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Il legame madre-figlio: non mera teoria, ma profonda realtà

In un mondo in cui l’aborto viene addirittura descritto come una conquista da difendere, pensiamo sia opportuno ribadire come il legame tra madre e figlio sia strettissimo fin dai primi momenti e vada ben oltre la semplice teoria.

Come spiega la filosofa Elselijin Kingma nel suo articolo “Were you a part of your mother?”, ad oggi sembrano esserci due visioni che descrivono il rapporto tra il corpo della madre e quello del nascituro: (a) la Containment view e (b) la Parthood view.

La containment view, ad oggi predominante secondo la filosofa, vede la madre come un “contenitore” del feto. Un esempio per visualizzare meglio questo concetto è quello fornito dai filosofi Barry Smith e Berit Brogaard: la “madre contenitore” è il frigo, il futuro bimbo un vasetto di yogurt che viene estratto al momento della nascita. In pratica il feto viene presentato come un’unità distinta dalla madre già a partire dal concepimento. Tuttavia si potrebbe essere un po’ più precisi e adeguati, poiché il frigorifero non contiene “per natura” lo yogurt, dato che può contenere altri alimenti e che non sono della stessa “natura” del frigorifero; la madre “per natura” contiene il figlio e questi condivide con la madre la stessa “natura umana”, essendo della stessa specie. Questo se si vuole continuare ad adoperare la parola “contenitore”, poco opportuna.

La parthood view, invece, afferma che il feto deve essere considerato come parte del corpo della madre, nonostante la distinzione sia reale e non soltanto, come dire, di ragione. 

Ad esempio, un’argomentazione che comunemente viene utilizzata a sostegno della containment view è il fatto che il cordone ombelicale e la placenta costituiscono una barriera che separa madre e figlio. Allo stesso tempo però è proprio in quei punti che i due sono intimamente connessi e dove avviene un continuo passaggio di ormoni, sostanze nutritive e ossigeno. Il legame non è solo a livello fisico, ma anche psicologico:

“Dalle prime settimane di gravidanza fra madre e figlio c’è uno scambio ormonale, una relazione emozionale che passa anche attraverso il battito cardiaco. Se il battito della mamma accelera, quello del figlio segue. E col tempo, ogni cosa che la madre vive ha una ripercussione sulle reazioni del bimbo. La donna che attraversa situazioni di stress produce adrenalina e catecolamine che agitano il fetoI momenti di gioia generano invece endorfine, con effetto benefico.”

D’altra parte, l’omeostasi (ossia l’equilibrio dei parametri interni, ad es. temperatura, pressione) del feto è in buona parte mantenuta grazie ai processi fisiologici propri del corpo della madre. Inoltre il sistema immunitario della madre non attacca il concepito, non percependolo come un corpo estraneo.

Altrettanto evidente è il fatto che il feto non possa essere visto come un parassita, in quanto i parassiti sfruttano il corpo dell’ospite per garantire la propria sopravvivenza, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’ospite stesso. Per di più, il parassita appartiene ad una specie diversa rispetto a quella dell’organismo ospite. Ma tra feto e gestante esiste tutt’altro tipo di rapporto, con vantaggi reciproci: il nascituro grazie al corpo della madre riesce a svilupparsi e infine a nascere, e la madre allo stesso tempo investe moltissime energie nella gravidanza per far nascere il bambino e poter così trasmettere i propri geni alle generazioni future. Vi sono persino diversi studi scientifici che mostrano come cellule staminali fetali siano addirittura in grado di curare il miocardio materno, persistendo per anni nella circolazione sanguigna della madre!

Risulta evidente come il feto e la madre, per il periodo della gravidanza siano intimamente uniti, con legami strettissimi. E sarebbe facile associare slogan come “My body my choice” per giustificare il fatto che abortire il bambino sia una decisione giustificabile, visto che, in virtù dell’intima unione, sembrerebbe trattarsi dello stesso corpo, almeno temporaneamente. Ma risulta chiaro che, seppur intimamente uniti, madre e figlio siano due persone distinte, ognuna dotata di identità propria.

Per questo entrambe le teorie descritte precedentemente presentano alcuni limiti, e nessuna delle due appare esaustiva nel descrivere e definire in maniera completa il rapporto tra madre e figlio durante la gravidanza.

A nostro avviso una visione più corretta e veritiera sarebbe quella di tipo realista, che si basa sulla metafisica (scienza dell’ente in quanto tale, che comprende anche l’essenza stessa delle cose ndr.), la quale a sua volta è integrata dalle attuali evidenze scientifiche fornite dalla tecnologia. Ma le stesse evidenze scientifiche non smentiscono affatto le conquiste metafisiche, anzi, le corroborano e viceversa! Prendiamo ad esempio San Tommaso d’Aquino: con gli strumenti a sua disposizione non poteva avere la certezza che l’anima razionale venisse infusa nel momento stesso del concepimento. Siamo abbastanza sicuri che se oggi fosse tra noi e potesse osservare la gravidanza in ogni sua fase con i mezzi attuali, non avrebbe dubbi su questo, nonostante il discorso circa l’animazione ritardata debba essere contestualizzato e, per certi versi, compreso nel suo impianto.

Comunque venga visto il legame tra madre e figlio, la vera evidenza è che esso non può essere spezzato seguendo presunti e immaginari “diritti”. Ogni vita umana innocente è degna e deve essere difesa, fin dal principio. 

Marco Pirlo

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