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Giudice del Colorado permette ad una clinica pro-life di effettuare la terapia di inversione della pillola.

Torniamo a parlare della APR, la terapia di inversione della pillola abortiva RU486. Negli USA un giudice federale ha concesso a una clinica pro-life un’esenzione temporanea rispetto al divieto imposto dallo Stato del Colorado riguardo alla terapia di inversione della pillola, dopo che la clinica ha intentato una causa legale in seguito all’entrata in vigore del divieto.

Secondo quanto riportato da Catholic News Agency, la clinica Bella Health and Wellness ha fatto causa allo Stato del Colorado non appena il governatore Jared Polis ha firmato il decreto, che comprende diverse misure volte ad ampliare il “diritto all’aborto” a livello statale. Nello specifico, il decreto include una parte intitolata “Proibizione di pratiche ingannevoli presso centri anti-aborto” che prevede 20.000 dollari di multa per violazione della legge e la perdita delle licenze mediche per legge. Riguardo alla clinica, parliamo di una struttura che ha tre sedi (Englewood, Denver e Lafayette) con in cura circa 20.000 pazienti, con approssimativamente 200 nuovi pazienti ogni mese.

Il giudice della Corte Distrettuale Daniel Domenico ha dichiarato che questa legge viola i diritti del Primo Emendamento, ed è riuscito ad ottenere l’esenzione perché i tempi per valutare la fondatezza delle richieste dei querelanti sono piuttosto lunghi e si rischia di provocare danni alle pazienti che hanno già iniziato il trattamento con progesterone, le quali senza un intervento legale rischiano di vedere interrotte le proprie cure. Nella sua ingiunzione ha dichiarato espressamente che riconosce l’interesse dello Stato a prevenire la diffusione di pratiche ingannevoli che non rispondono ai criteri medici standard, ma allo stesso tempo non ritiene che la terapia di inversione della pillola rientri in tale categoria. Sempre dalla sua ingiunzione:

«Sebbene l’efficacia del trattamento con progesterone nel mantenere la gravidanza di una paziente dopo l’assunzione di mifepristone appaia discutibile, questo trattamento non sembra comportare gravi rischi per la salute dei pazienti che lo ricevono, come evidenziato dal fatto che il trattamento rimane attualmente legale in tutti gli stati tranne il Colorado».

Una posizione sicuramente cauta, ma comunque sufficiente per ottenere un’esenzione da una legge che, secondo Laura Wolk Slavis del Becket Fund for Religious Liberty, «è l’opposto della scelta (tanto decantata dai cosiddetti pro-choice ndr.): prende di mira le donne che hanno cambiato idea e le costringe a sottoporsi a processi abortivi che vogliono interrompere. Questa legge calpesta i diritti costituzionali di queste donne e dei loro medici. Siamo grati per l’ordine notturno del tribunale che ha posto fine a questa legge draconiana, consentendo di continuare ad aiutare le donne che ne hanno bisogno».

Il Becket Fund si è occupato di questa causa, aiutando la clinica nello sporgere denuncia, sostenendo che la nuova legge del Colorado viola il libero esercizio. Come riportato nel testo della denuncia:

«La legge del Colorado costringerebbe queste donne ad abortire, quando invece vogliono proseguire la gravidanza. A volte le donne cambiano idea sull’opportunità di portare a termine una procedura abortiva. Purtroppo, alcune donne sono persino indotte con l’inganno o spinte a prendere il mifepristone come prima opzione, comprese le donne vittime del traffico sessuale. Bella e i suoi fornitori non possono rifiutarsi di aiutare una donna che desidera continuare la gravidanza semplicemente perché ha assunto il mifepristone. […] Bella e i suoi fornitori sono tenuti a offrire l’inversione della pillola abortiva fintanto che hanno i mezzi e la capacità di farlo».

I vescovi cattolici del Colorado hanno elogiato la causa legale in una lettera del 14 aprile, affermando che questa causa «afferma i diritti del Primo Emendamento dei centri per la gravidanza e la capacità degli operatori sanitari di prescrivere liberamente il trattamento (inversione della pillola abortiva) come opzione di affermazione della vita per le donne in Colorado».

Precisiamo che le affermazioni sin qui riportate sembrano mancare il reale punto della questione, e cioè che l’aborto è un atto intrinsecamente ingiusto perché mira a sopprimere un essere umano innocente: dunque si può affermare che (a) la legge del governatore del Colorado non è ingiusta perché viola semplicemente un emendamento, ma perché diffonde la pratica abortiva e (b) qualunque passo in avanti sull’APR non è buono, come a più riprese viene affermato, semplicemente in virtù dell’aiuto fornito alle donne, perché “si calpestano i loro diritti” (e quelli del concepito?) o perché si offre loro un’opzione in più, come se l’aborto fosse un’alternativa percorribile. Tale linguaggio non mette in discussione il paradigma della “scelta”, ponendo così sullo stesso piano l’aborto e la difesa di una nuova vita umana, quando invece il primo atto è oggetto di un dovere negativo assoluto e dunque da evitarsi sempre. Ciononostante, ci rallegriamo del piccolo ma significativo passo avanti per la difesa della vita, che crea un precedente per future cause!

Marco Pirlo

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