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Straziante: un’altra poliziotta di Washington D.C. racconta di essere stata costretta ad abortire. Da allora non riesce a rimanere incinta.

Chanel Dickerson, assistente capo presso lo Youth and Family Engagement Bureau, nonché la donna di colore a ricoprire la più elevata carica presso il Metropolitan Police Department (MPD) di Washington D.C., recentemente ha dichiarato di essere stata costretta ad abortire. Qualche giorno dopo, un’altra poliziotta ha sostenuto di aver subito la stessa discriminazione per il fatto di essere incinta.

Karen Arikpo, dipendente del MPD di Washington D.C. da ventiquattro anni, ha dichiarato a Fox 5 DC, che anche a lei un superiore aveva intimato di abortire o sarebbe stata licenziata.

Nel 1997 Karen aveva scoperto di essere incinta mentre era una recluta all’accademia di polizia del MPD come Chanel. “Ho pensato di poterlo nascondere. Semplicemente concludo l’accademia e lo nascondo” queste le sue parole. Ma una conferenza di una sergente pose fine a questa illusione. “Se fossimo rimaste incinta avremmo dovuto abortire o saremmo state licenziate”, ricorda Karen.

Così, più tardi quel giorno sono andata dal mio sergente maggiore dicendo di essere incinta. Lei mi disse che avrei dovuto abortire e mi mise in contatto con un medico di Washington perché se ne occupasse. Non l’ho mai detto a nessuno. Mai.

Fino ad ora, Karen ha tenuto segreto il suo aborto soffrendo in silenzio, fin quando ha letto la fortissima dichiarazione di Chanel. Quest’ultima è una delle dieci donne che hanno citato in giudizio l’MPD ed ha dichiarato, durante un incontro pubblico la settimana scorsa, di essere stata costretta ad abortire.

Quando avevo diciotto anni ed ero cadetto, mi è stato detto che avrei dovuto abortire o avrei dovuto lasciare il programma per cadetti del MPD. La mia scelta di avere un bambino era personale e avrebbe dovuto essere solo mia e non condizionata dall’ultimatum di un datore di lavoro”.

Le pressioni per abortire vengono esercitate con maggiore facilità, anche da parte dei datori di lavoro, a causa del fatto che l’aborto è legale (nonostante l’emendamento al Titolo VII, il Federal Pregnancy Discrimination Act, dichiari illegale la discriminazione nei confronti di dipendenti incinte o dipendenti che potrebbero rimanere incinte). Malgrado la legislazione pro-life, molte aziende sono andate oltre, si è sostenuto infatti che l’aborto sia una cosa buona per gli affari delle stesse e per la loro forza lavoro, quindi non dovrebbe essere proibito. Non sorprende quindi che datori di lavoro o direttori esercitino pressioni in una situazione in cui la gravidanza di una dipendente è percepita come un inconveniente per il raggiungimento degli obiettivi dell’azienda.

Chanel e Karen erano nella stessa classe di reclutamento nel 1997 e Chanel ha confermato il discorso che la sergente fece a proposito dell’abortire o perdere il lavoro. Ora Karen vorrebbe non aver preso quella decisione.

“È così ingiusto. Non ho mai avuto la possibilità di avere un figlio. In tutti questi anni ho provato ma non sono mai riuscita a rimanere incinta.” Ha dichiarato. “Ho fatto questa scelta per un lavoro, poi ho desiderato dei figli ma non ho potuto averne. Come spiegarlo alle persone?”.

Fonte: LiveAction

Traduzione a cura di

Fulvia Favale

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