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Ecco perché si continua a marciare dopo la caduta della “Roe”.

“Infatti, l’edificazione di una società veramente giusta poggia sul rispetto della sacra dignità di ogni persona e sull’accoglienza riservata a ciascuno come fratello o sorella. Possa Dio onnipotente rafforzare l’impegno di tutti, specialmente dei giovani, a perseverare nell’impegno volto a proteggere la vita umana in tutte le sue fasi, soprattutto attraverso adeguate misure legali”. 1

I giorni scorsi mi sono aggregato alle decine di migliaia di attivisti pro-life che si sono ritrovati a Washington D.C. per la March For Life. Neanche a dirlo, quest’anno era diverso dagli anni scorsi. Se nel passato, l’inno più gettonato era “Hey, hey! Ho, ho! Roe vs Wade has got to go!” quest’anno, questo grido non era più necessario. Dopo tutto, la Roe è andata!

Comunque, sebbene l’obiettivo di ribaltare la Roe sia stato raggiunto, c’è ancora molto lavoro da compiere per trasformare la cultura in una Cultura della Vita, dove ogni vita è accolta, amata, accudita e difesa.

Si marcia perché l’aborto è ancora legale.

Si sentiva forte un senso di celebrazione durante la Marcia di quest’anno. E perché non dovrebbe essere così? Per cinquant’anni, ci siamo radunati presso il National Mall, spesso nel freddo pungente, con la neve, per ascoltare le testimonianze e poi marciare verso la Corte Suprema. L’obiettivo? Chiedere che i giudici incaricati facessero la cosa giusta e ribaltassero la decisione più vergognosa nella storia della Corte Suprema.

Ad ogni modo, ora che la Roe è andata, qualcuno potrebbe giustamente chiedersi se la March for Life (come qualsiasi altra iniziativa pro-life) abbia raggiunto il suo scopo. Dopotutto, la March for Life è programmata in modo da coincidere esattamente con l’anniversario della Roe (22/01/1973). Perché ci siamo messi comunque in marcia nel gelido clima invernale (sebbene quest’anno fosse abbastanza mite) per ricordare una data che non ha più il medesimo significato?

L’immensa folla che anche quest’anno ha partecipato alla Marcia fa risuonare il suo “No! La Marcia non ha raggiunto il suo scopo. Fino a quando la violenza dell’aborto, l’uccisione di vite umane innocenti sarà legale negli USA, noi ci saremo”.

Il movimento pro-life ha riportato una grande vittoria con il ribaltamento della Roe vs Wade, ma il nostro lavoro per costruire una Cultura della Vita è ancora lungo” ha dichiarato Jeanne Mancini, la presidente della March for Life, in un comunicato della scorsa settimana. “Il prossimo obiettivo è ottenere la protezione legale per i nascituri a livello statale e federale”.

Senza dubbio, la March for Life e gli altri eventi pro-life sono stati fondamentali per il dibattito e per mostrare la brutalità dell’aborto. Sono state un mezzo per diverse generazioni di statunitensi per ricordare ai loro legislatori e leader politici la necessità e l’importanza di sovvertire l’ingiusta legge dell’aborto, che discrimina i nascituri. Ora la Roe è andata, è tempo che i legislatori, sia a livello statale che federale, si facciano avanti e inizino a utilizzare la ritrovata libertà legale per proteggere i nascituri.

Gli attivisti pro-life testimoniano la dignità umana.

Sebbene diversi Stati abbiano totalmente bandito l’aborto dopo il ribaltamento della Roe, altri (ad es. la California) si sono attivati per estendere il cosiddetto “diritto” all’aborto. Ogni giorno, migliaia di aborti vengono eseguiti in tutta la nazione; vite umani innocenti vengono spezzate. Alla luce di questo, le manifestazioni in difesa della vita sono più urgenti che mai.

Infatti, la March for Life già da tempo è diventata molto di più che un raduno per ricordare la Roe. Lungi dall’avere un unico scopo, è diventata una manifestazione potente della forza e della tenacia degli attivisti pro-life statunitensi, e anche un mezzo efficace per educare le prossime generazioni di pro-life e motivarli a tornare nelle loro comunità con un contributo in grado di fare la differenza.

Continuando a marciare, stiamo mostrando come difendere la vita sia più importante delle elezioni, della politica, della legislazione e della Corte Suprema. Si tratta di una via essenziale per dare testimonianza della dignità e della bellezza di ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale. Tramite la nostra presenza, diamo ai nascituri, i più vulnerabili, la voce che a loro manca e di cui hanno bisogno.

Motivare i pro-life a difendere la vita.

Per eliminare il flagello dell’aborto occorre che ciascuno di noi faccia la differenza. E questo significa mostrarsi, farsi vedere, anche se c’è la neve o diluvia. Questo ci educa, ci incoraggia reciprocamente, e ci aiuta ad organizzarsi per poter fare la differenza nelle nostre comunità.

E non dimentichiamo che la March for Life è soltanto uno dei numerosi eventi pro-life che accadono ogni anno a Washington in questo periodo. Ogni anno migliaia di persone accorrono non solo per la Marcia, ma anche per le conferenze, la formazione e le celebrazioni liturgiche. Molti attivisti lavorano a tempo pieno nel movimento pro-life, e hanno deciso di dedicare la propria vita a questa causa proprio dopo aver partecipato alla March for Life e aver preso coscienza del male presente nel nostro Paese.

Inoltre, sebbene la Roe sia stata ribaltata, bisogna continuare a ricordare il 22 gennaio 1973 come un giorno di infamia, ricordando che decine di milioni di bambini sono stati condannati a morte a causa della codardia di giudici motivati dall’ideologia. E ricordare a noi stessi che a quel crimine è stato permesso di avanzare, di penetrare nella cultura nazionale, perché leader politici, legislatori, e molti cittadini a partire dal 1973 hanno fatto poco o niente per correggere questa ingiustizia, permettendo all’omicidio di vite innocenti di rimanere legale. Pertanto, non possiamo metterci comodi. Se non rimaniamo vigili e concentrati, una Corte o un Congresso in futuro potranno disfare tutti i progressi che sono stati fatti.

L’aborto non è il futuro.

Forse il messaggio più potente che ogni anno trasmette la March for Life è che l’aborto non è un male necessario o un male che non può essere sradicato. Non è inevitabile. Non è il futuro. Non è nemmeno il presente. Ci sono tanti statunitensi gioiosi e devoti che hanno una visione, un sogno, di come deve essere la società, una società dove l’aborto è inimmaginabile e dove ogni vita è accolta e protetta.

La Roe vs Wade non ha soltanto legalizzato l’aborto. Ha creato l’impressione di un falso “consenso”. Senza un dibattito significativo, la società si è rimodellata intorno alla legalizzazione della soppressione dei nascituri. L’aborto legale ha inquinato ogni aspetto della società, dall’educazione, alla legge, alla sanità, al matrimonio, alle relazioni amorose.

Come scritto dal Papa Giovanni Paolo II al punto 58 della Evangelium Vitae:

“Oggi, nella coscienza di molti, la percezione della gravità [dell’aborto] è andata progressivamente oscurandosi. L’accettazione dell’aborto nella mentalità, nel costume e nella stessa legge è segno eloquente di una pericolosissima crisi del senso morale, che diventa sempre più incapace di distinguere tra il bene e il male, persino quando è in gioco il diritto fondamentale alla vita. Di fronte a una così grave situazione, occorre più che mai il coraggio di guardare in faccia alla verità e di chiamare le cose con il loro nome, senza cedere a compromessi di comodo o alla tentazione di autoinganno”.

L’aborto legale distrugge la sanità.

Degno di nota è l’effetto che l’aborto legale ha avuto sulle professioni sanitarie. Tradizionalmente, la sanità aveva lo scopo di salvare vite e averne cura. A partire dalla legalizzazione dell’aborto, una profonda corruzione del giuramento di Ippocrate si è fatta strada nelle università e negli ospedali. Non tutti i dottori e i sanitari sono caduti in questa trappola, ma c’è stata una chiara e tangibile rivoluzione della sanità nel trattamento della vita umana, in modo particolare per i nascituri (lo stesso può essere detto anche per gli anziani, i disabili e i malati terminali).

Citando ancora Papa Giovanni Paolo II:

“La stessa medicina, che per sua vocazione è ordinata alla difesa e alla cura della vita umana, in alcuni suoi settori si presta sempre più largamente a realizzare questi atti contro la persona e in tal modo deforma il suo volto, contraddice sé stessa e avvilisce la dignità di quanti la esercitano”. 2

Come già detto la scorsa settimana, questa mentalità pro-morte, come era prevedibile, ha migrato dall’inizio della vita verso la fine della vita. La pressione sta crescendo sempre più riguardo al suicidio assistito e all’eutanasia. Le nazioni che hanno assecondato questa spinta, come il Canada, stanno sperimentando – anche queste assolutamente prevedibili – conseguenze distopiche, con molte persone fragili, malate mentalmente, o con problemi finanziari, le quali vengono incoraggiate dal sistema stesso a farsi uccidere, piuttosto che ricevere cure adeguate che rispettano la loro dignità di persone.

Marciando ogni anno, mandiamo un messaggio tonante: ogni essere umano ha un valore immenso e uguale a tutti gli altri. E non ci arrenderemo fino a quando questo non si rifletterà non solo nelle leggi, ma anche nella nostra cultura istituzionale.

Occorre rimodellare l’ambiente sociale.

I sostenitori dell’aborto parlano continuamente della necessità di proteggere il “diritto” all’aborto. Come ha scritto la femminista Germaine Greer nel suo libro “The Whole Woman”:

“Quello che le donne hanno guadagnato è il “diritto” di essere sottoposte a procedure invasive per interrompere gravidanze indesiderate, indesiderate non solo da loro ma anche dai loro genitori, dai loro partner, dai governi che non sostengono le madri, dai datori di lavoro che non assumono le madri, dai proprietari che non accettano inquilini con bambini, dalle scuole che non accettano studenti con bambini”.

Persino molti “sostenitori” trovano che l’aborto sia profondamente ripugnante. Riconoscono che causa immenso dolore a molte donne. Nonostante ciò, molti continuano a sostenere che sia necessario, dimenticando che non è mai lecito né tantomeno necessario uccidere un essere umano innocente.

Ma quando si verificano le loro ragioni, si trova un certo fatalismo, un profondo pessimismo riguardo a ciò che è possibile. Loro semplicemente danno per scontate alcune cose, ad esempio che le persone non possano essere convinte a vivere responsabilmente la sessualità; che gli uomini inevitabilmente useranno le donne per il proprio piacere, senza riguardo per il loro benessere o per il benessere dei figli; che la società non può fare nulla di significativo per aiutare le donne alle prese con gravidanze indesiderate; che la società non possa essere rimodellata per incentivare la vita anziché la morte.

Una delle caratteristiche del movimento pro-life invece è un profondo ottimismo in merito alla potenziale bontà – che può anche diventare eroismo – che si trova negli esseri umani; e crede che le persone abbiano il potere di riformare la società in modo che le donne non debbano essere costrette a uccidere i loro bambini, dando loro una vita dignitosa.

La conseguenza ultima è che noi come società facciamo davvero molto poco per offrire delle alternative rispettose della vita, che forniscano vero aiuto alle donne in difficoltà. Da decenni, i pro-life hanno lavorato valorosamente per dare un nuovo corso, donando milioni di dollari e risorse per creare un’ampia rete di centri di aiuto alla vita.

Servono legislatori che varino leggi a favore della famiglia.

Alcuni giorni fa, un gruppo di attivisti pro-life ha rilasciato una petizione chiedendo urgentemente ai legislatori statali e federali di rinnovare le leggi e di dare priorità nel supporto alla vita, alle donne e alle famiglie. Nel passaggio dopo la Roe, ci sono enormi margini per promuovere leggi che incentivino la vita rispetto alla morte.

L’arcivescovo Anthony Fisher ha affermato: “Quando le donne pensano che la gravidanza sia la pietra tombale della loro storia d’amore pianificata, dobbiamo aiutarle, non solo a rivedere i propri piani, ma ad essere meno preoccupate in merito a questi piani revisionati”. Un modo per farlo è ridurre la paura e l’incertezza che circondano la gravidanza, la nascita del bambino, e la maternità, per quanto possibile. Per quanto l’aborto non sia mai giustificabile, è fuori discussione il fatto che spesso le donne si sentano spinte ad abortire non solo dall’ambiente culturale, che indica come priorità la carriera e la salute, minimizzando i rischi dell’aborto, ma anche dalla paura, certamente, e dalla prospettiva della povertà.

Dovremmo fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurarci che nessuna donna si senta mai apparentemente costretta ad abortire perché non può permettersi di pagare le cure prenatali, il parto o prendersi una pausa dal lavoro per prendersi cura del suo neonato. La petizione, firmata da centinaia di attivisti e leader pro-life, chiama in causa i governi statali e federali affinché pensino a cose come l’accessibilità delle cure prenatali, assistenza durante e dopo il parto; crediti d’imposta ampliati per i figli; congedo parentale retribuito; e orari di lavoro flessibili per i nuovi genitori.

Si tratta di misure ragionevoli. E soprattutto, sono misure che hanno buone possibilità di passare con il supporto di entrambe le parti. Si dice che la validità di una società si misura sulla base di come tratta i deboli e gli indifesi, coloro che non possono proteggersi o difendersi da soli. Come nazione, investiamo in tanti ambiti diversi. Comunque, la nostra priorità assoluta deve essere l’investimento nella vita e nelle famiglie, che sono il fondamento di una civiltà sana. Dobbiamo essere a favore delle mamme e delle famiglie nelle nostre idee e nelle nostre azioni.

Perché ho marciato.

Il nostro dovere è difendere la vita e il rispetto dovuto ad ogni persona, che include i nascituri, non solo rifiutando la violenza intrinseca di aborto ed eutanasia (che uccidono esseri umani innocenti) ma anche lavorare per promuovere la vita.

La trasformazione della nostra cultura e la costruzione di una Cultura della Vita comincia quando noi rispettiamo la dignità umana, consapevoli che ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio, che possiede un valore intrinseco, e che ha il diritto alla vita, indipendentemente dalla fase di sviluppo, dalle condizioni di vita, o dall’età.

Questo è il messaggio della March for Life. Per questo ho marciato la settimana scorsa.

[Fr. Shenan J. Boquet]

Fonte: “Human Life International” (visualizzato il 23/01/2023)

Traduzione e adattamento a cura di

Marco Pirlo

Riferimenti

  1. Dal messaggio di Papa Francesco ai partecipanti alla March For Life, pubblicato il 20/01/2023 (https://www.vaticannews.va/en/pope/news/2023-01/pope-francis-deeply-grateful-for-witness-of-pro-lifers.html)
  2. Giovanni Paolo II, Enciclica “Evangelium Vitae”, n. 4

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