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“Ai bambini mai nati”

«Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Mi si è fermato il cuore»

Con queste parole si apre il drammatico libro di Oriana Fallaci “Lettera a un bambino mai nato”, dove la celebre giornalista si interroga sulle conseguenze che un aborto può avere sulla donna, affrontando diversi argomenti, quali la questione della responsabilità, della libertà e della coscienza.

La necessità di parlare di questo tema così delicato e allo stesso tempo così importante va spesso oltre le pagine di un libro, dando vita a iniziative che mirano a smuovere le coscienze sull’argomento.

Un esempio sono le statue allestite a Riga (Lettonia) nel 2012, in occasione di una campagna intitolata “Per la vita”. L’installazione, nelle vicinanze del celebre Hotel Roma, consisteva in 27 statue a forma di neonato, realizzate dall’artista Eva Riekstina.

Perché 27? Perché è il numero, in media, di bambini abortiti ogni giorno in Lettonia.

Inoltre, accanto a ogni statua, era posta una targa con una breve didascalia in tre lingue (russo, inglese e lettone), dove era riportato un ipotetico motivo che avrebbe potuto spingere una madre ad abortire: si poteva leggere, ad esempio, la storia di una mamma che in realtà voleva tenere il figlio, ma che a causa delle pressioni dei suoi amici era stata convinta ad ammazzarlo; oppure di una donna incinta che, rimasta vedova e con un figlio a carico, aveva abortito per paura di non riuscire a far crescere dignitosamente entrambi i bambini. Nel corso dell’intera esposizione, che ebbe luogo dal 10 settembre al 14 ottobre di quell’anno, furono in molti a lasciare fiori accanto alle statue. Gli attivisti pro-life commentarono in questo modo l’allestimento: “Ogni bambino ha il diritto di nascere e vivere […] Tutte le migliori menti del mondo, scienziati, scrittori, artisti e musicisti sono stati una volta dei bambini, con la lunghezza di un pollice nel grembo materno.” Aggiunsero poi che, per ogni genitore, i bambini “possono apparire un’altra sfida nella vita, ma poi saranno il loro orgoglio e la loro gioia” e anche i tanti bambini con disabilità, spesso oggetto di aborti, possono invece scuotere il mondo “con le loro competenze e talenti nel campo della scienza, dell’arte e della musica.” 

Oltre alle statue di Riga, sono molti i lavori in giro per il mondo dedicati ai bambini non nati.
Fra i più interessanti spicca un gruppo scultoreo realizzato dallo slovacco Martin Hudáček: intitolata “The child who was never born” (“Il bambino mai nato”), quest’opera rappresenta una madre in lacrime, inginocchiata e sofferente per il gesto compiuto, a cui di fronte sta la figlioletta che, dolcemente, le si avvicina e le accarezza i capelli.

Il messaggio qui è di speranza: nonostante la brutalità dell’aborto, tramite l’amore e la misericordia di Dio è possibile sperimentare una rinnovata speranza e una guarigione interiore, preludio di una nuova vita.

Gabriele Petouchoff

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