro ambiente e passati nel filtro. Un minuto dopo, l’aspiratore si fermò. Il tubo fu rimosso, e attaccato all’estremità c’era un piccolo corpo con una testa appena attaccata ad esso. Ciò che era formato del collo si spezzò. Le costole erano formate e una pelle sottile le ricopriva, gli occhi erano formati e gli organi interni avevano cominciato a funzionare. Il piccolo cuore del feto, evidentemente un maschietto, si era appena fermato, per sempre. Il filtro dell’aspiratore è stato aperto, e le minuscole braccia e gambe strappate dal feto sono state estratte per essere contate. Sulle piccole dita delle mani e dei piedi si abbozzavano già le unghie. I medici, orgogliosi del loro lavoro, hanno riassemblato il corpo per mostrarmelo. Le lacrime mi sono sgorgate dagli occhi mentre rimuovevano il bambino dal tavolo e cacciavano il suo corpo in un contenitore per lo smaltimento.”

Poiché questo aborto è stato fatto per suzione, il bambino doveva avere meno di 13-14 settimane, ma era già abbastanza avanti da rendere evidente la sua umanità. Gli aborti nel secondo trimestre vengono solitamente eseguiti tramite dilatazione ed evacuazione, una procedura in cui viene utilizzato il forcipe per fare a pezzi il bambino, piuttosto che tramite aspirazione.

Lo studente fu ossessionato da ciò che vide:

“Da ieri alle 10e30 non sono riuscito a pensare ad altro che a cosa avrebbe potuto essere quel bambino. Non credo che le persone si rendano conto di cosa sia in realtà un aborto finché non lo vedono accadere. Sono stato torturato da queste immagini, così vivide e reali, da due giorni ormai…ed ero solo uno spettatore. Non sarò mai più pro-choice, e mai più appoggerò l’omicidio di un essere umano, indipendentemente dal suo stadio della vita.”

A differenza della stragrande maggioranza degli aborti, questo bambino è stato pianto. Qualcuno ha provato tristezza e orrore per la sua morte. Migliaia di bambini come lui vengono aspirati dal grembo delle loro madri ogni giorno.
Sono rifiutati dalle loro madri e considerati rifiuti medici dai loro assassini. La società permette che questi bambini muoiano in silenzio, senza alcuna consapevolezza o riconoscimento della loro umanità.
Questo piccolo bambino non avrà mai un nome. Non prenderà mai una boccata d’aria, non accarezzerà mai un cane, non guarderà mai un tramonto, non andrà mai in bicicletta

Non sperimenterà mai tutte le cose che tu e io diamo per scontate. Ma questo bambino, forse, non è morto del tutto invano: la sua tragica morte ha rivelato la verità a questo giovane. E quelli di voi che stanno leggendo questo articolo ora sanno della morte di questo bambino.

Molti pro-choice negano l’umanità del concepito. Ma sorprendentemente, molti leader pro-choice hanno ammesso che l’aborto pone fine a una vita.

Fonte: Sarah Terzo

Traduzione a cura di

Michele Porta

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