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Un sopravvissuto all’aborto cui mancano gli arti si trova costretto a vivere “secondo le scelte di qualcun altro”

Nik Hoot ha ottenuto il primo premio nel 2013 come lottatore liceale di wrestling a cui mancavano parti delle gambe e delle dita. Li ha persi durante una procedura abortiva in cui l’abortista fallì nell’intento di ucciderlo ma riuscì comunque a strappare delle parti del suo corpo.

Nato in Russia, Hoot è stato immediatamente dato in adozione e un anno dopo è stato adottato da una coppia americana, Martin e Apryl Hoot. Immediatamente ha abbandonato il suo deambulatore grazie all’uso di gambe protesiche e ha imparato a correre in due settimane, secondo sua madre. Da ragazzo, Nik amava lo sport, il baseball, il basket, il calcio e il wrestling. Certamente molte cose per lui costituivano una sfida, ma non lasciava mai che tali difficoltà lo trattenessero.

“È questione di autodisciplina. In questo ambito c’è tantissimo duro lavoro che a volte non si vuole fare. Ma fa parte della vita “, ha detto Hoot in un’intervista a News Channel 15. “Nella vita ci si scontra con molte barriere ma bisogna solo superarle”.

Hoot pensa a se stesso come a un miracolo e sa di poter realizzare molte cose nella sua vita. Non si vede molto diverso dai suoi coetanei. Poiché non era veloce come gli altri bambini con cui faceva sport, Hoot ha trovato dei modi per aggirare qualsiasi limitazione.

“Sapevo che avrei dovuto essere abortito e l’abortista non è riuscito nel suo intento. Questa cosa mi fa arrabbiare perché non vorrei mai che succedesse a nessun ragazzo. Chiunque può diventare qualcuno e liberarsi di un bambino in quel modo non è affatto giusto per me“.

Nel 2018, Hoot ha lavorato come giardiniere e allenatore di wrestling della scuola media, ma le sue gambe protesiche gli causavano dolore. Eppure, nonostante tutto ha continuato a lavorare, non volendo essere un perdente.

“Lavora nonostante il dolore, gli inconvenienti e tutto il resto”, hanno scritto su Facebook i genitori. “Vorremmo poter sostituire le sue protesi di plastica, legno e metallo con delle gambe reali. Vorremmo che sentisse la sabbia e le onde che si infrangono sui suoi piedi e che potesse immergere le loro dita nel fango. Avremmo voluto che non dovesse vivere secondo le scelte di qualcun altro“.

I suoi genitori, che hanno adottato sei figli e hanno tre figli biologici, dicono che Hoot è un modello per i suoi fratelli, molti dei quali hanno anche disabilità.

Hoot non è l’unica persona sopravvissuta all’aborto. Secondo dati certamente incompleti del CDC (Centri per il Controllo delle Malattie e per la Prevenzione ndr.), tra il 2003 e il 2014 si stima che tra 376 e 588 bambini siano sopravvissuti a tentativi di aborto. Alcuni di loro hanno vissuto per un giorno o più. Arina Grossu del Centro per la dignità umana presso il Family Research Council ha testimoniato nel 2016 che tali numeri sono molto più alti di quanto stimato. Ha riferito, ad esempio, che i soli neonati uccisi dall’assassino e abortista “late-term” Kermit Gosnell, ormai condannato, superano i numeri forniti dal CDC.

Hoot e la sua famiglia sono risoluti nella loro posizione pro-vita, poiché sanno che è stato proprio un aborto a fargli perdere gli arti. I suoi genitori hanno raccontato di come, quando Hoot aveva tre anni, avesse iniziato a fare domande sulle sue gambe e si chiedeva per quale motivo sua madre avrebbe cercato di ucciderlo. Quando ha scoperto di avere una sorella che vive con i suoi genitori naturali, ha smesso di fare domande. Deve essere difficile sapere che un abortista intendeva porre fine alla sua vita quel giorno, ma Hoot è determinato a vivere la sua vita al meglio delle sue capacità.

“Le libertà personali sono una cosa, ma non a costo di danni fisici e dolore per un altro esser umano che così facendo non può perseguire la vita, la libertà e la felicità”, hanno detto i suoi genitori. “Fortunatamente nostro figlio si è liberato di tutto questo”.

Fonte: LiveAction

Traduzione di Fabio Fuiano

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