Il prezzo dell’innocenza

Oggi nel calendario cattolico cade la ricorrenza dei Santi Innocenti, cioè la memoria di tutti quei bambini che furono uccisi per ordine di re Erode al fine di poter eliminare Gesù, annunciato allo stesso re dai Magi. Gli stessi sono commemorati come primi testimoni inconsapevoli ma puri del Dio fattosi bambino e che ora godono della Sua gloria eterna.
È vero che noi Universitari per la Vita non abbiamo riferimenti confessionali, ma come potremmo non guardare a questa memoria restando indifferenti? Oggi viviamo in un’epoca in cui il decreto erodiano è perpetuo e chiunque, come Erode, considera “scomodo” un bambino nel grembo, può ucciderlo perché usurpa il suo reame, la sua vita ben organizzata.

Vorrei proporre un esempio letterario calzante: a cavallo tra Le Due Torri e Il Ritorno del Re, Sam si ritrova improvvisamente in possesso dell’Anello e ne sente tutto il peso perché entra nel territorio di Mordor. Tentato da Esso, lui vi rinunzia, rinunciando alla possibilità di servirsi del Potere per salvare Frodo. Una rinuncia che per le menti più razionali è non solo stupida, ma imprudente. Sam assaggerà sul Monte Fato il prezzo della sua rinuncia: lui solo, davanti a Padron Frodo che si arroga l’Anello e a Gollum che lotta contro di lui. Egli scelse di rischiare di vedere la perdizione del suo amico, cioè il crollo di tutta la sua vita e della sua devozione. Sappiamo però tutti come andò sulla Torre e sul Monte Fato: una lotta tra le due razze di Orchetti permette a Sam di salvare Frodo e, più avanti, il Potere, ribellandosi nell’essersi trovato nuovamente nelle mani di Gollum decide di farlo cadere, ma cadendo Egli stesso nel magma in cui fu forgiato. Dice infatti in un passo re Theoden: “a volte il male si ritorce contro se stesso”.

Come premio per quella rinuncia avrà rinnovata l’amicizia con un vincolo che nessuna opera letteraria ha saputo descrivere, il ritorno a casa, sposare Rosie e, dopo anni di serenità e abbondanza, poter rincontrare al di là del mare quel Frodo per cui rischiò tutto, rinunciando al Potere che tutto avrebbe potuto dargli “qui ed ora”.

Ebbene: cosa c’entra l’encomiabile Samwise con i Santi Innocenti morti inconsapevolmente per Gesù e con tutti gli innocenti uccisi ingiustamente nel grembo materno?

C’entra nella misura in cui lui, al contrario di Erode, decise di correre il rischio di un imprevisto che avrebbe potuto distruggere non solo i “perfetti” piani della sua vita, ma se stesso.

I Santi Innocenti, con il loro sangue e Sam con le sue scelte che rivelano in lui l’innocenza e la purezza d’animo, ci insegnano oggi che ogni vita è un imprevisto che scomoda, ma anche che dando 1 si riceve 100 e questo non è solo un modo di dire.

Lasciate che la vita corra ed essa prenderà vie impensabili ricolmando tutti coloro che l’accolgono di beni insperati e imprevisti tanto quanto la vita accolta. In fondo, la rinuncia alle certezze per un bene più grande è accogliere beni più grandi di quelli a cui si è rinunciato. Basta saper alzare lo sguardo e andare oltre l’”io”, verso il “tu”, anzi, verso il “noi”. E non c’è nulla di più doloroso per una persona, tanto più per una donna, di rinunciare alla relazione, al “tu” e al “noi”. La ricorrenza di oggi vuole ricordare loro che non possono ne’ devono decidere di rinunciare al bambino, ma accettare tutti i cambiamenti che la piccola vita, così fragile e così potente, porterà in loro ed in coloro che le staranno accanto, anzi, che le accompagneranno insieme ai loro bambini.

Francesco Chilla

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