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Replica pro-life a chi dice che a volte l’aborto è necessario per salvare la vita

Riportiamo qui di seguito la replica di Live Action a chi afferma che l’aborto può essere necessario da un punto di vista medico (il c.d. aborto terapeutico). Kendra Kolb, neonatologa, ci spiega perché non è così. Per ulteriori approfondimenti circa le questioni relative alle gravidanze ectopiche, rimandiamo ad un nostro precedente articolo in merito a come dovrebbe comportarsi un medico a maggior ragione se pro-life.

Spesso si dice che l’aborto a volte è medicalmente necessario per proteggere la vita o la salute della madre. Questo, semplicemente, è falso. Come neonatologa, vengo regolarmente consultata per dare consigli alle madri con gravidanze ad alto rischio e per me è routine prendermi cura dei loro bambini. Sono stata anche personalmente coinvolta in due gravidanze molto difficili che hanno richiesto l’ospedalizzazione. Io ho grande empatia e rispetto per tutte le donne che sono incinta, specialmente quelle con gravidanze difficili o ad alto rischio.

Quello che le donne meritano di sapere, ad ogni modo, è che anche nelle gravidanze più ad alto rischio, non c’è alcuna ragione medica per cui la vita del bambino debba essere direttamente e intenzionalmente soppressa con una procedura abortiva. In situazioni in cui la vita della madre è davvero in pericolo, la sua gravidanza deve finire, e il bambino deve nascere. Tali situazioni avvengono nei casi in cui le donne vanno incontro ad una pressione sanguigna pericolosamente alta, hanno scompensi cardiaci, forme di diabete pericolose per la vita, cancro o un buon numero di altre situazioni mediche molto serie. Alcuni bambini necessitano del parto prima che siano capaci di sopravvivere fuori dal grembo materno, il che avviene tra le 22 e le 24 settimane di vita. Tali situazioni, sono considerate come parti prematuri, non aborti. Questi bambini meritano d’essere trattati con rispetto e compassione e ai genitori dovrebbe essere data l’opportunità di onorare la vita del proprio bimbo. Il fatto che ogni anno, migliaia di procedure abortive vengano effettuate sui bambini che hanno la stessa età gestazionale di quelli di cui quotidianamente mi occupo, è qualcosa che mi fa davvero ribrezzo come medico. Questi bambini si muovono, respirano, possono piangere, sentire e provare dolore.

La procedura di Dilatazione ed Evacuazione o D&E attuata nel secondo trimestre, implica lo smembramento strappandone braccia e gambe, schiacciando i loro corpi e il loro cranio anche se sono ancora vivi. La procedura di induzione del terzo trimestre, implica un’iniezione letale con un grande ago nel cuore o nella testa del bambino. Ci sono anche delle serie conseguenze relative agli aborti tardivi. Se la vita di una donna è in pericolo imminente, il parto pre-termine è decisamente un’opzione più sicura. Un cesareo d’emergenza può essere completato in meno di un ora, mentre un aborto dopo le 24 settimane, quando si verificano le più comuni complicanze che minacciano la vita della donna, richiede dai 2 ai 3 giorni per essere completato a causa del necessario processo di dilatazione che essenzialmente ritarda il trattamento e aumentando significativamente il rischio di morte o di seria disabilità per la madre.

Ci sono anche altri casi oltre al parto precoce come mezzo per proteggere la madre, dove potrebbe essere necessario fornire alla madre trattamenti medici che potrebbero tragicamente implicare la perdita del bambino. Ma è importante capire che tali trattamenti NON costituiscono un aborto. Per esempio, se una donna incinta ha un tumore e sceglie di sottoporsi alla chemioterapia, quel trattamento risulterebbe in un aborto spontaneo (miscarriage ndr.). D’altra parte, il trattamento fornito è molto diverso rispetto all’aborto, dal momento che il proposito della chemioterapia, non è certo quello di uccidere il bambino.

Alcuni potrebbero anche confondere il trattamento necessario di una gravidanza ectopica con l’aborto. Una gravidanza ectopica avviene quando l’embrione si impianta nella tuba di Falloppio della madre o da qualche altra parte all’infuori dell’utero. Quando questo accade, l’ambiente è ostile al bambino, che quindi non può sopravvivere. Quindi rimuovere il bambino dalla tuba di Falloppio (già morto ndr.) o dalla cavità addominale è necessario, dal momento che una gravidanza ectopica inevitabilmente implicherà un aborto spontaneo e potrebbe minacciare la vita della madre. Queste situazioni sono devastanti, ma non possono essere considerati come aborti. L’aborto pone fine, senza alcuna necessità, alle vite dei bambini e potrebbero anche implicare seri problemi medici e psicologici per le donne. I medici hanno il dovere etico di fornire cure specialistiche per entrambi i pazienti, la madre e il bambino. La vita della madre è sempre fondamentale, ma l’aborto non è mai medicalmente necessario per proteggere la sua vita o la sua salute.

 

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