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Non hanno eliminato l’omicidio, l’hanno chiamato con un altro nome

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Nell’immagine, Fiona, uno dei protagonisti del film, che sta per essere “congedata”.

 

In questi giorni di quarantena, in cui siamo costretti a stare nelle nostre case, possiamo approfittarne per condurre diverse attività tra le quali sicuramente c’è la visione di un bel film. Oggi, desideriamo suggerirvene uno, che ha un senso davvero profondo per la battaglia pro-life: si intitola “Il mondo di Jonas”. Questo film narra di una realtà distopica e fantascientifica (non troppo lontana dalla nostra, come vedremo …) nella quale l’umanità si ritrova a vivere in un mondo completamente artificiale, dove vige il controllo climatico, dove alle persone sono sottratte completamente le emozioni, dove le differenze sono state totalmente negate attraverso un’uniformità di colori (il film all’inizio è tutto in scale di grigi), dove la famiglia non esiste più e gli esseri umani vengono unicamente prodotti in laboratorio. I mestieri vengono puntualmente assegnati ai giovani da un consesso di anziani che prende le decisioni sulla base dei consigli di un singolo uomo, l’accoglitore di memorie, che è l’unico custode delle memorie dell’umanità (tanto nel bene quanto nel male). Le persone che hanno raggiunto una veneranda età vengono, secondo una dicitura del film, “congedate altrove”: tutti plaudono a questa fatidica cerimonia di congedo, inclusi i congedati, ma in effetti nessuno sa in cosa consista. Jonas viene prescelto come successivo accoglitore di memorie e comincia subito il suo addestramento con il precedente accoglitore che quindi diviene il “donatore”. In principio acquisisce ricordi belli, di media intensità e via via si va crescendo verso ricordi sempre più intensi che portano con sé un carico terribile: dal bracconaggio alla guerra, Jonas si rende presto conto di quanto gli uomini potessero essere crudeli. Nonostante ciò, il ragazzo decide di fare in modo che tutti in quella società acquisiscano nuovamente memoria del passato

Qual è la causa scatenante di questa decisione? Il donatore ad un certo punto decide di mostrare a Jonas una procedura del suddetto “congedo”, che riguardava principalmente gli anziani, ma anche neonati. Il ragazzo dapprima accoglie con un sorriso la registrazione in cui il suo padre putativo comincia la procedura di congedo … ma man mano che la scena procede verso il suo inesorabile finale, Jonas si incupisce: vede suo padre che dopo aver pesato due bambini si accinge ad eliminare, con un’iniezione letale, il bambino che pesava “qualche grammo in meno” dell’altro … sotto gli occhi impotenti di Jonas, il bambino smette di piangere e, una volta cessati i segni di vita, viene posto in una scatola e buttato via dall’esecutore con la stessa facilità con cui ci si sbarazza di un pacco postale. Jonas assiste atterrito alla scena, riportiamo qui di seguito il suo dialogo con il donatore:

Jonas: “è morto …”

Donatore: “ (tuo padre ndr.) non sa cosa sta facendo.”

Jonas: “Non sa cosa sta facendo?! L’ha ammazzato!”

Donatore: “Lui non sa che cosa significhi, come non lo sapevi tu”

Jonas: “Ma non vede che il bambino non si muove più? Non capisce che c’è qualcosa che non va?”

Donatore: “I vecchi e i bambini vengono uccisi … anche la tua amica Fiona (la ragazza di cui Jonas è innamorato, ndr.) verrà addestrata a congedare”.

Jonas: “Questo non è vero, lei non lo farebbe mai … se Fiona si rendesse conto …”

Donatore: “Gli unici che si rendono conto siamo noi Jonas”.

Jonas: “Allora è colpa nostra … è colpa mia, sua e di tutti gli altri accoglitori che ci hanno preceduti. Ci deve essere un modo per farli vedere, di trasmettere loro le memorie affinché comprendano. Se non possiamo sentire … vivere che senso ha?”.

Donatore: “Ma cosa puoi fare tu?”

Quest’ultima è una domanda posta ad ognuno di noi. Ci rendiamo conto che il nostro mondo, la società di cui facciamo parte, non è troppo lontana da tutto questo? O siamo anche noi anestetizzati e immersi in un mondo a scale di grigi? I bambini vengono uccisi con l’aborto, che siano sani o meno, secondo criteri arbitrari di “qualità della vita” (e non è inverosimile che tra questi possa rientrare anche il “peso” come discrimine tra chi deve vivere e chi deve morire). L’eutanasia è una tremenda realtà già presente nella maggior parte dei paesi del mondo, dove una moltitudine di anziani viene eliminata in nome della “buona morte”. La fecondazione artificiale, oltre ad aver soppresso una moltitudine sterminata di concepiti ha generato un esercito di figli che molte volte non conoscono neanche i propri genitori, proprio come in questo film.

Il pro-life è cosciente di tutto questo ed è quindi suo dovere “fare memoria”, ovvero dire la verità sulla nostra situazione, senza compromesso alcuno, combattendo passo dopo passo questa condizione di anestesia in cui l’umanità sembra essere sprofondata. Jonas affermerà giustamente che i fautori di questa nuova società “non hanno eliminato l’omicidio, ma gli hanno semplicemente dato un altro nome”. Cosa aspettiamo a far saltare questo sistema?

Fabio Fuiano

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