Pronatalismo: tecnologia a servizio dell’eugenetica

Negli ultimi tempi si sta parlando del movimento pronatalista USA, che include personalità ben note come Elon Musk ed altri manager della Silicon Valley. Esistono diverse tipologie di pronatalismo. Lo spiega bene la Heritage Foundation: «Quando si considerano i diversi tipi di pronatalismo ci si basa tipicamente su una distinzione tra “pro-famiglia” e “pronatalisti”. Coloro che sono a favore della famiglia riconoscono il ruolo essenziale della formazione della famiglia, a partire dal matrimonio uomo-donna. Al contrario, coloro che promuovono un pronatalismo “che produca più bambini” tendono a incoraggiare la nascita di bambini separandola dal suo ruolo naturale all’interno della famiglia. I pronatalisti della Silicon Valley, tuttavia, hanno un obiettivo distinto che supera entrambe le categorie. Molte di queste élite della Silicon Valley si ritrovano nella classe emergente dei progressisti di destra che considerano la tecnologia come la soluzione naturale e il mezzo per la nascita di un figlio. Tendono a promuovere, nella pratica se non nel linguaggio, un pronatalismo selettivo: più bambini di un certo tipo. In questo caso l’obiettivo non è necessariamente quello di salvare l’America dal declino demografico, ma di garantire che i loro futuri figli siano i più sani, i più intelligenti e dal miglior potenziale che possa esistere».
Simone e Malcom Collins, intervistati anche dalla RAI, sono tra le figure di spicco di questo movimento. Si autodefiniscono “eugenisti hipster” e hanno un piano ben preciso, generare più figli possibile. L’approccio prevede che Simone inizi un ciclo di fecondazione artificiale, dopo la nascita del bambino riposi per nove mesi, e poi cominci un altro ciclo. La fecondazione artificiale non è scelta per questioni di infertilità, ma proprio perché permette loro di effettuare un test preimpianto sull’embrione, in base al quale gli viene attribuito un punteggio su base genetica, che – a loro dire – terrebbe conto anche del quoziente intellettivo del futuro nascituro, oltre che di alcune caratteristiche legate alla sua (ipotetica) salute, che vanno dalla predisposizione a tumori e/o Alzheimer, fino allo sviluppo di disturbi mentali e/o della personalità.
La generazione dei figli non avviene per un atto di donazione, di amore, ma è un calcolo freddo e meramente funzionale. Anche i nomi scelti riflettono una visione “industriale” della genitorialità: basti pensare che l’ultima figlia dei Collins si chiama Industry Americus (per non parlare di alcuni dei 14 figli generati da Musk, rinominati rispettivamente X Æ A-XII, Techno Mechanicus e Exa Dark Sideræl).
Al di là dell’eccentricità dei nomi, l’obiettivo del pronatalismo è stato ben sintetizzato dagli stessi Collins in un’intervista rilasciata al Guardian: «Produzione del massimo numero di eredi, non per ereditare beni, ma geni, prospettive e visione del mondo». È chiaro l’intento di generare figli “di qualità superiore”, scartando quelli ritenuti non adatti. Eugenetica pura, alimentata dalla tecnologia. I Collins hanno anche fondato Pronatalist, che promuove la visione pronatalista a 360 gradi e non sono certamente gli unici investitori.
Solo nel 2022, sono stati investiti 800 milioni nelle startup della Silicon Valley legate alla fertilità. L’obiettivo è chiaro: la creazione di bambini geneticamente superiori, selezionati in base alla loro salute, la loro potenziale creatività ed altre caratteristiche.
Gran parte della ricerca su questo fronte tende a rientrare in tre categorie: l’ottimizzazione embrionale, le tecnologie che sostituiscono la necessità di gameti o uteri umani e l’uso dell’intelligenza artificiale nell’analisi e nella selezione della vita umana. Per quanto riguarda l’ottimizzazione embrionale, uno dei progetti più avanzati è Orchid, un servizio di fertilità che consente alle coppie di effettuare lo screening di oltre 1.200 malattie monogeniche, consentendo alle coppie di sequenziare oltre il 99% del genoma di un embrione. Invece di limitarsi a verificare la presenza di disturbi legati a un singolo gene, come la sindrome di Down, i test poligenici consentono di individuare condizioni che coinvolgono più geni. Sequenziando un intero genoma Orchid offre ai genitori un punteggio di rischio poligenico che, tramite una app, consente ai genitori di vedere i potenziali esiti e le predisposizioni genetiche di ogni embrione. Molte di queste potenziali malattie includono condizioni non pericolose per la vita come il diabete, l’obesità o la perdita dell’udito. Vengono inoltre esaminati potenziali disturbi dello sviluppo neurologico e condizioni psichiatriche come la schizofrenia. Noor Siddiqui, la fondatrice di Orchid, ha raccontato come è nata l’ispirazione per il lancio dell’operazione di analisi genetica avanzata: quando Siddiqui era al liceo, ha visto una rara malattia degenerativa della retina distruggere lentamente la vista di sua madre. Questa condizione, pur non essendo pericolosa per la vita, ha alterato la vita di Noor e ha lasciato un impatto duraturo su di lei. La sua soluzione? La creazione di una tecnologia poligenica avanzata che consente ai genitori di eliminare gli embrioni che potrebbero sviluppare condizioni simili o peggiori. Se tale tecnologia fosse stata a disposizione dei nonni di Siddiqui, è probabile che né lei né la madre sarebbero nate.
Oltre all’aspetto puramente tecnologico, ci sono anche alcuni risvolti culturali da considerare. Innanzitutto, va sottolineato come sia il movimento pronatalista che quello abortista condividano la stessa impostazione che separa la procreazione dall’unione sponsale: la supremazia della volontà umana rispetto alla natura e al corpo umano. Esso diventa un oggetto manipolabile a piacimento, addirittura eliminabile se non rispetta determinati criteri. L’impatto culturale non è trascurabile, come riportato nel report della Heritage Foundation: «Mentre il 54% degli intervistati dalla American Medical Association nel 2024 ha dichiarato di essere “molto o estremamente preoccupato” per il potenziale di pratiche eugenetiche nella selezione degli embrioni, una percentuale crescente (intorno al 40%) di americani afferma che sarebbe favorevole all’utilizzo di tale tecnologia per selezionare le attitudini intellettuali».
Come giù avvenuto per aborto ed eutanasia, queste pratiche stanno lentamente cominciando a normalizzarsi nella società, al momento a livello culturale, e progressivamente in maniera sempre più concreta. Inoltre, in nome di una vita più sana per i loro figli, questa visione del mondo tecnologico ha fatto sì che molti nella Silicon Valley considerino la persona umana come materiale grezzo la cui composizione genetica ne predetermina valori, convinzioni, capacità e identità. L’educazione gioca un ruolo secondario, o non importante, nello sviluppo di ogni bambino. Queste conclusioni consentono ai genitori di liberarsi dalla responsabilità personale di seguire l’educazione e la crescita dei propri figli. Musk in questo senso è un esempio eclatante: secondo un articolo del Guardian, le madri di alcuni dei figli di Musk si lamentano (per usare un eufemismo) della scarsa attenzione del fondatore di Tesla nei confronti dei figli.
Le élite della Silicon Valley – e tutti coloro che sono inevitabilmente influenzati dal loro stile di vita e dalla tecnologia – incoraggiano le persone a considerare i figli come un bene di lusso o da adattare al proprio stile di vita. In un’epoca materialista, in cui gli intervistati negli Stati Uniti citano il desiderio di indipendenza personale o il tempo libero come motivo principale per ritardare o rinunciare alla maternità, questa visione materialistica della nascita di un figlio potrebbe peggiorare, piuttosto che risolvere, la crisi demografica. La soluzione alla crisi demografica non è il pronatalismo della Silicon Valley, ma occorre ripartire da famiglie stabili, salde, dove ogni vita viene accolta come un dono, frutto dell’amore dei genitori, e non di un mero calcolo. Citando Kody W. Cooper: «Se vogliamo prevenire e ridurre le sofferenze correlate all’infertilità e del declino demografico, torniamo ai cari vecchi metodi collaudati e promuoviamo una cultura favorevole al matrimonio come infrastruttura in cui il pronatalismo fiorisce naturalmente: sposatevi, rimanete fedeli, siate aperti alla vita e ai figli con cui Dio vorrà benedire la vostra unione, compresi i Suoi figli che necessitano di un affido o di un’adozione».
Marco Pirlo



