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La morte cerebrale è vera morte? Parola a Josef Seifert

Riportiamo qui di seguito un’intervista al professor Josef Seifert, celebre filosofo austriaco e cofondatore della Accademia Internazionale di Filosofia (IAP). Le sue considerazioni sulla cosiddetta “morte cerebrale” fanno davvero riflettere e pensiamo siano meritevoli di considerazione nel presente dibattito sulla morte cerebrale.

Vorremmo dare ai nostri lettori alcune coordinate, poiché la questione non è molto dibattuta e conosciuta. Lei ha studiato la questione della morte cerebrale da un punto di vista filosofico. Secondo lei, cos’è la morte cerebrale e come è nata?

La definizione di “Morte cerebrale” è stata proposta da un Comitato della Harvard Medical School e da mezzo secolo viene applicata negli ospedali e istituita da molte leggi in tutto il mondo soprattutto in relazione alla medicina dei trapianti. Serviva una giustificazione legale per il prelievo di cuori e altri organi vitali da persone biologicamente viventi. La costruzione della “Morte cerebrale” costituisce una radicale rivoluzione nella comprensione della morte e un rovesciamento della natura e dei segni della morte biologica che fu in forza dall’inizio dell’umanità e dall’inizio della storia della medicina.

Infatti, invece di dichiarare morte solo persone le cui funzioni circolatorie e respiratorie e tutte le funzioni vitali di base sono cessate, le definizioni di MC permettono ora di dichiarare morte persone biologicamente viventi, il cui cuore batte, la cui respirazione nei polmoni e tutte le cellule del corpo è intatta, la cui temperatura corporea è mantenuta, che lottano contro le infezioni, hanno riflessi e possono anche portare anche a termine una gravidanza partorendo un bambino perfettamente sano.

Dichiarare la morte di queste persone è un insulto al buon senso, alla scienza e alla filosofia. É stato spinto da motivazioni pragmatiche, soprattutto per espiantare organi vitali (che sono inutili quando una persona è veramente morta) senza uccidere il donatore di organi. Dopo il primo trapianto di cuore nel 1967 sono state intentate alcune cause contro i medici accusandoli di omicidio colposo. Per porre fine a questa situazione, una definizione di MC è stata introdotta da un Comitato di Harvard nel 1968, dopo le delibere e gli scambi di lettere tra Henry Beecher, capo del Comitato, e il preside della Scuola di Medicina, Dr. Ebert, tra il gennaio 1967 e l’agosto 1968. Nella dichiarazione del Comitato di Harvard e in queste lettere è sono stati menzionati come motivi solo la necessità di trapianti di organi e la necessità di liberare gli ospitali da persone che non hanno una vita cosciente. Pertanto, alcuni importanti critici della “morte cerebrale” come il Dr. Paul Byrne, ritengono la definizione di “morte cerebrale” una costruzione medico-legale e una menzogna che serviva solo ad assicurare un business multimiliardario di trapianti di organi. È uno dei fatti più vergognosi della storia della medicina e dell’umanità, che una questione cruciale come quella della morte o della vita dell’uomo sia stata risolta per mera utilità, senza appello alla verità e senza ragioni scientifiche e filosofiche razionali (solo in seguito sono state offerte tre o quattro ragioni teoriche e filosofiche, tutte profondamente errate).

Considero la definizione di “morte cerebrale” come una definizione evidentemente falsa che sfida il buon senso, la scienza medica e la filosofia e ha avuto la conseguenza fatale di minare l’etica medica e uccidere migliaia di persone viventi.

Il dottor Cicero Coimbra ha dimostrato, inoltre, che l’inversione dell’etica medica e biologica deriva anche dai metodi di prova della MC, in particolare il test di apnea, in cui alla persona gravemente cerebrolesa viene rimossa la ventilazione per un massimo di dieci minuti, per vedere se è “cerebralmente morta” e incapace di respirazione spontanea (che può essere sostituita da un ventilatore e riguarda solo la funzione di pompa muscolare del diaframma e non i polmoni e la respirazione cellulare).

Con un tale test, paragonabile a chiedere a un uomo che ha subito un attacco di cuore di correre veloce per alcuni minuti, non si mostra alcuna preoccupazione per il donatore di organi. In realtà, è proprio a causa di quel test che di fatto molte persone muoiono, giacché esso è controindicato dal punto di vista medico. Pertanto, somministrare questo test prescritto dai codici etici e dalle leggi mediche prima della dichiarazione di “morte cerebrale” è irresponsabile e persino una negligenza criminale dell’interesse dei pazienti.

Quali presupposti filosofici, in breve, sono alla base del concetto di morte cerebrale?

Gli argomenti filosofici che sono stati proposti solo in seguito per dare alla nuova definizione di morte una base scientifica e teorica, sono principalmente tre:

  • Il cervello è chiamato, in una biofilosofia molto infondata, “l’integratore centrale” senza la cui funzione gli organi di un corpo sono disintegrati e dissociati come unità cellulari o organi finiti per strada dopo un incidente mortale, o come organi prelevati da un corpo e conservati in un frigorifero anni dopo la morte e la sepoltura di una persona.

Questa affermazione che il corpo del “morto cerebralmente” si riduce a un gruppo disintegrato di organi è stata completamente smentita da un neurologo pediatrico di fama mondiale, il Dr. D. Alan Shewmon, che ha dimostrato come l’integrazione più importante e la cooperazione mirabilmente strutturata tra gli organi è indipendente dal cervello e tale cooperazione può essere riscontrata anche nella cosiddetta persona “cerebralmente morta” sotto forma di un’intera “litania” di processi biologici integrati, funzioni e interrelazioni ammirabili e cooperazione integrata tra gli organi.

  • Il secondo argomento principale è che il cervello superiore (gli emisferi cerebrali) sono decisivi per la vita umana razionale. Pertanto, la disfunzione irreversibile del cervello superiore porta alla “morte della persona umana” anche se, parlando dal punto di vista della vita vegetativa, è ancora un essere umano vivo.

Questo argomento, che permette ad alcuni di chiamare “morti” anche i malati avanzati di Alzheimer, dimentica che la natura razionale dell’uomo non è costituita dal cervello ma dall’anima umana razionale; trae anche un’intollerabile divisione e separazione tra vita razionale e vita biologica e non tiene conto del fatto che l’uomo ha un’unica anima responsabile della sua vita biologica e della sua vita mentale. Dimentica inoltre che l’essere una persona non può essere escluso dal fatto che una persona viva non è più in grado di agire come persona. Rimaniamo persone umane anche quando dormiamo o perdiamo conoscenza.

  • Il terzo argomento principale identifica il corpo umano semplicemente con il cervello umano, come se il solo cervello fosse il corpo e il resto una semplice appendice. Perciò la disfunzione del cervello corrisponderebbe alla morte e implicherebbe che l’anima ha lasciato il corpo.

Questo argomento basato sulla riduzione dell’insieme corpo-anima al cervello è il risultato di una completa dimenticanza che, ad esempio, l’embrione è una persona e ha un’anima molto prima della formazione del suo cervello. Pertanto ridurre il corpo umano al solo cervello, è del tutto falso e contraddice tanto la scienza biologica quanto la filosofia giacché il cervello è solo un prodotto tardivo della vita biologica integrata, per quanto grande sia la sua importanza.

La distinzione tra essere umano e persona umana è la stessa usata per difendere l’aborto? Da dove nasce tale distinzione?

Per coloro i quali hanno già compreso che una persona “morta cerebralmente” in realtà è viva (che non sono d’accordo con la logica del cervello come l’integratore centrale), sì, è fondamentalmente la stessa distinzione tra essere umano e persona umana che viene usata da molte madri, avvocati o medici che negano la personalità dell’embrione e non riconoscono l’aborto come omicidio di un uomo che eseguito consapevolmente corrisponde all’omicidio del nascituro. Molti sostengono che l’embrione non è altro che un mucchio di cellule.

Alcuni parlano anche di “nascita cerebrale” così che l’embrione acquisti lo status di “persona” e riceva un’anima umana solo dopo la formazione del cervello.

Questa distinzione erronea tra essere umano e persona umana soffre degli stessi difetti che ho citato nella mia ultima risposta.

Un messaggio che vorrebbe inviare ai nostri lettori …

Credo che le “definizioni di morte cerebrale” e la loro applicazione dovrebbero essere abbandonate e cancellate dalla nostra società e dalla medicina. Il buon fine di salvare alcune vite umane non può giustificare i mezzi intrinsecamente malvagi come l’ucciderne altri.

Le definizioni di “morte cerebrale” e la loro applicazione per estrarre organi da persone viventi sono un ulteriore orribile esempio dell’anti-cultura della morte senza Dio, che caratterizza la nostra società e opera allo stesso modo attraverso l’aborto, l’eutanasia, la contraccezione, la sterilizzazione, il blocco della nutrizione e l’idratazione a persone pienamente viventi come Vincent Lambert, una riduzione incontrollata ed egocentrica del numero di bambini, uno stile di vita omosessuale che separa totalmente il sesso totalmente dalla procreazione, e molti altri fenomeni.

Non dobbiamo permettere che l’orrore di questa anti-cultura della morte, tuttavia, ci spinga nella passività e alla depressione, ma, senza mai perdere la speranza, intraprendere ogni sforzo per sostenere la gigantesca battaglia contro il male e promuovere la cultura della vita in tutte le sue forme, confidando nell’aiuto di Colui che è LA VIA, LA VERITÀ e LA VITA.

Here you can find the english version.

Intervista di Fabio Fuiano

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