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Perché i pro-life devono combattere? Per assicurarsi un futuro!

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Viviamo in un mondo caotico, dove oramai le persone sembrano non avere più percezione di riferimenti morali oggettivi e sono sprofondate in un baratro in cui neanche si rendono conto di trovarsi. D’altra parte, chi è cosciente di un tale degrado non può rimanere con le mani in mano come se nulla fosse, aspettando una risoluzione che presumibilmente il tempo, galantuomo, fornirà. Purtroppo il tempo non risolve nulla da sé, è necessaria la cooperazione di persone di buona volontà in grado di difendere ciò in cui credono. Noi crediamo abbastanza nella vita? Nel suo immenso valore? Nella sua indisponibilità? Siamo realmente coscienti dell’entità e della natura degli attentati alla vita stessa in tutte le sue fasi? Quanto siamo disposti a spendere in termini di tempo ed energie per difendere chi amiamo? Farsi queste domande è cruciale.

Ma a che punto è il mondo pro-life oggi? Riusciamo ad essere incisivi nel dibattito pubblico su temi come aborto, eutanasia, contraccezione, fecondazione assistita? Possiamo ancora dire la nostra e farci sentire? La risposta purtroppo è negativa, basti vedere quale clima di censura stiamo vivendo in quest’ultimo periodo: si prenda a titolo di esempio il fatto che Facebook ha deciso di censurare la pagina di Live Action in cui si afferma, con rigore e col parere di esperti medici, che l’aborto non è mai una procedura necessaria, tantomeno può essere definito come procedura “medica” in quanto contraddice quei principi ippocratici su cui la medicina si fonda, primo tra tutti il principio del primum non nocere.

Abbiamo aspettato tanto, troppo … abbiamo “dialogato” fin troppo con quel mondo pro-morte che ci voleva relegati in un angolo per distruggerci una volta per tutte, così da avere totale via libera per il raggiungimento dei propri mortiferi obiettivi. In un certo senso, potremmo dire, ci siamo silenziati con le nostre stesse mani, facendo retrocedere la linea del Piave sempre più fino al punto di credere che attaccare oramai è un’impresa impossibile e che quindi tanto vale accettare quello che verrà.

Noi non lo accetteremo passivamente. Continueremo a combattere anche da soli se necessario. Noi non vogliamo un mondo in cui lo Stato sopprima nostro figlio, senza fornirgli acqua e cibo, in nome di un fantomatico best interest, qualora fosse “colpevole” di grave disabilità (il nuovo ‘alto tradimento’ dello Stato), finanche arrivando a mettere cordoni di polizia intorno al reparto di terapia intensiva in cui dovesse essere ricoverato per impedirci di salvarlo. Noi non vogliamo uno Stato in cui l’aborto continui a privare della vita tantissimi innocenti nel grembo materno e per giunta con i nostri soldi. Noi non vogliamo uno Stato che un giorno venga a prenderci per somministrarci una iniezione letale dietro il manto roseo e smielato della “dolce morte”. Noi non vogliamo uno Stato in cui per lavorare come medico, infermiere, giudice o avvocato devi essere necessariamente disposto a cooperare a delle sentenze di morte.

Quale futuro è possibile per una persona che vuol farsi una famiglia o che vuole lavorare onestamente, secondo coscienza, in una società che nega il più basilare e fondamentale diritto affinché la vita del più debole e innocente non venga lesa? Noi dobbiamo combattere per assicurarci un futuro … dobbiamo combattere per poter avere una famiglia, per poter essere liberi di vivere serenamente la gravidanza senza il terrorismo psicologico di chi propone l’aborto per l’insorgenza di un qualunque problema, per poter fare il lavoro che più corrisponde alle nostre aspettative senza che ci venga detto “se vuoi essere obiettore non fare il medico o l’infermiere”, per poter vivere con dignità la nostra eventuale malattia senza la pressione di uno Stato che ti invita subdolamente a toglierti di mezzo.

Tutti noi possiamo essere fieri combattenti pro-life, se lo vogliamo, se non togliamo tempo a questa importantissima battaglia perché “abbiamo di meglio da fare”. Nel tempo che abbiamo perso il mondo pro-morte ha fatto passi da gigante, arrivando a vette fino a poco tempo fa impensabili. Non v’è attività più importante che ostacolarli, finanche farli retrocedere, in ogni ambito in cui ci troviamo a farlo: in famiglia, a lavoro, a scuola, nelle università o in politica. Questo è di fondamentale importanza, le istanze pro-morte e pro-life non possono coesistere: se c’è l’una non può esserci l’altra.

Chi vorrà unirsi a noi nelle università, sarà più che benvenuto! Chi non potrà lo faccia nei luoghi che gli sono propri e infine si unisca a noi nelle prossime edizioni della Marcia per la Vita, così da occupare la pubblica piazza e far sentire che ci siamo ancora, che siamo vivi e determinati, che vogliamo ottenere l’abrogazione delle leggi inique del nostro amato Paese e che non ci silenzieranno fino a quando avremo fiato in corpo.

 

Fabio Fuiano

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