Colpo di scena in Francia sull’eutanasia: un’occasione per i pro-life

È notizia recente che il Senato francese, con 181 voti contrari e 122 favorevoli, ha respinto un testo di legge su eutanasia e suicidio assistito che era stato approvato all’Assemblea nazionale a maggio 2025. La norma mirava ad introdurre una “morte assistita” per i maggiorenni con patologie a prognosi infausta a breve o medio termine, tramite somministrazione di una sostanza letale. Attualmente, in Francia resta in vigore la sola legge Claeys-Leonetti del 2016, che consente unicamente l’eutanasia passiva mediante sedazione profonda e continua per pazienti in imminente pericolo di vita, escludendo ogni intervento attivo.
Sostenuta apertamente dal presidente Emmanuel Macron, la nuova normativa non è riuscita tuttavia a soddisfare né gli oppositori né i fautori dell’eutanasia. Questi ultimi hanno duramente criticato un emendamento all’articolo 4, ritenuto tale da svuotare di contenuto l’intero impianto della legge. Il testo tornerà ora all’Assemblea nazionale per proseguire il suo iter parlamentare ma il colpo di scena è destinato ad infliggere un bel vulnus nell’opinione pubblica francese che i pro-life non devono lasciarsi sfuggire: sembrava tutto deciso, stabilito, pronto per far cadere l’ultimo paletto in difesa della vita umana, ma nemmeno l’immenso apparato mediatico è stato in grado di creare quella coesione necessaria all’obiettivo. Guardando questa situazione, sembrano avverarsi le celebri parole di Nostro Signore: «Se un regno è diviso in sé stesso, il regno non può durare. E se una casa è divisa in sé stessa, la casa non può star in piedi. Se quindi Satana insorge contro sé stesso ed è diviso, non può reggere, ma deve finire» (Mc., 3, 24-26). Per questo motivo è necessario, ora più che mai, che il mondo pro-life non si frammenti e combatta unito contro l’ideologia eutanasica, facendo emergere le incoerenze di una posizione che non può resistere ad un vaglio razionale: vinceranno se sapranno sollecitare le corde dell’intelletto più che quelle dell’emotività.
Urge perciò una vera formazione, in grado di dare solidità agli argomenti pro-life e di diffondere buone idee. Il saggio psicologico di Padre Antonino Eymieu S.J. (1861-1933) intitolato Il Governo di sé stesso (Edizioni Radio Spada, Cermenate, 2021), illustra con grande dovizia il modo in cui le idee influenzano gli atti, come essi determinino i sentimenti e come questi, a loro volta, servano a rafforzare le idee. Padre Eymieu deduce tre principi psicologici e ne deriva un piano pratico di lavoro secondo cui «per agevolare queste o quelle azioni, la volontà non deve fare altro che alimentare le idee corrispondenti (1° principio); per creare, rafforzare o distruggere un sentimento, non deve fare altro che comportarsi come se lo scopo fosse già raggiunto (2° principio); e per operare col massimo vigore alle due estremità della catena psicologica, per assicurarsi il predominio di alcune idee e contemporaneamente la molteplicità e l’intensità delle azioni, occorre riscaldare il sentimento fino a trasformarlo in passione (3° principio)» (pp. 217-218).
Il fine psicologo sottolinea come l’idea trae con sé l’atto quanto più si incarna: «poiché l’appetito fatale corrisponde alla sensazione – alla conoscenza sensibile – qui è la misura della forza con cui esso provoca all’atto e quindi l’idea sarà efficace nella misura esatta in cui si mescola con elementi sensibili. In altri termini, più un’idea tende a divenir sensibile, o – mi si permetta il vocabolo – ad incarnarsi, […], più tende a discendere attraverso i ricordi e i fantasmi, nella carne, nell’organo, attraverso la sensazione, o l’emozione o un principio d’azione […]». Inversamente, prosegue Eymieu, «quanto più una sensazione si riveste di intellettualità, quanto più essa risale attraverso i fantasmi verso le astrazioni, tanto più stimola la libertà, perde di efficacia sull’organismo, la sua efficacia, o almeno la sua fatalità, si attenuano» (p. 79).
Inoltre, più l’idea «sarà ricca di elementi psicologici – pensieri, ragionamenti, immagini, sensazioni, sentimenti, emozioni, abitudini ecc. – più sarà forte a causa della massa; e più sarà complessa – associata con l’energia di molteplici facoltà, con elementi dissociabili – più sarà salda, difficile a spezzarsi, come un tessuto risultante da numerosissimi fili intrecciati» (p. 80).
Dunque, la forza dell’idea per stimolare l’atto dipende tanto dal grado in cui s’incarna, quanto dalla ricchezza e complessità dei suoi elementi. Padre Eymieu la paragona ad un fiocco di neve, il quale «dorme inerte sotto il candore delle vette, inerte, imponderabile quasi […]. Ma se si stacca e rotola; se ne può trascinare altri con sé, a poco a poco precipita e, avvicinandosi alla valle, traendo con sé altri fiocchi, poi blocchi di ghiaccio, alberi, rocce, diviene la valanga che spezza ogni ostacolo, correndo al suo destino. Così l’idea sul vertice dello spirito può agevolmente restar dormiente e inerte lassù sotto la luce fredda delle cime; ma se la lasciate discendere diviene valanga e più si avvicina al basso, più si è ingrossata nella discesa, più si fa irresistibile» (pp. 82-83).
Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui il “dominio delle idee” è appannaggio dei mass-media, dei grandi movimenti d’opinione che hanno il potere di influenzare chiunque abbia un semplice smartphone. Essi ben conoscono i principi delineati da Eymieu e li utilizzano per far incarnare idee erronee nelle anime, con lo scopo di danneggiarle. Si pensi, a titolo d’esempio, a come si cerchi di persuadere le persone della bontà di eutanasia e suicidio assistito prospettando, nella malattia, indicibili sofferenze corporali che stimolano con notevole intensità l’immaginazione collettiva, oggi più che mai refrattaria al dolore. In tal modo, gli uomini sono come sospinti fatalmente (senza cioè riflettere) tra le braccia della “dolce morte”.
Ma se i principi delineati valgono per le idee cattive, possono valere anche per le buone! Infatti, le idee diffuse dai media, pur essendo le più ascoltate e in grado di incarnarsi nei costumi dei popoli, tanto da spingerli al suicidio senza avvedersene, non hanno una corrispondenza nella realtà. Solo la verità è in grado di far risuonare davvero le più intime corde dell’essere umano e di fargli concepire le imprese più grandi: questa è la forza che i pro-life, seppur minoritari e con una voce flebile rispetto al caos del mondo, non devono sottovalutare.
Per quale motivo eutanasia e suicidio assistito non hanno trovato spazio nei costumi, e tantomeno nelle leggi, dell’Europa durante l’apogeo della cristianità? Perché l’idea cristiana permeava ogni cosa e, in quel tempo, affermava papa Leone XIII nell’Enciclica Immortale Dei, «la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare». Se un’epoca simile è esistita dopo la barbarie pagana, nulla vieta che possa rinascere, ancor più gloriosa, dopo le rovine del neopaganesimo. Non si tratta di utopia, ma di una speranza ragionevole, fondata sulla certezza che Dio non abbandona chi combatte per il bene.
Fonte: CR



