L’arcivescovo Naumann parla della maternità, del diritto alla vita e del potere della nostra testimonianza individuale.

Riportiamo la traduzione dell’intervista all’arcivescovo Naumann pubblicata sul National Catholic Register il 14/05/2023 (Festa della Mamma). Le enfasi sono aggiunte.
Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha legalizzato l’aborto su richiesta nella sua decisione Roe v. Wade del 1973, Joseph Naumann era un seminarista. L’anno scorso, quando la corte ha ribaltato la suddetta Roe con la decisione Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, era l’arcivescovo di Kansas City, Kansas ed ex presidente del Comitato per le attività a favore della vita della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti. L’arcivescovo Joseph Naumann ha rilasciato questa intervista parlando della sentenza, del futuro del movimento pro-life e dell’importanza vitale di madri e padri, qualcosa che deve essere celebrato ogni giorno dell’anno, non solo in occasione della Festa della mamma e del papà.
In che modo l’educazione ricevuta ha influenzato l’approccio ai problemi riguardanti la vita?
Mia madre è stata l’insegnante di fede più influente. Ha vissuto fino a 97 anni. Ha avuto una vita lunga, per molti versi una bella vita, ma non una vita facile. Sono davvero grato di essere cresciuto con il suo esempio e la sua testimonianza. Lo scorso Natale ho ricevuto una cartolina da un uomo che è cresciuto nel mio stesso quartiere di South St. Louis. Frequentava la mia stessa scuola parrocchiale dove insegnava mia madre. All’interno della cartolina c’era un biglietto che lei gli aveva dato all’asilo. È stato solo un promemoria per me dell’impatto che ha avuto la sua vita.
Gesù non promette cose facili, ma che se lo seguiamo, sarà con noi e non saremo mai soli; avremo motivo di pace e di gioia.
Penso che mia madre abbia vissuto quella testimonianza. Aveva un’amicizia con Gesù; aveva una grande devozione per Maria. Quelle relazioni con la Beata Madre e con Nostro Signore, possono dare scopo, significato, risorse per la pace e la gioia nei nostri affetti. Spero che la mia vita di sacerdote e di vescovo abbia in qualche modo aiutato a comunicare ciò che lei mi ha insegnato con l’esempio stesso della sua vita.
È quel periodo dell’anno: questo mese celebriamo la Festa della Mamma e il mese prossimo celebriamo la Festa del Papà. Cosa vorrebbe dire ai genitori che leggono questo?
Li ringrazio per la loro vocazione. Non c’è niente di più importante nella nostra società della famiglia e della genitorialità. Penso che il matrimonio ne sia il fondamento, ma molti stanno crescendo là fuori in famiglie con un solo genitore, come ho fatto io [l’arcivescovo è nato dopo l’omicidio di suo padre – mettendo sua madre nella difficile posizione di crescere lui e il suo fratello maggiore da sola]. Penso che i nostri genitori single siano veri testimoni di un amore eroico. Continuano a dare la vita per il bene della loro famiglia, i bambini.
È triste che la maternità sia stata denigrata dalla nostra società e in qualche modo disprezzata; la maternità e la paternità sono molto importanti. Sono ciò che permette all’umanità di andare avanti, ed è qui che si formano meglio le prossime generazioni: in case amorevoli e famiglie amorevoli. Rendo omaggio a tutti i genitori che danno la vita per i propri figli.
Qual è stata la sua reazione quando ha saputo che la Corte Suprema aveva rovesciato la Roe v. Wade?
È difficile descrivere l’emozione. Sospettavo che ci fosse una ragionevole probabilità che la Corte lo facesse, ma c’erano già state altre occasioni in cui pensavamo che fosse davvero vicina al risultato e invece non c’era riuscita.
Sono rimasto sorpreso ed ero felice: era qualcosa che sognavamo e per cui lavoravamo da decenni. C’è stata molta euforia, ma anche preoccupazione: abbiamo ottenuto quello che speravamo, restituendo la decisione sull’aborto legale ai singoli Stati, ma ora abbiamo la battaglia in ogni Stato. Siamo pronti?
Il movimento per la vita ha festeggiato la decisione, ma non è la fine dell’aborto nel nostro Paese – non ancora – bensì l’inizio di una nuova fase del movimento.
Penso che la recente decisione permetta di rilevare come, sebbene si sia fatto molto per un’educazione pro-life delle nuove generazioni, la legislazione abortista, in vigore da 50 anni, abbia prodotto un effetto molto triste: un gran numero di americani, infatti, ritiene di non poter sopravvivere senza la possibilità di uccidere i propri stessi figli. Ecco a cosa ci si è ridotti. Questo sarebbe il diritto primordiale della nostra cultura attuale: poter togliere la vita ai propri figli.
Cosa possono dire o fare le persone pro-vita per aiutare gli altri a comprendere la verità sulla santità della vita umana?
Abbiamo 50 anni di prove in merito alla falsità delle promesse del 1973: dichiaravano che l’aborto avrebbe risolto una moltitudine di problemi, ma non ha risolto nulla.
Alcune persone saranno conquistate dagli argomenti e dai fatti, ma la più grande testimonianza deve essere quella delle nostre stesse vite, che spingano gli altri a chiedersi dove sia possibile trovare il senso delle cose e una gioia duratura. Non si tratta necessariamente di fare la cosa più facile o piacevole; ma piuttosto la risposta è nell’amore fedele, impegnato, nel seguire la via di Gesù, con disponibilità a sacrificarsi per il bene degli altri. È l’amore impegnato che è davvero essenziale.
Abbiamo così tanti dei nostri figli che crescono in case senza il loro padre biologico: è un disastro culturale, ma non siamo stati disposti ad affrontarlo. La testimonianza di matrimoni gioiosi e famiglie gioiose, e giovani che si sforzano di avere rapporti virtuosi – qui stanno la testimonianza e l’esempio che possono convincere le persone ancor più dei fatti e degli argomenti.
Penso che dobbiamo solo essere testimoni di gioia e speranza all’interno della cultura attuale. I matrimoni e le famiglie forti hanno una componente evangelizzatrice.
Ci sono molte persone che credono nella santità della vita umana ma esitano ad agire. Che suggerimenti ha per queste persone?
Penso che ognuno di noi debba pregare per questo e chiedere: “Signore, cosa vuoi che io faccia per aiutare a costruire questa cultura della vita? … Come mi chiami a non far parte della cultura dello scarto?”
Sono felice che uno dei modi in cui la conferenza episcopale abbia abbracciato questa causa è Walking With Moms in Need, sostenendo con amore coloro che si trovano ad affrontare gravidanze inaspettate. È triste vedere il modo in cui tali centri di sostegno sono stati rappresentati dall’opposizione, ma penso che siano davvero l’antidoto al veleno mortifero della cultura attuale in modi molteplici. I frutti del loro impegno sono evidenti.
Ad esempio, è una menzogna che i pro-life si interessino del bambino solo fino alla nascita e non dopo: posso testimoniare che questi centri di cui sono a conoscenza camminano a fianco delle donne per anni dopo la nascita del bambino. L’obiettivo è che la madre e il bambino prosperino, che la famiglia prosperi. La politica può creare molte divisioni, ma penso che ci sia qualcosa di cui chiunque può ammettere la bontà: aiutare le donne con gravidanze difficili ad accogliere la vita che portano in grembo e mettere in atto le giuste strategie affinché madre e figlio possano vivere al meglio insieme.
È un lavoro davvero importante e grande.
È facile scoraggiarsi, ma ricordo la risposta di Madre Teresa alla domanda “Come ha iniziato a servire milioni di persone?”: “Ho iniziato con una persona; mi sono presa cura di lei”.
La cultura si plasma a partire dalle decisioni individuali delle persone.
Penso che possiamo ingenerare un cambiamento nella nostra cultura e nella nostra società, a partire dai singoli. I nostri avversari hanno fatto proprio questo, con bugie e disinformazione.
Penso che dobbiamo continuare a comunicare la verità e farlo sempre con amore. Questa è la migliore risposta al problema che ci troviamo ad affrontare.
Traduzione e adattamento a cura di
Marco Pirlo



