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Covid e aborto: la non interruzione delle interruzioni di gravidanza

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Questi giorni abbiamo assistito ad un radicale cambiamento di stile di vita che ha coinvolto l’intero Paese e, si può dire ormai, il mondo intero.

Mentre la Cina si sta lentamente riprendendo, In Italia siamo chiusi in casa, i lavoratori non sanno se riusciranno a pagare le spese dei mesi a venire, qualcuno perderà o ha già perso il lavoro, le famiglie faticano a giostrarsi tra lavoro, figli e nonni da proteggere (anche se ormai sappiamo non essere solo loro la categoria a rischio), il sistema sanitario teme il collasso, i posti in terapia intensiva scarseggiano, interventi non urgenti o non salvavita sono stati sospesi e alcuni organi come la SIAARTI addirittura avanzano l’assurda pretesa di scegliere chi curare e chi no in base ad un criterio non clinico come la cosiddetta “allocazione delle risorse” (aggiungendo così una considerevole tessera al puzzle eutanasico, come ampiamente spiegato in un Comunicato del Comitato Verità e Vita) … ma in tutto questo marasma indovinate a cosa non si può proprio rinunciare? All’aborto.

Eh sì, perché posticiparlo troppo significherebbe dare il tempo alla fata turchina di palesarsi e di agitare la bacchetta trasformando, alla mezzanotte tra la fine della 12esima settimana e l’inizio della 13esima, il “grumo di cellule inanimato simil-tumorale” in un bambino perfettamente formato, il che farebbe magicamente dell’aborto un infanticidio e non più la conquista petalosa di anni di battaglie femministe che era stata fino all’istante precedente. Un po’ una Cenerentola al contrario: fino a mezzanotte orrendo grumolo di cellule quasi tumorali, un istante dopo bambino degno di cure prenatali, ammesso che non vi siano altre problematiche, che a quel punto estenderebbero la fase grumolo tumorale fin al secondo trimestre (o negli Stati “più progrediti” anche fino al nono mese). Caspita, non la facevo così favolistica, ma non certo favolosa, la scienza.

Non tardano poi gli appelli a favorire “l’aborto farmacologico a domicilio”, alla faccia della salute delle donne… Per non parlare delle orribili affermazioni dell’OMS sulla presunta “essenzialità” dell’aborto.

Insomma, anche in un momento come questo, è assolutamente irrinunciabile far fuori delle vite umane; sembra che il “diritto” della donna di scegliere la morte del figlio sia indiscutibilmente prioritario, quale che sia la condizione personale, familiare, nazionale o mondiale.

Ma quando sarà tutto finito, e avremo fatto la conta dei morti (da aggiungersi alla già pluridenunciata crisi demografica), forse qualcuno si renderà conto che qualche italiano in più non avrebbe fatto così male.

Arianna Trotta

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