Italia combatti per la vita!

In un precedente articolo ripreso anche da ProVita Onlus, che ringraziamo di cuore, ci siamo occupati della situazione vigente in Irlanda a causa delle pressioni esterne della cultura pro-choice, firmata “Open Society Foundations”, volte all’abolizione dell’Ottavo Emendamento. Quanto abbiamo riportato assume una connotazione ancor più inquietante se si pensa che Soros intrattiene rapporti anche con alcuni politici italiani: prima fra tutti Emma Bonino, la quale con le elezioni del 2018, pur non avendo superato la soglia di sbarramento del 3% col proprio partito, +Europa, è riuscita a vincere a Roma contro Federico Iadicicco di Fratelli d’Italia (noto, d’altra parte, per le sue posizioni fortemente pro-life) e ad entrare in Senato. I radicali hanno sempre agito con poche persone che, in un modo o nell’altro, sono state in grado di entrare implicitamente in Parlamento al fine di promulgare leggi contro la vita. Dico “implicitamente” perché in realtà questa sparuta minoranza è riuscita, con anni di battaglie, a modificare l’opinione pubblica su taluni temi, spingendo i partiti di maggioranza ad adattare le proprie politiche al contesto sociale e al substrato culturale opportunamente costruiti da radicali come Marco Pannella ed Emma Bonino a colpi di scioperi della fame ma, soprattutto, a colpi di generosi finanziamenti.

Durante la campagna elettorale siamo stati accompagnati dall’immagine dell’ultra abortista in turbante ovunque (persino delle gigantografie nella Stazione Termini, una delle più affollate di Roma). Preso atto di tutto questo, è dovere delle persone che ancora credono nel valore intrinseco della vita proteggere e preservare gli ultimi baluardi, le ultime roccaforti che cominciano a vacillare e rischiano seriamente di essere espugnate. Nel nostro paese oramai siamo giunti a consegnare la vita nascente nelle mani dello Stato con la legge sull’aborto del 1978 e recentemente abbiamo avviato un simile processo anche per la vita morente con la legge sulle DAT, approvate dal PD nell’ultima legislatura (e ricordiamo che, a differenza della legge 194, quest’ultima non prevede neanche l’obiezione di coscienza per i medici, i quali saranno meri esecutori di una volontà pregressa del paziente).

Che ci piaccia o no siamo in guerra, una guerra che ha già provocato numerosissime vittime e tante altre ne causerà se non ci decidiamo ad invertire seriamente la rotta e a fare contro-cultura. È cruciale, anzitutto, educare i giovani e le giovani al rispetto del proprio corpo, della propria sessualità e a preservare la dignità umana propria ed altrui. Se quest’ultima fosse rispettata, non dovremmo neanche essere costretti a dover scegliere tra contraccezione e aborto: quando un uomo ama davvero una donna (e viceversa) accetta il fatto che il corpo dell’altro non si possiede come un oggetto e che quando ci si unisce “in una sola carne” il bambino concepito giace nel ventre materno proprio per ricordarci che lo scopo della sessualità è molto più alto e infinitamente più bello e puro del semplice svago. Altro aspetto decisamente non secondario è che chi ama non può generare morte. Con l’aborto si cerca di ricorrere ad uno strumento che elimini “l’incomodo” e allo stesso tempo permetta di degradare la sessualità al mero aspetto ludico. Ma non ci si accorge che non basta? No, non ci basta il gioco, vogliamo di più, sempre di più. Sapete per quale motivo non siamo mai soddisfatti e cerchiamo sempre altro? Sapete perché ci affanniamo fino a cadere in una spirale di auto-distruzione per cui sembra poi non esserci via d’uscita? Perché non sappiamo indirizzare i nostri desideri verso l’infinito a cui in realtà aneliamo.

La vita nel grembo materno è un miracolo (altro che incomodo) che non può non entusiasmare: c’è un’infinità di fattori che cooperano perché essa possa essere concepita e altrettanto infinite sono le possibilità quando si nasce, si cresce e si prende il proprio posto nel mondo. È necessario che i giovani intuiscano questo, che vivano questa bellezza incredibile e incontenibile rimasta incorrotta fin dagli albori dell’umanità. Noi ci auguriamo che l’Italia un giorno possa seguire le orme dell’Irlanda piuttosto che sentirsi legittimata a politiche che incentivino la denatalità (realtà che i dati ISTAT hanno l’ingrato compito di ricordarci) solo in virtù del fatto che anche i baluardi di difesa della vita saranno inesorabilmente caduti. E, anche nella triste eventualità, combatteremo perché non prevalga un deleterio spirito di emulazione.

Fabio Fuiano

 

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