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Gli errori contro la vita umana? Frutto di una cattiva filosofia

Cari amici, condividiamo con voi un’intervista che abbiamo fatto al professor Corrado Gnerre, direttore del Cammino dei Tre Sentieri (qui il sito, qui il canale youtube), una realtà dedicata all’approfondimento e all’apologetica della Fede. Gli abbiamo posto delle domande sul ruolo della filosofia nella nostra battaglia, per chiarire bene qual è il rapporto tra una cattiva filosofia e gli errori contro la vita.

Oggi si assiste a concezioni morali che legittimano atti intrinsecamente malvagi come l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione artificiale ecc. Si può dire che, essendovi un profondo legame tra filosofia e morale, da una errata concezione morale deriva una errata concezione filosofica?

Certamente. Il cardinale Giuseppe Siri (1906-1989) diceva che dietro ogni cattiva teologia vi è sempre una cattiva filosofia. Ciò vale anche per la teologia morale. Avere una filosofia che eventualmente disconoscesse i fondamenti metafisici del vero e dei valori, avere un’antropologia filosofica in cui l’uomo fosse ridotto alle sue singole situazioni esistenziali, invece che alla sua immutabile essenza, giocoforza causerebbe giudizi molto diversi sul piano del giudizio morale. L’esempio più facile da farsi è questo: se l’uomo muta da contesto temporale a contesto temporale e quindi anche da situazione personale a situazione personale, allora non si può usare lo stesso giudizio morale in merito ad alcuni atti; se invece l’uomo, malgrado sia collocato nel tempo e nell’esistenza, ha comunque una natura stabile, allora sono fondati e ineliminabili i cosiddetti “assoluti morali”: il male rimane male e il bene rimane bene.

Secondo lei, ribadire la scientificità della filosofia potrebbe aiutare nel combattere gli errori morali del nostro tempo?

Va fatta una necessaria precisazione. Se per “scientificità della filosofia” si dovesse intendere una deriva positivistica della filosofia, nel senso che l’indagine filosofica sarebbe da ridurre al dato esclusivamente empirico, allora è evidente che tale “scientificità della filosofia” non solo non sarebbe auspicabile, ma addirittura causerebbe gravi errori sul piano morale. Se invece per “scientificità della filosofia” intendiamo che la filosofia ha uno statuto ben preciso e delle regole logiche ben precise, allora, concependo la filosofia in maniera diversa, la filosofia stessa non solo potrebbe avallare ma anche giustificare qualsiasi deriva morale.

È necessario indagare le radici profonde delle idee erronee che combattiamo. Secondo lei quali sono le radici filosofiche di tali errori? Si possono identificare degli esponenti che si sono contraddistinti come precursori del pensiero filosofico contemporaneo?

Riguardo i filosofi che abbiano potuto causare certi errori, l’elenco sarebbe molto lungo e occorrerebbe un’analisi molto accurata. Possiamo invece facilmente individuare le correnti che hanno dato un contributo in tal senso. Prima di tutto, la svolta cartesiana che ha fatto sì che non fosse più la realtà a garantire l’esistenza del pensiero, bensì il contrario (cogito ergo sum), avviando pertanto il processo razionalista. Da qui il trascendentalismo kantiano che di fatto ha “ucciso” la metafisica (cioè il riconoscimento e lo studio dell’essere in quanto essere), affermando che si può conoscere solo la realtà così come appare ad ognuno di noi e non quella vera. Successivamente un contributo in tal senso lo dà anche l’idealismo storicista, il quale, affermando che la verità s’identifica con il divenire storico, rende la verità stessa in continua mutazione. Per arrivare all’esistenzialismo che afferma che è oggetto di indagine filosofica solo la singolarità della situazione esistenziale (da qui il termine “esistenzialismo”) e non l’essenza universale dell’essere uomo. Tutto questo processo ha fatto sì che si smarrisse la prospettiva del riconoscimento di un patrimonio valoriale a cui l’indagine filosofica debba sottomettersi. Se la filosofia non è più conoscenza del vero, finisce con l’essere produttrice anarchica del vero. E questo causa, moralmente parlando, la legittimazione di tutto e del contrario di tutto.

Le argomentazioni che possiamo addurre a sostegno della tesi pro-life si fondano necessariamente sui principi della logica (non contraddizione e causalità). Nel panorama filosofico quali sono state le filosofie più pervicaci nella negazione di questi principi?

Manualisticamente, si dovrebbe dire che la filosofia che più ha avversato la logica classica è l’hegelismo che ha di fatto sostituito il principio di non-contraddizione con quello di contraddizione. Ma sarebbe una risposta insufficiente. In realtà gran parte della filosofia moderna e tutta quella postmoderna è alternativa alla logica classica. Basterebbe solo pensare al famoso assunto nietzschiano secondo cui non esisterebbero i fatti ma solo le interpretazioni di essi.

Sembrerebbe esservi una apparente incompatibilità tra la necessità di argomentazioni logiche e l’impossibilità dell’uomo moderno di recepirle. Secondo lei come ci si può confrontare con persone impregnate di quella cultura post-moderna figlia delle filosofie che ci ha descritto?

È difficile rispondere a questa domanda. Se ci si trova dinanzi a persone che pretendono giustificare filosoficamente certi errori, si dovrebbe far capire loro quanto certe filosofie moderne e contemporanee siano piene di contraddizioni e che, messe in pratica, porterebbero non ad una realizzazione dell’uomo, bensì ad una vera e propria sua autodistruzione. Ma penso che questa tipologia di persone sia abbastanza rara. Piuttosto è facile incontrare persone che ritengano che certi errori non siano di fatto errori, senza porsi il problema filosofico. Qui bisogna saper equilibrare la parola con la preghiera. La parola, cioè far capire, con molta pazienza, le contraddizioni che l’errore ha in sé (non c’è errore che può essere logico); la preghiera, per far sì che la mente dell’interlocutore si apra alla bellezza della Verità.

Intervista di Fabio Fuiano

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