“Giovani Campioni” di Francesco Maria Nocelli: stelle che illuminano il cammino dei giovani d’oggi

Non è facile, in un’epoca di grande relativismo valoriale, che colpisce indifferentemente credenti e non credenti, porsi come obiettivo quello di presentare degli esempi da seguire nel cammino della vita. Eppure è proprio ciò che Francesco Maria Nocelli, Segretario del Comune di Loreto, ci propone nel suo libro “Giovani Campioni. 20 storie di Santi a lieto fine” (Ares Edizioni, 2018). Le 20 biografie presentate, che uniscono figure già ben note, come Laura Vicuña e Chiara “Luce” Badano, con altre ancora poco conosciute o in attesa che la Chiesa si esprima ufficialmente sulle loro eroiche virtù, colpiscono il lettore per la loro intensità pur nella brevità cronologica. Esse sono testimonianza di esistenze vissute con fede e coraggio fino in fondo, senza arrendersi di fronte all’improvvisa sofferenza ed alla morte prematura, nella consapevolezza che proprio queste siano condizioni spesso necessarie per la Santità. Leggiamo, infatti, nel Vangelo che “se il seme non muore non porta frutto”. Seme che, in questi Giovani Campioni, è dato da una quotidianità vissuta non per sé stessi, per l’autoaffermazione nel mondo, ma per amare Dio ed il prossimo. Vi sono vite che sembrano venir fuori da un romanzo, come quella di Jacques Fesch, ladro ed assassino che in carcere, mentre attende la pena capitale, si pente dei suoi crimini e si converte, divenendo un testimone della fede come il buon ladrone evangelico: leggendola, la mente corre al celeberrimo “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, con il quale le somiglianze non sono poche. Ve ne sono altre meno travagliate, eppur sempre straordinarie non tanto per i semplici accadimenti, ma per la risposta che ad essi veniva data dai giovani protagonisti. Ciascuna narrazione è accompagnata da riflessioni nelle quali l’Autore lascia spesso la parola a grandi uomini di fede, tra cui San Paolo VI, San Josemaria Escrivà, San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI.
L’accettare pazientemente la sofferenza fisica e spirituale fino alla morte, caratteristica dell’eroismo cristiano più volte rimarcata nei Giovani Campioni, è un messaggio decisamente in controtendenza rispetto alla cultura dell’Occidente moderno. Attualmente, infatti, in linea con un certo delirio di onnipotenza secondo cui l’uomo sarebbe l’indiscusso padrone della propria vita, unito ad un più o meno velato timore della sofferenza prolungata nel tempo, si può essere portati (anche se credenti) a non considerare la morte come una prova finale ed un ostacolo originariamente estraneo al progetto di Dio per l’uomo. Al contrario, essa viene vista spesso come un rimedio, da offrire gratuitamente per ciò che la moderna scienza medica ancora non riesce a curare: si sviluppa così, dietro una falsa misericordia, la cultura dello scarto verso i più deboli, profondamente osteggiata da Papa Francesco. Niente di più estraneo rispetto all’aiutare chi soffre a portare la propria croce ogni giorno, fino a quando Dio vorrà.
L’altro elemento che, insieme alla pazienza, è caratteristico dei Santi in generale e dei nostri Giovani Campioni in particolare, è la gioia di vivere, dimostrata in ogni occasione: nei rapporti interpersonali con Dio e con il prossimo. Proprio una tale gioia fa sì che, come sottolinea l’Autore nell’introduzione, l’incontro con questi ragazzi lasci un segno indelebile.
Va notato, infine che il terreno nel quale l’opera di Francesco Maria Nocelli si innesta, presenta delle caratteristiche peculiari: se, da un lato, come dicevamo, esso è a rischio di desertificazione a causa del relativismo imperante, d’altro canto è in evidente attesa di essere irrigato. Ci troviamo, infatti, in occasione del Sinodo sui Giovani che, a partire dalla Riunione Pre Sinodale dello scorso marzo, dovrà confrontarsi con le esigenze, evidenziate da molti ragazzi e ragazze, di una maggiore spiritualità e della ricerca del senso della propria vita. Ebbene, entrambe le richieste sono tra quelle a cui i Giovani Campioni possono dare una risposta di non secondaria importanza.
Siamo, pertanto, grati a Francesco Maria Nocelli per questo suo contributo bello e, a tratti, commovente.

Florio Scifo

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