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Professore smaschera l’inconsistenza morale dell’aborto in seguito ad una violenza sessuale

Giovedì 21 febbraio, l’università Wilmington del North Carolina ha ospitato un dibattito sull’aborto organizzato, tra gli altri, da associazioni democratiche e repubblicane interne all’ateneo. Sono stati chiamati a discutere il medico abortista cristiano e autore Willie Parker per i pro-choice e il professore di criminologia Mike Adams per i pro-life.

Il dibattito, durato un’ora e mezza, prevedeva la possibilità per il pubblico di fare domande ai due oratori. Un uomo ha chiesto ad Adams della più discussa e famosa delle argomentazioni pro-choice: l’aborto in seguito ad una violenza sessuale.

L’uomo ha prima spiegato che le ghiande non sono considerate alberi fin quando non sono sbocciate dal suolo affermando che vale lo stesso per gli uomini. Dopo che il moderatore lo ha esortato a fare la domanda, l’uomo ha chiesto: “ Se una bambina di 12 anni viene violentata è necessario forzarla ad abbandonare la sua adolescenza, a partorire e a vivere per il resto della sua vita con la consapevolezza che il bimbo è frutto di uno stupro? È necessario forzare una donna che sa di aver generato un figlio deforme a spendere , per il resto della sua vita, migliaia di dollari per prendersi cura di un bambino che non avrà mai una vita pienamente felice? Mi stupisce sempre constatare quanto siamo attenti a far nascere un figlio ma non lo siamo altrettanto quando si tratta di garantirgli cure sanitarie e cibo”.

Il moderatore ha interrotto l’uomo e ha chiesto ad Adams di rispondere. Il professore ha prima raccontato di come la sua opinione sull’aborto a seguito di una violenza sessuale sia cambiata dopo aver scoperto che una sua amica è stata concepita in seguito ad uno stupro.

Quello che lei descrive si chiama Eugenetica. Io non supporto l’Eugenetica perché credo che la vita di un disabile valga la pena di essere vissuta a prescindere dalle difficoltà. Quando sono diventato pro-life, credevo che l’aborto dovesse essere garantito esclusivamente in caso di una gravidanza in seguito ad una violenza carnale ma poi è successo qualcosa di interessante. Una mia amica, che sapeva di essere stata adottata, ha iniziato ad investigare le circostanze della sua adozione e ha scoperto che è stata concepita in seguito ad uno stupro. La mia ragazza dell’epoca mi disse : “È per questo che non supporto l’aborto in seguito ad una violenza sessuale” ed io le dissi che non ero d’accordo. Lei mi rispose : “Stai dicendo che la mia amica Laura doveva pagare per un crimine che non ha commesso? Un piccolo essere umano innocente? Stai dicendo che Laura doveva essere condannata?”. Le dissi : “Beh, non ora” e mi chiese : “Quale è la differenza tra l’essere umano innocente che è oggi e l’essere umano innocente che era quando si trovava nel grembo materno per giustificare la sua uccisione per un crimine che non ha commesso?”. Le risposi : “Non riesco a trovare differenze”. Così ho cambiato la mia opinione. Non è un segno di debolezza ma di onestà.

Adams ha poi confutato la credenza per cui il movimento pro-life si interessi solo dei feti con un’analogia brillante e ha successivamente illustrato cosa il movimento pro-life fa in concreto per aiutare le donne in difficoltà.

“La terza domanda è più che altro un’accusa verso il movimento pro-life di essere contro l’aborto ma di non essere totalmente a favore della vita perché non fa nulla nel concreto per garantire aiuti alle madri e ai loro figli. È una affermazione molto arrogante. Se lei avesse un amico che raccoglie soldi per l’Associazione americana malati di cancro e lo attaccasse dicendo “Non sei totalmente contro le malattie e a favore della vita perché non raccogli soldi anche per la ricerca contro AIDS” non sarebbe una critica onesta ma assurda. Ci rifletta per un momento. Solo perché siamo contro l’uccisione intenzionale di esseri umani non vuol dire che siamo responsabili per la cura di tutte le malattie della società ma nonostante ciò stiamo facendo qualcosa nel concreto per aiutare le donne in difficoltà. Ci sono più centri di aiuto alla vita (CAV) gestiti dal movimento pro-life che cliniche abortive in questo paese. Basta con le accuse. Il punto centrale del discorso non è che genere di essere umano sia io in quanto pro-life ma che genere di entità sia il feto. Se sono incoerente perché non sono d’accordo con alcune delle sue politiche non significa che il feto smette di essere un essere umano e di avere dei diritti. Questa è la falla nella sua argomentazione.”

Fonte: Dailywire

Traduzione a cura di ERIKA FANCELLI

 

2 Comments »

  1. Se l’aborto fosse consentito solo nel caso di stupro, mi andrebbe bene. Ma nella gran parte dei casi di aborto si tratta semplicemente di disfarsi di un peso che non si vuole sopportare per i motivi più infantili.Nel caso di stupro si tratterebbe di persona incapace di sopportare il dramma subito, nel secondo, si tratta di assassinio senza attenuanti e basta..

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    • L’aborto non è accettabile neanche in caso di stupro. Significherebbe condannare un’innocente a morte per una colpa che non ha commesso …

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